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giovedì 3 ottobre 2013

Holograms - Forever




"In Svezia sono di nuovo gli anni ottanta. E per gli amanti di sonorità post-punk/synth pop questo sarà un disco da ascoltare e amare." 
Per leggere la mia recensione per Kalporz nella sua interezza qui


martedì 30 luglio 2013

Intervista a Federico Fiumani


Dopo la retrospettiva su "Siberia" ho avuto il piacere di incontrare Federico Fiumani e scambiarci quattro chiacchiere : qui la mia intervista per Roarmagazine.

sabato 27 ottobre 2012

Crime & City Solution are back !

Dall'oblio degli anni ottanta riemergono i Crime & City solution. A sorpresa, Simon Bonney, mente della band, riporta alla luce il progetto per un tour, ma non solo, sembra intenzionato a dare alle stampe, dopo una ventina d'anni d'assenza dalle sale di registrazione, un nuovo disco inedito. Una bella notizia che lascia senza parole. L'occasione per riprendersi e riprendere confidenza con le sonorità dei Crime è data dall'uscita  di una raccolta antologica sul periodo berlinese della band australiana “An Introduction to… Crime & The City Solution: A History of Crime – Berlin 1987 -1991”. Volete saperne di più? Semplice, leggete il mio articolo per Kalporz qui

mercoledì 26 settembre 2012

Fellini - O Adeus de Fellini



La Terra sembra ferma, eppur si muove. Il mondo gira intorno a noi e spesso non ce ne accorgiamo. Nuove realtà artistiche nascono, crescono e scompaiono nei posti più impensabili. La Vanguarda paulista (avanguardia di San Paolo), movimento culturale  sviluppatosi a San Paolo di Brasile tra la fine degli sessanta e i primi anni ottanta, mette in dubbio le labili certezze della cultura filo-anglosassone. La punta di diamante dell' Vanguarda paulista sono i Fellini (nome scelto come tributo al grande regista italiano).  Il bello è che i Fellini non c'entrano niente con gli altri artisti facenti parte della "Vanguarda", perché è bene dirlo subito, il denominatore comune dell' Avanguardia di San paolo non è  musicale, ma attitudinale. Gli artisti di avanguardia si distinguono per l'innata volontà di sperimentare nuove vie musicali e il rifiuto delle grandi etichette discografiche, estranee all'underground. I Fellini non partecipano a nessun programma radiofonico o televisivo, non ricercano le luci della ribalta, sono intenti a creare una propria formula musicale. Nell'album di debutto " O Adeus de Fellini" (letteralmente in italiano "Addio di Fellini "), uscito nel 1985 per la casa discografica indipendente Baratos Afins, il gruppo inizia a delineare la propria cifra stilistica.



I Fellini si mantengono a giusta distanza dai modelli anglosassoni (Gang of Four, The Fall), costruiscono una propria identità, per intenderci, non sono la solita imitazione dei Joy Division. Decidono di cantare in portoghese (ad eccezione del brano Zäune, cantato in tedesco), scelta quanto mai azzeccata, capace di far trasparire appieno la loro brasilianità. La proposta musicale dei Fellini non è una riproposizione sterile di canoni stilistici d'oltremanica, è un incrocio di mondi, all'apparenza, inconciliabili: la tradizione musicale brasiliana (bossa nova, samba) e il post-punk anglosassone.
Il bassista Thomas Pappon scrive la musica e il cantante  Volpato i testi delle canzoni. e "Nada" è il manifesto del disco, la ritmica martellante della linea di basso iniziale si incrocia con il suono dolce della chitarra acustica, è un contrasto tra chiaro e scuro, luce e buio, pesantezza e leggiadria. Lo scontro - incontro si ripropone continuamente, suoni e rumori  vari (tra cui il suono di un treno nella canzone d'apertura) si sfiorano, accarezzano a vicenda e mescolano in un crogiolo di stili molteplici: le sonorità indiane di "Shiva Shiva " (Shiva è una divinità  induista), l'espressionismo tedesco di " Zäune", il "sangre" spagnolo di " Bolero" ( titolo del brano, molto probabilmente, ispirato al Bolero, danza di origine spagnola  nata alla fine del XVIII secolo). Anche i brani di più chiara matrice anglosassone ("Rock Europeu", "Cultura", "Outro Endereço, Outra Vida"), offrono una varietà di vedute sonore, grazie all'introduzione, mai fuori luogo, di inserimenti di tromba e percussioni. "O adeus de Fellini" è l'album che avrebbero inciso gli A Certain Ratio se fossero stati brasiliani e non avessero avuto prerogative dance- punk. Fuor di metafora, senza "se " e senza "ma", l'album di debutto dei Fellini è uno dei migliori dischi, se non il migliore della new wave / post-punk  brasiliana. Merita un ascolto, poi potrete maledirmi.





