La fine del mondo è vicina, Maya docent, il 21 Dicembre 2012 non è più un lontano miraggio, uomo avvisato, mezzo salvato. Per fortuna, arrivano in nostro soccorso i Bidons con il loro garage rock al fulmicotone. "Granma Killer", l'album d'esordio del quartetto sprigiona un'energia fuzz di altri tempi, un ritorno al passato in grande stile, nel solco della tradizione sixties come testimoniano le due cover , "Be a Caveman" degli Avengers e "Nightime" degli Strangeloves. La volontà e necessità di richiamare l'immaginario musicale e iconografico degli anni sessanta non devono però essere confuse con l'essere passatisti a tutti costi, Il sacro fuoco dell'onestà intellettuale spinge a rendere trasparente il proprio background culturale, alla faccia di tutti quei gruppi pseudo-indie senza forma e sostanza.
I Bidons non sono l'ennesima stupida cover band, fatta esclusione per le due cover, incidono solo brani originali, sia lodato il caveman che c'è ognuno di noi. Buttate nel cestino l'ennesimo disco di cover. Come? Non l'avete ascoltato? Menomale, vi siete risparmiati due giorni di diarrea. Vabbè, dove ero rimasta? Ah, sì, al caveman che si cela in ognuno di noi. Mi raccomando, ascoltate la voce dell'istinto, fregatevene delle mode e accattatevi il disco dei Bidons, otto canzoni, tra passato, presente e futuro. Chi diavolo ha detto che il garage è morto? E' vivo e vegeto e lotta insieme a noi, i Bidons ne sono la reincarnazione.
Si può suonare anni settanta negli anni duemila senza risultare pedissequi e banali? Certo che sì, gli Exploding Hearts, quartetto power-pop/ punk di Portland (Oregon) lo fanno con stile. Vien quasi da chiedersi se dietro il bassista Matt "Lock" Fitzgerald, il batterista Jeremy "Kid Killer" Gage, il cantante/ chitarrista Adam "Baby" Cox o il chitarrista Terry Six si nasconda la mano fantasma di qualche vecchio musicista power pop, tale è l'assonanza con sonorità simili ad Undertones, Vibrators, Only Ones, Nerves. Il gruppo statunitense si forma ufficialmente nel 2001 e all'inizio prevede in line-up altri due membri: il tastierista "King" Louie Bankston e il bassista Jim Evans. Per due anni la band si dedica a un'estenuante attività live. Nella primavera 2003 esce l'album di debutto "Guitar Romantic" sulla Dirtnap records, etichetta indipendente di Seattle. Subito dopo l'uscita del disco si crea un forte seguito di fan (in particolare nella West Coast) e il gruppo finisce in copertina su numerose riviste e fanzine come la prestigiosa Maximum Rocknroll.
Non è difficile farsi catturare nella morsa dei "cuori esplosivi", gli ingredienti sono semplici, ma micidiali, un tocco leggiadro di power pop vecchia scuola, sfacciato ed esuberante e una vena punk sbarazzina e disimpegnata.
L'album contiene dieci brani semplici ed orecchiabili dalla presa immediata, nuovi classici da ascoltare a palla e suonare in ricordo dei magnifici seventies. Di fronte alla band si prospetta un futuro roseo, un probabile contratto discografico con la storica Lookout Records e un tour nazionale. Il destino infrange i sogni di questi giovani punkettari :il 20 Luglio 2003 il tour bus, di ritorno da un concerto a San Francisco, va fuori strada, Gage, Cox e Fitzgerald muoiono sul colpo. Six si salva con ferite minori. Nell'autunno 2006 la Dirtnap pubblica "Shattered" compilation che raccoglie brani inediti e versioni alternative o live di canzoni contenute nell'album d'esordio. La speranza ha lasciato spazio alla delusione per una storia che poteva finire diversamente.
