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sabato 11 giugno 2011

Sono solo canzonette pt.2 : I Jaguars - Il treno della morte


Dopo tanto tempo riprende la rubrica "Sono solo canzonette". In tema con gli ultimi post parlerò di uno dei migliori brani della psichedelia italiana, "Il treno della morte" (1966) del gruppo beat romano, i Jaguars. Non l'ho scelta a caso. Considero la canzone, convincente da un punto di vista meramente musicale e profonda, intensa sotto il profilo del testo, scritto dal chitarrista dei Jaguars Silvio Settimi (e non da Cristaudo Alfredo, collaboratore della  casa discografica CDB di Carmine De Benedectis ). Il brano è una cover non dichiarata di  "Russian Spy and I", successo del gruppo olandese Hunters. Il testo originale, ad opera del musicista olandese Jan Hackermann, racconta un tipico espediente da guerra fredda, con tanto di love story e l'immancabile  seducente spia russa del gentil sesso. Il testo scritto da Settimi dei Jaguars, pur prendendo spunto dall'immaginario russo suggerito dalla musica originale, si distacca dai soliti luoghi comuni di guerra, per accendere i toni della protesta e descrivere un ipotetico incontro tra un capo nomade russo e cosacco e i suoi compagni nella fatidica ora dell'addio. Il vecchio compagno prima dell'abbandono lancia un messaggio di pace e speranza per il futuro, accolto dai seguaci che festeggiano in onore del capo, accedendo un falò e scatenandosi in danze e canti. Da subito, come altre canzoni del tempo, a sfondo pacifista, "Il treno della morte" è soggetto a censure.Clamoroso è l'episodio accaduto durante la messa in onda del programma televisivo "Settevoci", condotto da un giovane Pippo Baudo.Senza avvertire i Jaguars, il conduttore, i curatori del programma e Carmine De Benedectis, manager discografico del gruppo si mettono d'accordo per boicottare l'esibizione del brano. Al momento della diretta parte la base di "Ritornerò in Settembre", spensierata canzone d'amore, con sommo stupore del gruppo, all'oscuro di tutto.Beh, che dire, oggi non farebbe più notizia, ma per l'epoca testo e musica erano qualcosa di scandaloso.

Venite intorno a me
sedetevi perché
il tempo se ne va
il mondo non mi ama
ma cosa può contare
per chi già se ne va
E' passata in fretta questa vita
la fede nella pace è ormai perduta
e per questo dico a voi
che sarete gli occhi miei
portate per insegna una bandiera
celeste come il cielo in primavera
In nome della pace
amatevi perché
l'amore vi salverà
Sta partendo ora il mio treno
il treno della morte non aspetta
e per questo lascio a voi
la mia confessione ormai
ma voi invece di piangere ora andate
gli altri già cominciano a ballare
(ballo russo)
Il mondo ancor vivrà
se l'umanità la pace troverà
Il mondo ancor vivrà
se l'umanità la pace troverà



giovedì 9 giugno 2011

Chetro & Co- Danze della sera/ Le pietre numerate

Artista: Chetro & Co
Titolo: Danze della sera/ Le pietre numerate
Genere: Psychedelic Folk, Experimental, Beat
Anno: 1968
Tracklist:
1.Danze della sera
2.Le pietre numerate