sabato 28 luglio 2012

For Against - December




I For Against sono una chimera nel panorama musicale statunitense. La proposta artistica di Jeffrey Runnings (basso, chitarra, voce), Greg Hill (batteria) e Harry Dingman (chitarra) è utopica ed atemporale, sfugge all'epoca e al luogo in cui è stata creata. Negli anni ottanta, negli Stati Uniti i For Against uniscono la tradizione indie pop britannica e la cupezza post-punk delle giornate di pioggia londinesi. Viene da chiedersi se i For Against non abbiano truccato la carta d'identità e non siano davvero di Manchester. Se i Rolling stones negli anni sessanta volevano fare gli americani, i For Against vogliono fare gli inglesi. L'eventualità di scadere nel ridicolo è alle porte, rubare è facile, copiare senza farsi beccare è più difficile. La brutta copia la sa fare chiunque, la redazione della bella copia è dono di pochi. I For Against, cresciuti, a pane, Joy Division e pop britannico, hanno imparato la lezione a menadito. L'apprendimento è solo la prima fase del processo, la più democratica, il secondo passo, il più elitario, è la creazione di un'opera originale, inedita da custodire scrupolosamente come se fosse un segreto. "December" (1988), secondo album per la band di Lincoln (Nebraska), è l'apice compositivo della premiata ditta Runnings, Hill,  Dingman. L'esordio "Echelons" (1987), disco brillante, ma a tratti dispersivo, aveva svelato le carte in tavola,  "December"  le rimescola e crea una somma perfetta tra sensibilità pop e indole dark.

L'anima del disco è da ricercare nella sezione ritmica, nella perfetta intesa tra Jeffrey Runnings e Greg Hill, il basso è il direttore d'orchestra, traccia la direzione sonora da seguire, per tutta la durata di "Stranded in Greenland", "Clandestine High Holy", "Sabres", "The Effect", "The Last Laugh" le linee di basso, in primo piano, sono l'ago della bilancia, l'anello di congiunzione tra follia e razionalità. La passionalità, l'estro creativo sono nei dettagli, nella ricercatezza del profilo finale. Ne risulta un suono d'insieme lineare, privo di formalismi, manierismi e pressappochismi. Il quadro conclusivo delineato dai For Against è un scontro - incontro tra luci chiaro-oscure,  come in un quadro di Caravaggio.




giovedì 14 giugno 2012

Tuxedomoon:Thirty five years in one night



"On this day, June 14, 1977 at the Just Desserts Cafe in San Francisco, the first Tuxedomoon show was given by Blaine L. Reininger and Steven Brown. That was 35 years ago." Blaine L. Reininger

Come ci ricorda Blaine L. Reininger, circa trentacinque anni fa nacque il primo nucleo dei Tuxedomoon. Di anni ne sono passati, ne hanno fatto di strada quei due ragazzotti. San Francisco è solo l'inizio della storia, il seme della luna in frac si è sparso nel mondo, nel vecchio continente prima e  in Messico poi. Fuori dalle logiche di mercato, senza mai cedere a compromessi di alcun tipo, i Tuxedomoon, si sono mossi da battitori liberi: non hanno mai seguito le mode, semmai l'hanno create. Non si sono abbassati al mercimonio alienante delle majors, ma piuttosto hanno creduto fermamente in piccole realtà discografiche indipendenti : Ralph Records, Crammed Discs su tutte. Avulsi da ogni possibile catalogazione o etichetta, la musica dei Tuxedomoon ha volato e continua a volare leggera come una farfalla. Per il trentacinquesimo anniversario della band mi sono divertita a stilare una playlist dei miei brani preferiti. Eccola:

11.In a manner of speaking

10. Holy Wars

9. Atlantis

8. You

7. Litebulb Overkill


6. Heaven or Hell

5. Everything you want

4. 59 to 1

3. No Tears



2. What use?


1. Desire

ps. dovevano essere dieci, ma non ho resistito ed ne ho aggiunta un'altra. La scelta è' stata ardua, mi vogliate scusare per gli esclusi eccellenti.

giovedì 7 giugno 2012

Alla ricerca dell’artista perduto : Tom Diabo



Post tratto dal mio blog parallelo, "Wir sind nicht in Seattle, Dirk":