Jay Reatard (1980- 2010) è stato una delle ultime incarnazioni dello spirito rock'n'roll. Parlo al passato, vorrei parlare al presente, ma potrei generare confusione. Jay Reatard, vero nome Jimmy Lee Lindsey Jr. era un ragazzo come non se ne vedono tanti. Se ne fregava altamente delle stupide formalità e apparenze, andava dritto al nocciolo della questione: la musica, con una decisa predilizione per il fuoco sacrale del garage rock. La fiamma della passione scoppiò con i Nirvana tra i 15- 17 anni, cominciò a scrivere canzoni per sfuggire ai problemi della quotidianità ( familiari e scolastici). La direzione musicale di Reatard subì una prima svolta verso il garage quando il giovane Jimmy vide gli Oblivians di Memphis aprire il concerto dei Rocket from the Crypt. Reatard cercò di creare qualcosa di simile e fondò i Reatards, all'inizio one-man band formata esclusivamente da Lindsey alle prese con canto, chitarra e percussioni (un secchio e un legnetto). Eric Friedl, alias Eric Oblivian degli Oblivians, piacevolmente impressionato dalle prime registrazioni del giovane diciassettenne, offrì a Lindsey di pubblicare un disco sulla sua etichetta, la Goner Records. Nel 1998 esce il primo ep "Get Real Stupid" sotto il nome Reatards e Lindsey adotta il nickname d'arte Jay Reatard.
Lo stesso anno compare il primo full lenght dei Reatards "Teenage Hate", a Jay Reatard per l'occasione si uniscono Steve Albundy (basso) e Elvis Wong Reatard (batteria).
Il disco è un concentrato esplosivo di garage al fulmicotone con forti venature punk. I Reatards, estranei a formalismi e manierismi, producono un album istantaneo e istintivo, con il gusto di fotografare la furia adoloscenziale. Rabbia e follia si incrociano alla perfezione, ne esce un ritratto grezzo e disadorno della realtà quotidiana circostante.
Nel 1999 segue il secondo album "Grown up, Fucked up", degna prosecuzione del debutto. Se è possibile, i Reatards spingono ancora di più sull'acceleratore, il risultato è una raccolta di sedici brani tiratissimi, capaci di trascinare e scuotere come uno straccio l'ascoltatore.
Nel 2000 Jay Reatard con la fidanzata Alicja Trout (tastiere e chitarra) e Rich Crook (batteria) forma il side-project "Lost sounds", dedito a sonorità synth-punk. Influenzati da band come Screamers, i Lost Sounds pubblicano ben quattro album ("Memphis is dead", "Black-Wave", "Rat's Brains and Microchips", "Lost Sounds") tra il 2001 e 2004, nel 2005 si sciolgono. In contemporanea ai Lost Sounds ed altri progetti vari che vedono Reatard molto impegnato (the Bad Times, the Final Solutions e Angry Angels), prosegue, anche se a rilento, la carriera dei Reatards, escono vari ep ("Reatards", "Monster Child", "Plastic Surgery"). Per un breve periodo la band si scioglie, Reatard la riforma e nel 2005 esce l'ultimo album del gruppo "Not fucked enough".
Nel 2006 Jay Reatard intraprende la carriera solista con l'uscita su Goner Records del singolo "Hammer I miss you", su la In The red segue l'album di debutto "Blood Visions". Non manca l'inconfondibile impronta garage degli esordi, ma in questo caso il suono d'insieme si arricchisce di un tocco pop che ricorda la migliore tradizione power pop. Nel seguente ed ultimo album solista di Reatard "Watch me fall" (2009) la vena pop è ancora più accentuata. Nel Gennaio 2010 Reatard viene ritrovato morto nella sua casa a Memphis. Si spegne, inaspettatamente, una fiamma del rock'n'roll. Sarà difficile bruciare senza le vampate di fuoco di Rock'n'roll di Jay.
I Galaxies si formano a Trenton, New Jersey, Stati Uniti nel 1962. La line-up prevede T.J Tindall alla chitarra, Chris Holmes alla voce e chitarra, Charles Brodowicz alle tastiere, Len Demski al basso ed Alan Fowler alla batteria. La famiglia di Tindall si trasferisce a Pennington, T.J. troppo giovane per guidare, è costretto a lasciare il gruppo, più tardi entrerà nella Edison Electric Band.
Nel 1966 esce sulla Veep il primo 45 giri della band "Let me hear you say yeah / Till then you'll cry", registrato agli studi Regent Sound, New York. Nel 1967 seguono i due singoli per la Mohawk: "Don't let love look back" e "Piccadilly Circus / Don't lose your mind". Piccadilly Circus è una rivisitazione di 2120 South Michigan dei Rolling Stones, spesso coverizzata da band degli anni 60 e rinominata. Il gruppo vince a livello locale, al Lambert Circus diverse battaglie tra band, guadagna di conseguenza una possibilità di partecipare alla più grande battaglia fra band a New York. E' un successo di pubblico, anche il New York Times e altre riviste ne parlano. In seguito si aggiunge Steve Shier alla voce da Galaxies, la band cambia il nome prima in Galaxies IV e poi in Alexander Rabbit, per poi sciogliersi tra il 1971 e il 1972.
