Titolo: There is no reward
Genere: New Wave / Sperimentale
Anno:1986
Tracklist:
1.We're not monkeys
2.Walking by the sea
3.No Way Out
4.Nothing Is Unidentified
Gli Hakkah nascono a Mestre nel 1984, esulano dal concetto di band tradizionale, più vicini a all'idea di progetto multi-trasversale, incentrato sulla sperimentazione musicale e visiva, con la partecipazione di musicisti provenienti da varie realtà (Ruins, Quanah Parker, V.C.O., Black dog, Patchwork). La line-up iniziale è formata da Pierluigi "Pippo" Monaro (basso), Franco Moruzzi (batteria), Bob Brian aka Roberto Noè (chitarra), in seguito si aggiungono Alessandro Pizzin (tastiere) e Alessandro Monti (voce). Quest'ultimo prima che gli Hakkah realizzino il primo ep, lascia il progetto. A parte lo sbandamento iniziale, dovuto al fatto di ritrovarsi senza cantante e paroliere, gli Hakkah decidono di proseguire, anche grazie al sostegno dell'etichetta indie Rockgarage, trovano ben presto un sostituto, Roberto Paolini (già collaboratore di Noè, Moruzzi, Pizzin nei Patchwork) e registrano, producono il primo ep, “There is no reward”(1986), contenente quattro tracce, "We're not monkeys","Walking by the sea", "No Way out", " Nothing is Unidentified". Come in un qualsiasi disco new-wave il basso è onnipresente, ma "There is no reward" non è affatto un disco new wave, non riconducibile ad un unico genere musicale.Tra gli episodi da ricordare, il pop stralunato, sgargiante di "We're not monkeys", la delicatezza danzereccia di "Walking by the sea", adatta per un lento malinconico mano nella mano, come se a tramonto inoltrato la luna non avesse fatto ancora comparsa nel cielo sul mare, i ritmi funky-hip-hop di "No way put" con tanto di scratch dj, per l'epoca, una novità assoluta in Italia, soprattutto per una rock band, sempre che gli Hakkah possano essere definiti rock.Certamente non lo sono, almeno nel senso più tradizionale e bigotto del termine.I duri e puri della chitarra si vergognerebbero di una canzone come "Nothing is unidentified" dal mood new romantic. Scelte di stile. C'è chi ripropone gli stessi accordi per trentanni e chi cambia musica ad ogni canzone. Gli Hakkah purtroppo o per fortuna appartengono alla seconda categoria.