All’inizio mi ero prefissata di tracciare un determinato percorso su questo nuovo spazio web: parlare dei gruppi principali della Neue Deutsche Welle e della Komische Musik (meglio conosciuta come Kraut Rock), ma ieri per puro caso mi è capitato di ascoltare su Youtube alcune canzoni di Tom Diabo, chitarrista e compositore  tedesco dimenticato da fans (ammesso che ne abbia avuti) e detrattori. Su Internet non si trovano tracce della sua esistenza, nessuna foto, nessun sito o blog, niente di niente. Nemmeno su Discogs  si trovano informazioni, l’unica notizia  trasparita è la registrazione  di un album: Dark Star, tra il 1980 e il 1985. Naturalmente non mi sono accontenta di rimanere a bocca asciutta così, ho continuato le ricerche e sul sito del giornale “Zeit” ho trovato un articolo dedicato in minima parte a Tom Diabo, niente di particolarmente dettagliato, ma abbastanza per entrare a dovere nelle vesti di Diabo. Stando alle parole di Freddie Röckenhaus, giornalista redattore dell’articolo, “Dark star è il primo ed unico disco del chitarrista Tom Diabo (da Wuppertal ), un taccuino, i cui schizzi  non passano mai attraverso la procedura di smussatura e levigatura dello studio di registrazione. Tom Diabo muore di cancro a Febbraio. Il materiale su disco, a causa della limitatezza dell’epoca, è stato registrato su nastro a casa di Diabo, usando mini sintetizzatore, basso,chitarra e una macchina ritmica .” („Dark Star”, erste und einzige Solo Platte des Gitarristen Tom Diabo aus Wuppertal, ist ein Notizbuch, dessen Skizzen nie mehr durch die Polier- und Schleif Prozedur eines Tonstudios gehen. Tom Diabo starb im Februar an Krebs. Das Material zur Platte hatte er, ziemlich genau von der Begrenztheit seiner Zeit wissend, zu Hause auf dem Tonband eingespielt – mit Mini Synthesizer, Baß, Rhythmus Maschine und Gitarre.). Diabo si avvale di una produzione lo-fi, minimalista, si ispira al post-punk , alla dark wave e a certa minimal wave e synth-pop. L’atmosfera del disco è permeata da una certa vena malinconica,  pessimistica e rinunciataria, come se la morte fosse vicina, come se la parola fine fosse stata già pronunciata, emblematiche di questo umore nero, sono “The End of the Line” e “Dead End Street”. Il pessimismo lascia intravedere anche margini di speranza (“Love is a nice dream”), seppur tenue, e a tratti ultraterrena e trascendentale (“Heaven”). Il disco presenta alcuni momenti riusciti, canzoni come “Suspicious” che non sfigurerebbero su un disco a caso di Blank Dogs,  altri passaggi ampiamente dimenticabili, data la loro incompiutezza. “Dark Star” è un libro aperto, alcune pagine sono strappate, difficili da decifrare, altre descrivono in modo sublime la solitudine interiore di noi poveri umani.



Links :
Dark Star

sabato 19 maggio 2012

AA - Essential entertainment

La scena post-punk belga degli anni ottanta è uno scrigno magico, ogni qualvolta venga aperto, regala sempre qualche  piacevole sorpresa, magari quando meno te l'aspetti, quando pensi di aver visto tutto e non hai visto niente, realizzi che è stupido  fermarsi alla superficie delle cose, perché in fondo c'è sempre qualcosa rimasto recondito nell'ombra. L'ascolto di "Essential Entertainment" è la riscoperta di un vecchio giocattolo, quel pupazzo, con cui si era soliti giocare da piccoli,  abbandonato nell'angolo ad accumulare polvere durante l'adolescenza. Gli AA (da non confondere con gli Aa, band  experimental rock di New York),  autori dell'EP "Essential Entertainment", ci risvegliano dal quel dannato torpore, quel senso di nausea costante che pervade le nostre anime. Solo quattro canzoni e poi il nulla, una storia, con un inizio, ma senza un fine. Da questo punto di vista le parole dell'ultimo brano, "Suicide Fever" risuonano profetiche : "I don't believe in future", in italiano "Non credo nel futuro". Ma a ben vedere tutto l'EP è pervaso da una sorta di rifiuto, se non rigetto della società contemporanea stessa, illuminante è il titolo della canzone di apertura "Society stinks" (la società puzza), riflette la depressione socio-economica, frutto della disoccupazione e deindustrializzazione. A colpire nel segno non sono solo le parole, affilate come lame, ma l'atmosfera  decadente di (s)fondo, l'incedere a tratti delirante, a tratti ossessivo della batteria. Il disco fotografa un attimo nel tempo, quell'attimo in cui un gruppo di ragazzi belghi, Geert Beuls (voce), Eddy Gabriel (chitarra), Eddy Goossens (basso) e Remo Perrotti (batteria) decidono di formare un gruppo.


L'idea di mettere su una band nasce nel 1980 ad Hasselt, Beuls e soci assistono al concerto dei "The Machines", vincitori della seconda edizione del contest "Humo's Rock Rally", sponsorizzato da una rivista settimanale. Schifati  dal circo dei talent show ante litteram, danno metaforicamente uno schiaffo in faccia alla tradizione:  cominciano a suonare in uno studio di registrazione a Bilzen, i risultati della jam session vengono registrati su una cassetta a quattro tracce, mai pubblicata. 
in studio di registrazione

Due settimane dopo il gruppo a Diest registra e mixa sotto la supervisione di Frank "Sexy" Jamart (Struggler) "Essential Entertainment", primo ed e unico ep degli AA, distribuito in sole 500 copie dalla fantomatica Sexy Robot Records, casa discografica inesistente, creata ad arte dai New cultural decay per l'uscita di "Brave new world". Dopo qualche concerto la band si scioglie, nessun contrasto o dissidio interno tra i componenti, ma semplicemente la voglia di fare altro: gli AA, nati per contrastare la il tradizionalismo musicale e il music business,  decidono di dedicarsi ad altri progetti.