Intervista al batterista Alan Fowler, tratta dal sito 60sgarageband.com:
Alan Fowler nel 1978
60sgarageband.com (60s): " Com'è iniziata la passione per la musica?" Alan Fowler (AF):"Cominciò con il battere su pentole e padelle quando avevo all'incirca otto anni" 60s:" I Galaxies IV furono la tua prima band?" AF: "I Galaxies furono la mia prima band.Ci siamo poi evoluti negli Alexander Rabbit, con la line up originale e l'aggiunta di un nuovo cantante e la perdita di T.J. Tindall." 60s: "In che anno si è formato il gruppo?" AF: "Io, Chris Holmes (aka Duke Williams), T.J. Tindall e altri compagni di scuola della Blessed Sacrament Grammar School formammo la band nel 1962. 60s :"Eravate tutti nella band?" AF :"Alan Fowler- batteria; Chris Holmes- chitarra; Len Demski- basso; TJ Tindal- chitarra; Charles Brodowitz- tastiere; e Steve Shier- voce principale." 60s: "Come descriveresti il suono della band? Quali gruppi vi hanno influenzato?" AF: "Il nostro suono era un mix fuzz/psichedelico di melodie originali: Don't lose your mind è un buono esempio. Abbiamo un ampia gamma di influenze, andiamo dalla James brown revue agli Yardbirds ed altri gruppi inglesi ed americani." 60s: "I Galaxies IV avevano un manager?" AF: "Eravamo guidati da Bolton Holmes, padre del nostro chitarrista ritmico." 60s: "I Galaxies IV suonarono alla New York's World Fair nel 1964 e nel 1965. Come è arrivata la band a quel concerto?" AF: "Siamo stati invitati a suonare al padiglione del New Jersey da un ufficiale statale che ci aveva sentito suonare in un centro commerciale locale durante la Battaglia delle band e in allegato alla vittoria la possibilità di apparire nella produzione Lambertville Music Circus dei Bye-Bye Birdie. Tutto cominciò con oltre 80 stanze attrezzate per suonare e vari padiglioni lungo tutta la fiera per due stagioni estive " 60s: "Apparentemente la band fece così rumore che fu dichiarato il "Galaxies IV". Chi lo dichiarò?" AF: "Robert Moses, un potente leader e politico di New York, notò la nostra popolarità e ci onorò dichiarando un giorno dell'estate 1965 il "Galaxies IV".Si presentò con una lastra in onore del nostro record di presenze." 60s: "Il gruppo ha anche vinto la più grande delle battaglie fra band." AF: "Noi eravamo i finalisti di Trenton (New Jersey). Abbiamo gareggiato contro 400 gruppi, provenienti da ogni parte del mondo.Il National Tea Council sponsorizzò l'evento. Abbiamo gareggiato a livello locale per avere l'onore di apparire come rock band nella produzione Lambertville Circus dei Bye Bye Birdie." 60s: "I Galaxies IV ricevettero recensioni sul New York Times e sul Reader's Digest. Su quale aspetto si focalizzarono questi articoli- la vittoria alla battaglia delle band? " AF: "(Gli articoli) erano dell'estate del 1965. James A. Michener, noto autore, scrisse la storia originale per una sezione della rivista in uscita ogni sabato con il New York Times e la storia fu ridotta e pubblicata sul Reader's digest nell'autunno del 1965" 60s: " Per quali artisti di fama nazionale avete aperto o suonato insieme ?" AF: "Troppi per ricordarmeli, so che alcuni li dimenticherò, ma eccone alcuni : Paul Revere and The Raiders, Sam the
Sham and The Pharaohs, Ruby and The Romantics, Little Anthony, Lovin' Spoonful,
The Four Seasons, Righteous Brothers, BB King, Chicago, The Association, The
Isley Brothers, Herman's Hermits, Tommy James and the Shondells, The Left
Banke, Vanilla Fudge, Mountain, Young Rascals, Mitch Ryder and The Detroit
Wheels, Three Dog Night, BJ Thomas and The Triumphs, Question Mark and The