Se le Stelle di Mario Schifano sono il gruppo psichedelico italiano per eccellenza, apprezzato dagli appassionati del genere in Italia e all'estero. I Chetro & co, pur con un solo 45 giri pubblicato (poco conosciuto tra i collezionisti stranieri), meritano un posto di rilievo, vicino agli appena citati Stelle di Mario Schifano. I Chetro & co, ovvero, Ettore "Chetro" De Carolis ( chitarra), Gianfranco Coletta (chitarra, voce), più l'aiuto di due musicisti, Gianni Ripani (basso), Gegè Munari (batteria), incidono nel 1968 per l'etichetta Parade il 45 giri "Danze della sera/ Le pietre numerate" con l'appoggio del poeta Pier Paolo Pasolini. Tra gli autori del testo di "Danze della sera" compare infatti oltre a Carolis, Pasolini. Ettore De Carolis  riferisce del suo incontro con Pasolini al musicista / conduttore Luciano Ceri:"Per me fu spontaneo mettere i versi di Pasolini su "Danze della sera", perché proprio in quel periodo amavo molto il suo libro, "L'usignolo della chiesa cattolica", da cui poi sono tratte le parole della canzone. Lo andai a cercare, ci incontrammo, e lui reagì positivamente a questa proposta, non sapeva bene in cosa consistesse la cosa e volle sentire la canzone. Una volta mi ricordo che lo incontrai a Roma in un ristorante, dove lui andava spesso. Noi eravamo di ritorno da un posto dove avevamo suonato, il disco era uscito da poco e cercavamo di farlo sentire in giro, anche in formazione con due sole chitarre acustiche, in posti tipo Folkstudio. E così la facemmo dal vivo, al ristorante, dove lui era con i suoi amici, c'erano Moravia e Laura Betti." Danze della sera, fuori dal concetto classico di canzone, è una suite (come suggerisce il sottotitolo sulla facciata del disco " suite in modo psichedelico") dal retrogusto orientale e dall'atmosfera straniante, quasi surreale, tra il mistico e l'onirico.Continui cambi di ritmo e input immaginifici. Una tragedia greca ai tempi della psichedelia. Sulla poesia di "O vecchia madre tu non devi piangere più/non lavare tutto con il tuo dolore/se piangi ancora un altro figlio devi dare" si inseriscono con fare suggestivo le interferenze tra chitarra e violaccia (strumento, inventato dallo stesso Carolis, ad arco con 6 o 10 corde simile alla ghironda). Viene il dubbio che sia tutto un sogno e non sia vero niente.Ma purtroppo o per fortuna, non è un miraggio. Il lato b dell'LP ,"Le pietre numerate" , ce lo ricorda, è un brano dalla struttura beat, pur sempre con un immancabile vena sperimentale grazie alla presenza preziosa di una sezione di ance doppie  (un oboe, un corno inglese ed un heckelphon). Un 45 giri, che nel corso degli anni, è diventato sempre più raro, apprezzato dagli appassionati e dimenticato dal pubblico generalista. Un destino infausto dovuto in parte alla censura RAI : "Danze della sera" fu bandita dalla programmazione del popolare contenitore radiofonico "Bandiera Gialla" per la frase "Ormai sono quasi nudo per venire a te".









martedì 26 aprile 2011

Storia di una canzone : Non è Francesca




          
    

  • Interprete: Balordi
  • Etichetta: DURIUM
  • Catalogo: LDA 7538
  • Data di pubblicazione: Dicembre 1967
  • Matrici: 34178-2/34183-2
  • Supporto:vinile 45 giri
  • Tipo audio: Mono
  • Dimensioni: 17,5 cm.
  • Facciate: 2