AA - 28 anni dopo




Links :
Myspace

giovedì 15 marzo 2012

Josef K- The Only Fun In Town


I Josef K sono da annoverare tra le band più importanti e misconosciute del panorama post-punk britannico. Stando ai fatti, potrebbero essere considerati un gruppo meteora, appaiono e scompaiono nel giro di qualche anno, tra il 1978 e il 1981. Il gruppo nasce dall'unione di Paul Haig (voce e chitarra), Ron Torrance (batteria), Malcom Ross (chitarra, tastiere) e Malcon McComack ( bassista, sostituito in seguito da David Weddell), incide cinque singoli ed un unico album "The Only Fun In Town" (1981). Una vita breve, destinata però a lasciare il segno. I Josef K, sono la sintesi perfetta tra art-punk ( Talking Heads e Television), proto-punk (Velvet Underground) e post-punk (Joy Division). Fortemente influenzati dalla scena artistica newyorkese anni settanta (da cui il primo nome della band “Tv Art”) e dai primi vagiti della scena post-punk, con una lucidità disarmante, metabolizzano i propri gusti ed influenze, elaborano una nuova, formula musicale destinata a fare strada : un ibrido tra la spensieratezza jangle pop degli Orange Juice (di cui poi farà parte Malcom Ross), l'humus cupo e penetrante del nascente post-punk e l'urgenza espressiva punk. 

Nel corso del primo ed unico disco si affiancano ritmi tirati ed abrasivi (Fun 'N' Frenzy, Revelation, Crazy to exist) a momenti più sostenuti all'insegna della migliore tradizione pop britannica (Heart of song ). Ago della bilancia tra l'illuminismo pop e l'oscurantismo kafkiano (il nome della band si ispira al protagonista de “Il Processo” di Kafka) è la versatilità vocale di Paul Haig, contorsionista a fil di rasoio sulle più variegate trame sonore :post-punk (16 Years), punk-funk (Forever Drone), pop (It's Kinda Funny). L'equilibrio si rompe quando Haig, animato da mire sempre più perfezionistiche (già manifestatesi forse con l'aborto del primo progetto discografico del gruppo “Sorry for Laughing”), intraprende la carriera solistica. Con il revival new wave dei primi anni zero i Josef K diventano un esempio di stile per gruppi come Franz Ferdinand, Futureheads, Interpol e nel 2006 l'etichetta Domino, sulla scia del rinnovato interesse nei confronti della band, pubblica la raccolta “Entomology”.







sabato 10 marzo 2012

Intervista a Silvio Ferrero (Chromagain)

Nella cupa Torino degli anni ottanta nasce una delle più interessanti realtà electro dark wave italiane : i Chromagain. Il gruppo si  forma nel 1982, la line up iniziale prevede alla voce Riccardo Acuto (sostituito per un periodo da Danilo "DANA" Barbero e poi da Davide Bassino), Luca Pastore (basso, chitarra e sintetizzatore) e Silvio Ferrero (tastiere). Gli inizi sono caratterizzati da sonorità principalmente post-punk, per poi elaborare uno stile più vicino alla synth wave inglese (New Order, Depeche Mode). Nel 1985 pubblicano  per l'etichetta Supporti Fonografici ( label su cui incidono anche i Weimar Gesang) il primo ed unico ep "Any Colour You Like", registrato ai TKS Studio insieme a Mauro Tavella  e Andrea Costa dei Monuments, altra band torinese.


Live al Blackout


L'ep contiene cinque brani di pregevole fattura, ma con un debito nei confronti della musica anglosassone. Non mancano però una forte personalità e la capacità di smarcarsi dai modelli di oltremanica e comporre piacevoli melodie pop.  Le note scivolano sulle tastiere e i sintetizzatori, avvolte come fibre tessili da un fuso. I Chromagain, partendo dalla terra d'albione, ricamano trame originali. Se fossero nati in Inghilterra un posto nell'olimpo del synth pop non gliel'avrebbe tolto nessuno.
Nel Febbraio 2011 è uscita per l'etichetta "Anna  Logue Records"  la compilation "Any colour we liked" che raccoglie il primo ep  più alcune bonus tracks , tra cui Wake Up ( una versione differente estratta dalla compilation "Danza Meccanica - Italian Synth Wave 1982-1987"), Ethnicbox ( brano presente nella compilation "Tracce" per l'etichetta Shirak),Season of Steel in chiave dub, mai rilasciata prima, una versione demo di Killing Dome.


Chromagain/ Politburo/ Loschi dezi live al Big Club


Ho il piacere di aver contattato Silvio Ferrero, tastierista della band.
Grazie Silvio per l'opportunità concessaci di farti qualche domanda.
-Cominciamo, dalla recente compilation "Any colour we liked". Come mai questa reissue? Da chi è venuta l'iniziativa?
S.F.: L'iniziativa è partita da Alessandro Adriani di Mannequin in accordo con Anna Logue records dato l'interesse crescente fra i (giovani...) collezionisti attorno al nostro unico LP, mai ristampato su CD; Anna Logue ci ha anche inseriti sulla sua compilation per i cinque anni di attività con il brano "Satisfied".
 - Mi piacerebbe avere te un breve racconto su come sono nati i Chromagain e come si è   evoluto il progetto ?
S.F. :I CG sono stati fondati da me e Luca Pastore sul finire dell'82, entrambi ascoltavamo punk e new wave ed io mi ero comprato da poco il primo synth e la prima drum-machine (la mitica 808): appena ci siamo conosciuti abbiamo cominciato a suonare assieme; all'università ho trovato il cantante con il quale abbiamo registrato i nostri primi due brani. In seguito abbiamo evoluto la nostra line-up e per un certo periodo abbiamo avuto un 2° tastierista, Maurizio Gallero. A fine '83 c'è stata la nostra prima data "importante". A cavallo tra '84 e '85 abbiamo registrato il disco e nell'86 ci siamo sciolti.
Chromagain live al Tuxedo ( foto M. Vernetti)