Mysterians, The Guess Who, Gary Puckett and The Union Gap; ora sono decerebrato , ma so che ce n'erano altri..." 60s:" Quanto lontano si è spinto la zona concertistica del gruppo?" AF: "Il nostro agente di prenotazioni, William Morris, ci aggiunse a quello che poi diventò noto come l'East coast college tour - a nord dal New Hampshire e a sud dalla Virginia al Maryland. Andammo in tutti i licei e prima dell'estate potevamo esibirci solo nei weekend " 60s: "Quanti singoli avete registrato?" AF:"Controlla Fuzz acid and flowers sul sito www.borderline.com. Hanno segnalato molti più singoli di quanto mi ricordassi di averne registrati." 60s:" Dove furono registrati i singoli?" AF:"Tutti i nostri singoli furono registrati a New York." 60s:"I Galaxie IV hanno scritto molti inediti?" AF:" Il 99% dei nostri brani era originale." 60s:"Esiste, oltre i brani ufficiali, qualche altra registrazione dei Galaxies IV? C'è qualche registrazione live vintage? Qualche canzone non rilasciata?" AF: "Ci sono molte canzoni non rilasciate, registrate a New York. Alcune mie che ho fatto uscire sotto il nome di Shakey and The Blind Man. " 60s :" La band ha fatto qualche apparizione televisiva a livello locale?" AF: "(C'erano) molti filmati tv e 16 mm, sono da qualche parte. Siamo apparsi a molti Philadelphia, New york, Steel Pier show. Siamo stati filmati e registrati molte volte al Lambertville Music Circus; solo Dio sa cos'è successo a quel materiale." 60s :"Siete diventati i Galaxies IV dopo aver aggiunto Steve Shier alla voce. Chi cantava prima che Steve entrasse nel gruppo?" AF: "Prima di Steve cantavamo tutti. Un giorno Steve si avvicinò a Chris e gli disse che avrebbe potuto aggiungere una grande voce principale. Era corretto. Noi tutti amavamo la sua voce: talento e personalità. Diventò un nostro grande amico e talentuoso compagno di band. Con l'aggiunta di Steve, continuò la nostra armonia vocale. 60s: "Chi suggerì di cambiare nome in "Alexander Rabbit"? AF: "Pensavamo che il nostro nome fosse sorpassato (i.e. Bill Haley and The Comets). Un pomeriggio al Rider College, Chris ed io discutemmo su come cambiare il nome. Lui suggerì Alexander e io aggiunsi Rabbit, aggiudicato. Penso che fosse il 1968 o 1969. " 60s: "A quanto si dice, gli Alexander Rabbit furono ingaggiati per suonare a Woodstock, ma la vostra presenza fu cancellata dal vostro manager. Perché?" AF: "Se solo lo sapessi. Penso che Bolton pensava che la nostra apparizione interrompesse la nostra educazione da college per il successo di una notte e chiamò Bolton per cancellare la nostra perfomance. 60s: "Quando si sciolse il gruppo?" AF: "La band suonò fino al 1970 o 1971. L'ho lasciata una settimana prima del servizio sulla copertina del disco (Nota :The Hunchback of Notre Dame: The bells were my friend, Mercury, 1970) a causa di dispute con il manager e la compagnia di produzione. Eravamo totalmente posseduti e controllati e rifiutai di essere uno schiavo e di essere controllato da altri nella mia carriera." 60s: "E oggi? Quante volte e dove ti esibisci?" AF:"Oggi sono un ufficiale del governo con la contea di Northampton e con un ufficio a Easton, Penssylvania. Sono stato recentemente designato dal governatore della Pennsylvania Edward Rendell nella commissione di Delaware River Joint Toll Bridge come commissario del distretto 9. Sto pianificando il mio ritiro dai servizi governativi esercitando le abilità di scrittura e vocali con il mio vicino, che canta con i Doobie Brothers. Noi saremo conosciuti come Shake & The Blind Man." 60s: "Come meglio riassumeresti le tue esperienze con i Galaxies IV? AF: "Meravigliosa, semplicemente meravigliosa. E' stata un' esperienza (della mia vita) a cui sarò sempre affezionato."
