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sabato 19 maggio 2012

AA - Essential entertainment

La scena post-punk belga degli anni ottanta è uno scrigno magico, ogni qualvolta venga aperto, regala sempre qualche  piacevole sorpresa, magari quando meno te l'aspetti, quando pensi di aver visto tutto e non hai visto niente, realizzi che è stupido  fermarsi alla superficie delle cose, perché in fondo c'è sempre qualcosa rimasto recondito nell'ombra. L'ascolto di "Essential Entertainment" è la riscoperta di un vecchio giocattolo, quel pupazzo, con cui si era soliti giocare da piccoli,  abbandonato nell'angolo ad accumulare polvere durante l'adolescenza. Gli AA (da non confondere con gli Aa, band  experimental rock di New York),  autori dell'EP "Essential Entertainment", ci risvegliano dal quel dannato torpore, quel senso di nausea costante che pervade le nostre anime. Solo quattro canzoni e poi il nulla, una storia, con un inizio, ma senza un fine. Da questo punto di vista le parole dell'ultimo brano, "Suicide Fever" risuonano profetiche : "I don't believe in future", in italiano "Non credo nel futuro". Ma a ben vedere tutto l'EP è pervaso da una sorta di rifiuto, se non rigetto della società contemporanea stessa, illuminante è il titolo della canzone di apertura "Society stinks" (la società puzza), riflette la depressione socio-economica, frutto della disoccupazione e deindustrializzazione. A colpire nel segno non sono solo le parole, affilate come lame, ma l'atmosfera  decadente di (s)fondo, l'incedere a tratti delirante, a tratti ossessivo della batteria. Il disco fotografa un attimo nel tempo, quell'attimo in cui un gruppo di ragazzi belghi, Geert Beuls (voce), Eddy Gabriel (chitarra), Eddy Goossens (basso) e Remo Perrotti (batteria) decidono di formare un gruppo.


L'idea di mettere su una band nasce nel 1980 ad Hasselt, Beuls e soci assistono al concerto dei "The Machines", vincitori della seconda edizione del contest "Humo's Rock Rally", sponsorizzato da una rivista settimanale. Schifati  dal circo dei talent show ante litteram, danno metaforicamente uno schiaffo in faccia alla tradizione:  cominciano a suonare in uno studio di registrazione a Bilzen, i risultati della jam session vengono registrati su una cassetta a quattro tracce, mai pubblicata. 
in studio di registrazione

Due settimane dopo il gruppo a Diest registra e mixa sotto la supervisione di Frank "Sexy" Jamart (Struggler) "Essential Entertainment", primo ed e unico ep degli AA, distribuito in sole 500 copie dalla fantomatica Sexy Robot Records, casa discografica inesistente, creata ad arte dai New cultural decay per l'uscita di "Brave new world". Dopo qualche concerto la band si scioglie, nessun contrasto o dissidio interno tra i componenti, ma semplicemente la voglia di fare altro: gli AA, nati per contrastare la il tradizionalismo musicale e il music business,  decidono di dedicarsi ad altri progetti.

AA - 28 anni dopo




Links :
Myspace

mercoledì 14 settembre 2011

The Cultural Decay




I Cultural Decay sono una band culto della florida scena post-punk belga : un pubblico ridotto, ma fedele nei primi anni ottanta segue assiduamente i  concerti del gruppo nei vari locali. La line up prevede Alex Lambrechts e Jos Vanormelingen alla voce e alla chitarra, Jean Vanderborght al basso e Jean-Pierre  Moons alla batteria.Il gruppo dura due anni circa, dal 1980 al 1982, poco importa, riesce a lasciare un segno indelebile nei i giovani dell'epoca: in quei ragazzi, pochi ma buoni, che sono  soliti ritrovarsi  nei "punkcafè" .
I Cultural Decay non arrivano a pubblicare un album, riescono ad incidere un singolo "Brave New World" e un ep "Wars on 45", ed è già un'impresa non da poco, se si considera la scarsa dimestichezza del monicker con gli studi di registrazione.Jos Vanormelingen, chitarrista del gruppo, nel booklet presente nella compilation "Eight Ways to Start a Day" (raccolta di produzioni edito e demo live mai rilasciati) racconta  l'esperienza della band in studio:"La scelta di uno studio poco costoso con nessuna esperienza in niente di lontanamente "rock" (o "punk") non aiutò in nessun caso, lo dimostrano le versioni di "Brand New World" e "End of the Corridor", entrambe pulite e tranquille.Ma c'è anche un'altra ragione : di solito suonavamo copie economiche degli strumenti effettivi ( l'unico eccezione era il basso Fender di Jean, danneggiato e di seconda mano), impossibili da tenere in sintonia, ma che generavano un suono unico e una sensazione inimitabile.La "EKO" di Alex (Alex Lambrechts, l'altro chitarrista) avrebbe potuto fare  una differenza sostanziale, ma le prime parole dell'ingegnere del suono ("Mica suonerai quella?Tieni qua, prova questa chitarra") scacciò via l'idea  e ci ritrovammo a suonare le Stratocasters- bello suonare una vera chitarra per cambiare, ma qualcosa non era più lì.Il singolo auto-distribuito (rilasciato sulla nostra etichetta Sexy Robot Records) è stato ricevuto relativamente bene da un paio di  stazioni radio locali, in qualsiasi modo, e le 1000 copie pubblicate sono state vendute abbastanza facilmente.Le due o tre recensioni giornalistiche non c'entrano niente:"produzione abbastanza noiosa", "potrebbero tutti i cantanti di protesta stare zitti per favore al minimo fino al 1984" sono alcune delle frasi più gentili che mi ricordo.Comunque, noi stessi ci stufammo presto di "Brave New World" e smettemmo di farla live, laddove "End of the Corridor" è sempre rimasta nelle setlists sebbene con versioni diverse.Tutti erano d'accordo che la nuova registrazione doveva avere un  approccio  molto differente , se volevamo avere un vero impatto, e così spronati  da nient'altro che l'entusiasmo frenetico dell'amico / produttore / fan della prima ora e occasionale tecnico del suono live Luc Van Acker, con  i soldi presi in prestito dalla famiglia, amici, fidanzate e negozio di dischi locale, siamo riusciti a prenotare per due giorni un studio appropriato  con un vero ingegnere.




Tecnicamente e dal punto di vista del suono , il risultato dell'ep "Wars on 45" (1982) rimane l'ora più piacevole dei Decay (bé, quindici minuti per essere precisi), era il suono che volevamo.Abbiamo usato i nostri strumenti questa volta, sebbene la "EKO" auto-disintegrata  sia rimasta sepolta- presumibilmente nella sua fedele borsa di tessuto.L'ingegnere Christain Roman e il produttore  Luc Van Acker collaudarono una squadra ideale e istintivamente sapevano cosa c'era dietro". Potrei aggiungere parole su parole, ma ritengo siano inutili, spazio all'ottima musica, quella degli Spiritual Decay lo è senz'altro: da pochi accordi si snodano ossessivamente composizioni minimali, ma dannatamente contagiose.E se il primo singolo pecca di  incisività, nell'ep "Wars on 45"  impariamo come dovrebbe suonare una band post-punk che si rispetti : primitiva e genuina.




Articolo sulla rivista "Joepie"




Poster












Discografia:
Ep:


Wars on 45 (1982)



Singoli:
Brave New World / End of the Corridor (1981)


Compilation:


Eight Ways to start a Day (2009)





The Culture Decay- s / t 7
Eight Ways to start a Day
Sacred Bones Rercords


Maggiori informazioni qui