- Credo che da parte di noi giovani ci sia una riscoperta della New Wave Italiana. Penso ad operazioni come "Crollo nervoso" o più recentemente la compilation "La new wave italiana [minimal synth, no wave & post punk sounds from the 80's italian underground] 1980- 1988" in cui è incluso il vostro brano "Wake Up". Che ne pensi?
S.F. :La riscoperta della new wave, in questi ultimi anni, penso che sia dovuta principalmente a due fattori: uno revivalistico (sono passati più di 30 anni dall'inizio del fenomeno) per cui ora, per certe generazioni, la new wave è un fenomeno "nuovo" come lo poteva essere per noi allora; l'altro dovuto al fatto che in questi ultimi anni non c'è un fenomeno musicale particolarmente coinvolgente e universale, come possono essere stati l'hip-hop o il grunge.

Discografia completa( Discogs) qui





venerdì 9 marzo 2012

It isn't music, it's Discordo : Diagram Brothers


Tra il 1979 e il 1982 i Diagram Brotthers, gruppo art-noise post-punk mancuniano, con due 45 giri, un EP e un album, compie una rivoluzione silenziosa, approcciandosi con toni dissacranti e non convenzionali alla scrittura musicale. Fratelli di nome, ma non di fatto, se si esclude la sezione ritmica. Lawrence Diagram (chitarra), Fraser Diagram (voce e chitarra), Simon Diagram (batteria) e Jason Diagram (in seguito sostituito da Andy Diagram, basso) elaborano una concezione di musica tutta loro, chiamata “Discordo”, ben descritta dal bassista Andy Diagram :” Discordo è una musica fatta da una rigorosa formula o un complesso di regole. Tutte gli accordi di chitarra sono basati su note dissonanti, tutti i tempi di battuta si strutturano su  una semplice forma di rock o disco, le parole dei testi sono lineari e di facile comprensione”. Alla definizione fatta di Andy Diagram si aggiunge poi un manifesto della band pubblicato su una vista dell'epoca :”I Diagram Brothers avvertono che c'è qualcosa di unico nell'oggetto o nell' evento ordinario, di ogni giorno, aggiungendo le loro osservazioni cariche di ironia, arguzia e spirito di critica. I testi delle canzoni sono estremamente normali. State certi che non usiamo parole lunghe.” Nel Dicembre 1979 il gruppo registra il primo demo tape, comprendente sei canzoni, la registrazione comincia a circolare in giro a partire dal Gennaio 1980, con un ottimo riscontro che assicura alla band un posto nel John Peel Roadshow alla Università di Manchester il 2 Febbraio 1980. Sebbene il Peel Roadshow nella notte fallisca, Peel, piacevolmente impressionato dalle potenzialità dei Brothers, offre al gruppo una radio session, registrata al Maida Valle in Marzo. Le quattro tracce- Bricks, Bikers, We Are All Animals e There Is No Shower- vengono prodotte da Tony Wilson (non il fondatore della Factory) e ottengono un ottimo successo, al tal punto che la session viene replicata più volte.

Il brusio attorno alla prima Peel session permette ai Borthers di fare da band supporto agli UB40 al Russel Club ad Aprile e suonare in Giugno all'Istituto di arti contemporanee di Londra. Il 19 Giugno 1980 fanno da spalla ai Glaxo Babies e ricevono una critica positiva di Adrian Thrills del New Musical Express. A Settembre 1980 il gruppo appare al Beach Club, luogo di ritrovo seminale nella Manchester degli anni ottanta, gestito da Richard Boon e Eric Random dell’etichetta New Hormones. Mick Wall, giornalista del “Sound”, recensisce in maniera entusiasta il live dei Brothers, paragonandoli a un insetto affusolato dalle gambe lunghe fuori di controllo, roteato in modo funk e mosso da un ritmo intenso e angolare. Nonostante la Peel session e notorietà locale, il gruppo non riesce a ottenere un contratto discografico per pubblicare il primo singolo ed il primo 7'. Il primo singolo "We Are All Animals" viene poi rilasciato nell'Ottobre 1980 e contiene tre brani : We Are All Animals, There Is No Shower e I Would Like To Live In Prison.
I Would Like To Live in Prison è forse la traccia più interessante, presenta l' Alternato,  tecnica musicale inventata dai Diagram Brothers : due chitarristi alternativamente e in successione rapida suonano un accordo ciascuno alle estremità opposte della tastiera, formando una sequenza "Discordo" che sarebbe impossibile da riprodurre per un singolo chitarrista. Nel Gennaio 1981 con Dale Griffin alla produzione la band registra la seconda Peel Session, comprendente quattro brani : Postal Bargains, Those Men in White Coats, My Bad Chest Feels Much Better Now e I Didn't Get Where I Am Today By Being a Right Git. Tra Aprile e Settembre 1981 registrano al Cargo, Rochdale Studio (di John Brierley), un gruppo di canzoni per il primo album. A Settembre realizzano il loro più grande concerto, suonano al terzo Futurama festival, tenutosi al New Bingley Hall di Stafford, il 5 e 6 Settembre 1981, condividono il palco con Simple Minds, Bow Wow Wow, Doll by Doll, Modern Eon, UK Decay, Virgin Prunes, Ludus, Blue Orchids ed altri.