Se vi dicessi che in Perù, verso la metà degli anni sessanta, ondate oceaniche (forse non proprio oceaniche, ma è per rendere l’idea) di ragazzine e ragazzini impazzivano per un gruppo garage-rock, non mi credereste, e a dir la verità sarei la prima a non crederci. E invece, strano ma vero, Los Saicos, sono riusciti nell’impresa, portando sotto la luce dei riflettori il lato selvaggio del rock’n’roll, all’incirca, per due annetti, dal 1964 al 1966, poi il complesso è misteriosamente sparito da riviste, giornali e televisioni. Los Saicos, definiti da alcuni gli antesignani peruviani del punk, sono i fra primi gruppi ad aver inciso canzoni proprie (all’epoca le band tendevano a incidere cover dei brani americani/inglesi) ed aver scritto testi in spagnolo. Artefici di questo “miracolo” peruviano sono Erwin Flores (voce,chitarra), César Castrillòn (voce,basso), Rolando Carpio (chitarra) e Pancho Guevara (voce,batteria), giovani virgulti, appena diplomati, cresciuti a pane e Beatles, Animals, Rolling Stones e non a garage americano come vogliono strane dicerie tra mito e leggenda.
Ufficialmente il gruppo si forma nel 1964 a Lince, Lima, ma nel 1965 salta alle luci della ribalta: riceve dalla stampa peruviana il prestigioso riconoscimento di “gruppo rivelazione”, il numero di concerti si intensifica e le apparizioni radiofoniche e televisive non si contano più. Nel 1966, all’apice del successo, con un programma sulla tv nazionale “El Show de los Saicos” e sei 45 giri di successo, il gruppo si scioglie, non per le famose e diffusissime incomprensioni artistiche tra componenti, ma per il desiderio, forse incomprensibile per noi “signori nessuno”, di rallentare e staccare la corrente dai ritmi frenetici e pressanti del music business. I vari componenti della band ritornano alla routine quotidiana nell'ombra dell’anonimato :Castrillòn e Flores si trasferiscono negli Stati Uniti e Carpio, Guevara rimangono a Lima. Manco a dirlo, nel corso degli anni l’interesse per Los Saicos non è mai cessato, curiosità che si fa imponente negli anni zero grazie a una serie di eventi e pubblicazioni discografiche gravitanti intorno al gruppo: nel 2000 l’etichetta Electro Harmonix pubblica “Wild Teen Punk from Perù 1965”, contenente le versioni rieditate di tutte le canzoni de Los Saicos, nel 2005 muore il chitarrista della band Rolando Carpio, nel Maggio 2006 Erwin Flores, César Castrillòn, Pancho Guevara e il figlio di Carpio (in rappresentanza del padre), convocati dal distretto municipale di Lince, partecipano alla cerimonia per la collocazione della targa commemorativa in onore della band "En este Lugar naciò el movimento punk en el Mundo - Demoliciòn", il giorno seguente Los Saicos intonano al concerto dei Manganzoides per la prima volta dopo quaranta anni il loro anthem Demoliciòn.
Targa commemorativa
Il 26 Marzo 2010 Flores, Castrillòn e Guevara si riuniscono a Lima, dopo 45 anni,per suonare i classici della band, Demoliciòn, Cementerio, Camisa de fuerza, Ana, El entierro de los gatos, raccolti nella compilation ”¡Demolición! The Complete Recordings”(2010, Munster Records), cd da avere per avventurarsi nel mondo de Los Saicos.Un universo sonoro, a tratti scanzonato come nelle canzoni d’amore, Ana, Te amo, Besando a otra, Intensamente, ed a tratti oscuro, avventuroso, catacombale come nelle misteriose e selvagge, Fugitivo de Alcatraz, Cementerio, Salvaje,Entierro de los gatos. Un viaggio nel tempo per (ri)scoprire il lato nascosto del rock peruviano, omaggiato qualche mese fa, a Febbraio 2011 dal regista Hèctor Chàvez con il documentario “Saicomania”.