Il 20 Novembre 1981 esce il primo ed unico album del gruppo “Some Marvels of Modern Science”. I testi delle canzoni prendono spunto dalla quotidianità, come accade per il brano “Words from Major”, la cui scrittura è stata ispirata da un articolo di giornale sullo scoppio di una rivolta. Fraser Diagram, intervistato dalla fanzine Allez Oop scende nei particolari .” Stavamo pensando alla musica che Lawrence aveva scritto e stavamo cercando di trovare un soggetto che potesse andare bene. Avevamo una copia del Manchester Evenig News di fronte a noi. Simon lo prese e disse, 'Ciò di cui abbiamo bisogno è qualcosa di spontaneo come...Word from Major sends Mob packing'. Fu evidente che ciò era perfetto per noi. Così eliminammo i materiali di scarto e tenemmo cose come 'every man  who's worth  his salt would do what I did ' e 'my stay in the army taught me never to be frightened' “. I Diagram brothers si divertono a sperimentare nuove tecniche compositive, introducono nella strumentistica oggetti inusuali in ambito musicale come bottiglie del latte, vassoi del pane (vedasi la prima di copertina che ritrae un macchina per fare i toast) e introducono nei testi delle canzoni la vita di tutti i giorni con occhio critico e sarcastico : l'obiettivo è di distruggere i giudizi stereotipati delle persone su certi gruppi sociali. I primi ad essere chiamati in causa sono gli stessi Diagram Brothers, musicisti, ma prima di tutto scienziati, e per questo motivo mal visti da certo pubblico e critica, che non pensa sia possibile che degli scienziati possano formare una band decente. Dopo il primo album non si ferma un attimo anche se i tempi sono decisamente cambiati, l'entusiasmo degli inizi va scemando. Il 3 Dicembre 1981 il gruppo suona a Londra al Boulevard Theatre a Soho e il 31 Dicembre a Manchester all' Eden's Wine Bar insieme ai Durutti Column. A Febbraio 1982 appaiono per la prima volta in televisione, nel programma "Riverside" sul secondo canale della BBC. In giugno esce l'EP “Discordo” e il gruppo realizza la terza ed ultima Peel Session. Alla fine del 1982 i Brothers decidono di dirsi addio in modo amichevole, il college è finito, il lavoro incombe, non c'è più quella voglia di andare in tour e scrivere musica stravagante.


Sulla BBC2:




Links:
Intervista ai Diagram Brothers (2007) qui 
Intervista a Andy Diagram (2000) qui 
Tracklist Peel sessions qui

lunedì 28 novembre 2011

Intervista a Matt Pahl (The Floor)



Qualche anno fa ascoltai "Personell"(2005), album di debutto dei Floor, band post-punk canadese. Un gruppo sottovalutato e dimenticato,  un peccato. Se non li conoscete, non preoccupatevi, adesso avete l'occasione di farvi un'idea a riguardo, ho intervistato Matt Pahl, cantante e chitarrista del gruppo.


Over the wall blog:
L'opportunità di intervistarti, Matt (voce, chitarra dei Floor), è una grande fortuna. Grazie per l'attenzione, cominciamo dall'inizio. Introduciti e dicci qualcosa sui The Floor.


Matt Pahl: Siamo tutti ( riferito ai The Floor) cresciuti a Edmonton, Canada. In linea di massima, purtroppo, un tipo di posto che fa molto Nickelback.
Nel 2001 avevo 23 anni, avevo appena finito un album inspirato dalle sonorità degli Slowdive, chiamato "Lost in a Silver Screen". Nessuno ci ha fatto davvero caso, eccetto la Clairecords, etichetta statunitense che me ne ha venduto qualche copia . Certamente, non un suono popolare nel Nord America.
Determinato, misi insieme una band per fare qualcosa live- My bloody valentine/ Ride/ Swervedriver- un repertorio sulla falsariga dei dischi della Creation (etichetta shoegaze) di fine anni 80- inizio anni 90. Sai, molti effetti per pedali, luci stroboscopiche, occhi coperti dai capelli, chitarre surf ecc.
Ma mesi dopo siamo finiti col fare musica, influenzata dai JAMC, con una forte presenza di feedbacks, che si trasformava eventualmente in qualcosa di più calmo,  ricalcando le sonorità aggressive degli Echo & the Bunnymen.  Cominciammo ad usare una vecchia tastiera analogica per fare materiale alla Joy division / Cure  e New Order, The Chameleons, Gang of four, The Sound, i primi u2 e poi occasionalmente Duran Duran o Killing Joke, a seconda del nostro umore. Eravamo addentro a molto materiale post punk, e pop anni ottanta.
O: Certamente, la vostra maggiore fonte di influenza è il post punk britannico, ma sono curiosa,  ci sono altre influenze?
M. P. : Sono addentro a molta roba : qualsiasi cosa fatta con convinzione e che abbia un forte senso della melodia. Mi piacciono anche il blues anni sessanta, il punk rock e la vecchia tradizione pop radiofonica.
O:Perchè   si sono sciolti i Floor ?
M. P : I Floor si sono sciolti perché non siamo arrivati da nessuna parte- vivendo, facendo tour, suonando nelle zone desertiche del Nord America (relativamente poco popolate, aperte e inesorabili) vecchia musica- pastiche europea(nota: con il termine "pastiche" si intende un' opera musicale, artistica, letteraria composta su imitazione di altre)  a persone, nella maggior parte di casi, senza interesse e gusto necessari per  farsi coinvolgere da questo tipo di musica. Molti tour non hanno avuto successo,  non sono mancate poi brutte interruzioni di rapporti e un po' di  insoddisfazione per il  dislivello tra fatica e compenso ecc. Cose che capitano alle band motivate dal fine artistico sopra quello commerciale.
Abbiamo iniziato come "Floor" nel 2002  e a partire da metà 2005, artisticamente, ci sentivamo appiattiti. Quando cominciai a scrivere il materiale nuovo, sentivo che ci stavamo ripetendo. Iniziai anche a mal sopportare il mio personaggio oscuro, dovevo sentirmi coinvolto per poter cantare con convinzione. Questo lato "Floor" della mia personalità cominciò seriamente a portarmi inaspettatamente in una fase depressiva ed avevo bisogno di una via di uscita. In realtà sono un ragazzo scherzoso, felice, fortunato, un po' sciocco, ed è difficile da credere, ma mi  preso così sul serio fino ad arrivare a produrre nuovo  materiale. Ritornando indietro, anche se sembra strano, sono fiero di quasi tutto quello che ho fatto. 
Comunque, pensai che fosse meglio concludere la nostra storia al massimo della nostra popolarità- popolarità relativa, se vuoi. Soprattutto volevamo mantenere saldo il rapporto di amicizia tra di noi.
O: Cosa hai fatto dopo i The Floor, sei ancora dentro il mondo della musica, hai avuto qualche esperienza musicale?
M. P. : Nel 2006 ad Edmonton ho suonato la chitarra in un gruppo chiamato "Columbus", che si richiama allo stile art-pop anni sessanta con un tocco alla Cliff and The Shadows / Blur e chitarra alla Smiths. Nel 2007 mi sono spostato verso sud, a Calgary, ed ho suonato e cantato negli Heat Ray, è stato terribile, ma ho avuto occasionalmente anche qualche momento in stile Dinosaur jr.. Ci siamo sciolti l'anno scorso dopo  un smash up in stile Who sul palco.
Mi piace mescolare e provare cose nuove ogni due anni. Lo scorso mese, per Halloween io e Paul (bassista dei Floor) abbiamo suonato insieme in una tribute band dei Motorhead. E' stato troppo divertente.  Stiamo lavorando di nuovo insieme per gli Allowers, un progetto in stile Ramones, con la parte vocale molto easy. Crepi il lupo.


Original Version (English)
Some years ago I listened to "Personell" (2005), the debut album of The Floor, a canadian post- punk band. They are underrated and forgotten, it is such a shame. If you don't know the Floor, don't worry, now you have the chance to know them. I interviewed Matt Pahl, the singer and of the band.




Over the wall blog:
It's a great luck to have an opportunity to interview you, Matt  (guitar, vocals of The Floor). Thanks for the attention and let's start from the beginning. Please introduce yourself and say a few words about The Floor.

Matt Pahl: We all grew up in Edmonton, Canada. Sadly, very much a Nickelback kind of place, by and large.
2001: I was 23 & I just finished a Slowdive-inspired album called Lost in a Silver Screen. Nobody really picked up on it, except for a company in the states called Clairecords who sold a few copies for me. Obviously not a popular sound in N. America, though. 
Determined, I assembled a band to do that sort of stuff live - My bloody valentine / ride / swervedriver - late 80's / early 90's Creation records "shoegazer" atmospheric type stuff. You know - lots of effects pedals - strobe lights, hair in our eyes, surf guitars etc.

But months later we ended up with a feedbacky JAMC-influenced sound that eventually quieted down more to an aggressive Bunnymen sound. We started using an old analog keyboard to do Joy Division / Cure type stuff - and New Order, the Chameleons, Gang of 4, The Sound, early U2 and then occasionally Duran Duran or Killing Joke depending on our mood. We were seriously into a lot of that post punk stuff, but also a lot of 80's pop.
O: Of course, your main influence was probably british post-punk, but I'm curious, I want to know if there are other musical influences.
M.P. : I'm into all sorts of stuff - anything with conviction & strong melodies. I also like a lot of 60's blues stuff, punk rock and old time radio pop.
O: Why did The Floor break up?
M.P :The Floor broke up because we weren't getting anywhere really - living & touring in the relatively unpopulated, expansive, unforgiving wastelands of North America, playing old Euro-pastiche music, mostly to people with no clue or taste for it. Many unsuccessful tours, bad breaks, dissatisfaction with our effort level vs. payoff etc. The usual stuff for bands motivated for the sake of art over commerce.