Come on (Ven Aquì)
Trailer di "Saicomania" con la partecipazione speciale dei garage rocker americani Black lips, grandi ammiratori de Los Saicos
Streaming di "¡Demolición! The Complete Recordings"
Artista : Morgen Titolo : Morgen Genere :Rock psichedelico, Garage rock Anno :1969 Tracklist: 1.Welcome to the Void 2.Of Dreams 3.Beggin' Your Pardon 4.Eternity in between 5.Purple 6.She's the Ninetime 7.Love
"Morgen", uscito su Probe Records (sussidiaria della Abc Records), è il primo album omonimo dei Morgen, band di Long Island, New York, composta da Steve Morgen (voce, chitarra), Barry Stock (chitarra ritmica), Rennie Genosa (basso), Bob Maiman (batteria).Anche se a dir la verità, dietro musica e testi si nasconde unicamente il one-man band Steve Morgen.La copertina, raffigurante una ristampa de "L'urlo" di Munch, infittisce il mistero.Stimola la fantasia e accresce la voglia di scoprire cosa si nasconde dietro il retro di copertina.L'enigma assale la curiosità di qualsiasi divoratore di musica.L'ascolto è dettato dal desiderio insano di scoprire il significato di quell'urlo nell'oscurità, è forse un grido per nascondere paure recondite, insidie immarcescibili o è semplicemente un' espressione di stupore e meraviglia per un evento inaspettato.Decisamente la seconda, direi quasi "un disco da urlo".Se non gridate e rimanete fermi sul divano a esercitarvi per le olimpiadi dei couch potatos qualcosa non va.Il vortice del rock'n'roll, una miscela sublime di garage malato e psichedelia lussuriosa seduce e conquista senza esclusione di colpi.La voce di Steve Morgen criptica e seducente ammalia ed incanta, i lampi di chitarra fulminano l'ultimo barlume di ragione e la sanguinea ritmica di batteria ipnotizza i sensi.L'opening track "Welcome to the void" suona come un vano avvertimento, con tono beffardo e irrisorio sembra quasi volerci dire, lasciate ogni speranza voi che entrate, benvenuti nella selva della perdizione più meschina.Tra fiori giganti, cervi volanti, ci ritroviamo nel paese delle meraviglie a festeggiare il nostro non-compleanno insieme ad Alice ed il mago di Oz, a bere il tè (chissà cosa ci sarà dentro) confezionato dal gentilissimo, ma super folle Cappellaio matto.L'amore sboccia per ogni creatura, figlia della natura, alla faccia della frenesia della giungla urbana.Una piccola caduta all'indietro sul prato ed avviene il triste risveglio, l'estasi psichedelica era solo un sogno, dannazione, quasi quasi ci credevo.Troppo bello per essere vero, un po' come il disco dei Morgen.
Artista: The Litter Titolo: Distortions Genere: Garage rock, Psychedelic rock Anno: 1967
The Litter, band del sottobosco garage rock americano anni sessanta, formatasi dall' incrocio tra The Tabs (Denny Waite, Jim Kane) e The Victors (Dan Rinaldi, Bill Strandlof), esordisce con "Distortions" (1967). Un album, senza ombra di dubbio, all'insegna della tradizione rock'n'roll, non di certo alla ricerca di un'improbabile originalità.Gli inediti presenti su disco, solo tre , "Action Woman", "Soul searchin", "The Mummy", non sfigurano al fianco di cover di classici della british invasion , "Substitute", "A legal Matter" (The Who), "I'm a man"( The Yardbirds), "Whatcha Gonna Do About It?" (Small Faces), "Somebody help me" (Spencer Davis Group), "Rack My Mind" (The Yardbirds), "Codine" (Buffy Sainte-Marie).Sia ben chiaro i Litter non inventano niente, penso non si possa affermare il contrario, è evidente che la loro proposta musicale è legata all'ondata british dei primi anni sessanta, e difficilmente si allontana da certe sonorità.Ma ciò che conta davvero, è la classe e lo stile di questo quartetto garage.Dall'inizio alla fine di Distortions si divertono a rockeggiare.Senza sembrare la copia di nessuno, seppur suonino i brani di altri artisti.Non è da tutti.Per carità, dalla mia descrizione, potrebbero sembrare dei bravi amanuensi del rock e niente più.Non è la definizione più azzeccata.Con tutta la buona volontà, non ho mai sentito turnisti o membri di tribute band con una capacità interpretativa simile o minimamente comparabile a quella dei Litter.La marcia in più, per i garager di Minneapolis, è l'abilità nel trasformare, ma non deformare l'anima di una canzone, perfettamente intatta nonostante qualche piccolo stravolgimento come in Codine, da canzone folk-rock a brano garage psichedelico.Non si tratta di copie, ma canzoni quasi ex novo, non tanto nella struttura canzone,quanto nell'atmosfera, nell'energia sprigionata.La convinzione esecutiva fa il resto, rendendo degno di un ascolto e forse qualcuno in più, Distortions.Se amate il garage, non ve ne pentirete.