We'd started as The Floor in 2002 & by mid-2005, artistically we felt we'd leveled out too. I felt we'd begun repeating ourselves when writing new material.

I also begun resenting the dark persona I had to immerse myself in order to sing our stuff convincingly. This "Floor side" of my personality began to seriously overtake me in a depressing way, and I needed a way out. I am actually a pretty fun and happy go lucky type of guy. I am really goofy actually, and it's hard to believe I even did that insanely self-serious stuff. Looking back - I'm still proud of most of it though...


Anyway - I figured it was best to end it when we were at the peak of our popularity - relative popularity, if you will. And we wanted to keep our friendships intact above all else.
 O:What did you do after the closing of The Floor? Were you into any other music or art music experience?
M.P. :2006 - in Edmonton - I played guitar in a band called Columbus - a 60's pop art type thing with a Cliff and the Shadows style & Blur / Smiths type guitars thrown in.
 2007 - I moved south to Calgary & sang and played guitar in Heat Ray, which was terrible, but it had some nice & noisy Dinosaur Jr. type moments occasionally. We split last year after a Who-style smash up on stage.
 I like to shake things up and try new things every couple of years. Last month, Paul (bassist from the Floor) and I played together in a Motorhead tribute band for Halloween. It was too much fun.
We're together again working on stuff right now for a Ramones / lounge-singer vocals type thing called the allovers. Wish us luck!




Links:







martedì 20 settembre 2011

Too young to rock : The Prats


Piccola premessa: I lettori più fedeli hanno probabilmente già letto il post  che segue, si tratta infatti di un recupero di un post già pubblicato qualche mese fa, solo ieri mi sono accorta che era stato eliminato.Grazie per l'attenzione e buona lettura.



Too young to rock? Troppo giovani per fare rock? Nessuno ha mai osato dirlo,nemmeno come boutade a quattro ragazzini scozzesi di età tra i 12-15 anni Paul Mclaughlin, Dave Maguire, Greg Maguire e Tom Robinson. Nell’ormai lontano 1978 gli intraprendenti “bambini” del rock, dotati del tipico entusiasmo giovanile, decisero di mettere sù un gruppo sulle orme del post-punk di fine anni settanta. I pomeriggi, dopo scuola (cavoli,i Prats andavano ancora alle medie!), si ritrovavano per suonare, il tempo passava piacevolmente tra una nota e l’altra, tra risate, sorrisi, stonature, assoli, scherzi. Un gioco, un divertimento, che ben presto si trasformò in qualcosa di più. Nel 1979 producono un demo tape e lo inviano alla nota casa discografica indie di Edimburgo Fast Product(che nella sua scuderia annoverava un cavallo di razza come gli Human League). Forti del contratto discografico su Fast product, partecipano all’EP Earcom 1. John Peel, conduttore radiofonico della BBC, li nota e offre ai ragazzi un’occasione d’oro: registrare una session radiofonica. Peel non se ne pente, anzi si dimostra entusiasta, colto dalla gioia dichiara “ questa session mi ha messo di buon umore per tutto il weekend,è fantastico,una grande session!”.Giusto il tempo di raccogliere i germogli dei semi sparsi nell’orticello di casa , avvengono i primi cambiamenti nella line-up(l’aggiunta di un terzo chitarrista,Elspeth McLeod e la sostituzione del bassista Tom Robinson con Jeff Maguire).Più determinati di prima Prats nel 1980 incidono tre nuovi brani sulla Tapezine, Spasmodic productions(Walking dead, Sycophant, The Alliance) e pubblicano un EP “The 1990s Pop EP” per la Rough Trade Music, contenente quattro piccoli gioiellini post-punk -Disco Pope, Nothing, TV Set e Nobody noticed. Il brano Disco Pope ottiene un buon airplay radiofonico, soprattutto dall’ormai fan-supporter John Peel. Supportati  se non altro dal successo in patria e nelle college radio statunitensi il gruppo ripubblica su Rough Trade il brano The Alliance e compone un nuovo brano , General Davis, che diventerà il loro cavallo di battaglia senza-tempo. Nel 1981 la fine della tanto amata scuola determina a malincuore come nelle migliori matrimoni lo scioglimento del gruppo. I prats,di fatto non esistono più , ma non cessa la pubblicazione di materiale discografico . Nel 2004 il regista hollywoodiano Johnathan Demme utilizza General Davis negli opening credits del film “Manchurian Candidate”(con Denzel Washington e Meryl Streep), suscitando un ritorno di interesse nei confronti della band, concretizzatosi nell’uscita della compilation “Now that’s what I call Prats” (2005, One Little Indian). 

Line-up:

Paul Mclaughlin- Chitarra e Voce(1978-1981)

Greg Mclaughlin- Chitarra e Voce(1978-1981)
Dave Maguire- Batteria(1978-1981)


Jeff Maguire- Basso(1980-1981)

Elspeth Mcleod- Chitarra(1980-1981)


Tom Robinson-Basso(1978-1980)

Discografia

Ep:
1990's pop ep (1980)


Singoli:
Die Todten reyten schnell / Jesus had a PA (1981)

General Davis / The Alliance (1981)


Compilation:
Now That's What I call Prats Music (2005)









1990s pop Ep