Tracklist: 1.Action Woman 2.Watcha gonna do about it 3.Codine 4.Somebody help me 5.Substitute 6.The Mummy 7.I'm so glad 8.A legal matter 9.Rack my mind 10.Soul searchin' 11.I'm a man
1. It # 1 2. Standing at the Station 3 .In Your Car 4 .Lovely One 5. Can’t Talk 6 .Cents 7. Untitled #2 8 .Rusted Dust 9 .Die Tonight 10 .Johnny 11. Drop out Boogie 12. Like You
Negativi sparsi sulla scrivania. Alla rinfusa, senza un ordine preciso. Nella testa aleggia una tale confusione, cerco di raccogliere il materiale da portare a sviluppare. Nella fretta il tè mi cade sulla maglietta. Il fotografo può aspettare domani. Scaravento i negativi sul pavimento, mi diverto come una matta a decifrarli, attratta dalla sottile linea rossa di riflesso al sole. A volte dietro il bozzetto di un quadro si nasconde un capolavoro. Le emozioni in divenire attraggono la curiosità del dubbio. Ty segall, garage rocker di San Francisco con il suo terzo album “Lemons”(2009) cattura l’attimo prima dello scatto di una foto. Soggetti in movimento fuori obiettivo . Fotogrammi di vita in presa diretta, lunghi viaggi in macchina o in treno(“Standing at the Station”,”In you car”). Spesso senza titolo come nella instrumental song“Untitled #2” o nella garage-punk song “It #1” . Con sorriso beffardo e passo furtivo tra un drink e l’altro, Ty segall se la spassa alla grande, senza prendersi troppo sul serio, In “Rusted dust”, ballata acustica in riva al lago, sembra quasi di sentire il fantasma di Kurt cobain, ma intonato. Per non parlare di “Like you”, canzone incrocio tra la psichedelia anni sessanta e il lo-fi anni novanta, suona come se Syd Barrett cantasse una canzone di Blank dogs. E allora diciamolo( o se preferite diciamocelo), è così importante se il nero inchiostro sbava? Da quando in qua il rock’n’roll è per damerini precisini? Errori, imprecisioni trasmettono brividi inimmaginabili sottopelle. Troppo spesso le indie-band inglesi di assalto se lo dimenticano, ma per fortuna brani come “Can’t talk”, “Die tonight”, “Johnny”, “Drop out boogie” ce lo ricordano. Beh che dire, meno male che Ty segall c’è!
Dopo giorni, settimane, anni passati ad ascoltare beat italiano, decido di esplorare nuovi orizzonti, di perdermi in nuove frontiere sonore. Scelgo pazzamente di dare un ascolto furtivo al beat tedesco, svedese, greco, inglese. Un gruppo, fra i tanti che hanno violentato, torturato dolcemente, alacremente le mie orecchie, allieta il mio umore, sempre dannatamente triste. Non è un band americana psichedelica della prima ora, ma un gruppo revival garage- beat eighties londinese: i The Margin of sanity, monicker dell'Hertfordshire (contea dell'Inghilterra orientale), attivo tra il 1985-1987, pubblica solo un mini-album dal titolo omonimo. L'apertura del disco, un trionfo psichedelico, in grande stile, conquista le mie papille uditive. Dalla psichedelia al punk,il passo è breve, dalla jam elettriche di "When I needed you" e "Get when I can",ci si ritrova tra capo e collo l'irruenza, strafottenza giovanile per le disfatte amorose e la cecità della società liberticida ("What's the use of trying?", "Narrowminded people"). Tra le varie composizioni originali, non può certo mancare la cover,il rifacimento di un grande classico "Gloria", che però è stato genialmente stravolto,non tanto nelle sonorità, quanto nel testo(completamente diverso dall'originale dei "Them"). Oltre le influenze psichedeliche, garage-punk, emerge una sporca venatura, sfumatura blues, presente nella ballata con armonica "Get yourself 'round here". Cosa volete di più dalla vita? di una dose insana di garage-beat?