     I Balordi, misconosciuta beat band milanese anni sessanta, hanno collaborato con uno dei più importanti protagonisti pop della musica italiana, Lucio Battisti. Strano ma vero, una piccolo complesso (come venivano chiamati i gruppi musicali negli anni sessanta), dimenticato da tutti, ha inciso un brano firmato Mogol-Battisti. Ripercorriamo gli eventi. Nel Dicembre 1967 i Balordi con alle spalle tre 45 giri e numerose partecipazioni in televisione, festival, concorsi(Festivalbar, Oscar della Canzone, Festival di Napoli, Tour degli Animals), cercano di sfondare le classifiche con una hit single. Luciano Giacotto suggerisce ai Balordi di registrare un brano con Lucio Battisti, giovane esordiente, ancora sconosciuto come cantante, ma già scrittore di canzoni di successo, interpretate da altri artisti, per citarne alcune : “ Uno in più” di Riki Maiocchi, “Per una lira” dei Ribelli, “29 Settembre” degli Equipe 84. Il gruppo, al banco di prova, si ritrova a scegliere tra due tracce “Aspettando domani” e “Non è Francesca”, testi scritti da Mogol e musica diBattisti. Alla fine la prescelta è “Non è Francesca”, più per caso che per un motivo ben preciso. Lucio Battisti e Balordi si ritrovano in sala di incisione, si respira un'atmosfera eccitante. Battisti suona il basso ed arrangia il brano insieme ai Balordi.Tutto sembra andare nel verso giusto. Peccato che la casa discografica dei Balordi, la Durium, distribuisca il singolo in poche copie, decretando volente o nolente l'insuccesso di "Non è Francesca". Nel 1968 Lucio Battisti ritorna in studio, interpretando il brano in modo diverso. Il 31 gennaio 1969 "Non è Francesca" esce come lato b del 45 giri "Un'avventura/Non è Francesca"(Dischi Ricordi), ed è inserita poi nel primo album omonimo di Battisti, rilasciato il 5 Marzo 1969. Non c'è bisogno di dirlo, la canzone è un successo, risultando il 70° singolo più venduto del 1969.

     Versione dei Balordi:


  • Testimonianza di Gion(voce, chitarra basso dei Balordi) tratta dal sito ufficiale dei Balordi :


    "L'incontro con Lucio Battisti si svolse in modo semplice. Ricordo Battisti sorridente e cordiale. Probabilmente era contento che gli incidessimo una canzone: fu molto alla mano, anche in sala di incisione...Durante la registrazione lo stato d'animo era una sorta di eccitazione produttiva. Eravamo tutti molto concentrati, alla ricerca delle soluzioni musicali più efficaci, ma al tempo stesso lavoravamo rilassati.Procedevamo liberamente e costruivamo l'arrangiamento man mano, improvvisando e provando...e quando riascoltammo il risultato, pensammo di aver fatto un buon lavoro.Nell'aprile del 1998 (Battisti era vivo), conobbi Luciano Ceri, autore di "Lucio Battisti - Pensieri e parole - Una discografia commentata". Curiosamente non aveva mai incontrato Battisti di persona e mi chiese se effettivamente fosse scontroso di carattere.Mi chiese anche perché incidemmo Non è Francesca in modo così diverso dalla versione dell'autore. Aveva scritto che non riuscimmo a far risplendere la piccola pietra preziosa che ci era capitata per le mani, arrangiando Non è Francesca con un'eccessiva presenza di basso, batteria e chitarra elettrica...Per quanto riguardava il basso, ero tranquillo: Non è Francesca è l'unico nostro disco in cui non suono il basso. Lo suona Battisti. Ma fu tutta la canzone a essere stata incisa da noi e da lui, insieme.Se fosse stato scontento era nella condizione di modificare la nostra interpretazione in ogni momento. Era in sala d'incisione con noi e l'arrangiamento lo facemmo con lui (o lui con noi)...e così anche la registrazione. Battisti lavorava alla nostra versione di Non è Francesca proprio perché saremmo stati noi a uscire col disco e a lanciarla (era successo per altre sue canzoni con altri cantanti).Non è Francesca sarebbe stata dei Balordi, non di Lucio Battisti. Così come Uno in più fu di Riki Maiocchi e 29 settembre dell'Equipe 84...Purtroppo del nostro disco furono stampate solo le prime copie...Dopo un anno Battisti riportò Non è Francesca in sala d'incisione, interpretandola personalmente in modo diverso. Sarebbe stato inconcepibile il contrario. Aveva una fervida fantasia musicale, era in un periodo di massima creatività (in quegli anni scrisse gli innumerevoli successi che costruirono il suo mito)... forse, molto semplicemente Non è Francesca, così come l'incise... l'avrà sentita più sua. Così come un anno prima sentì più nostra la versione che realizzammo insieme.Ceri aveva scritto anche che la nostra versione passò praticamente inosservata e che le ragioni del flop erano da ricercare nello scarso seguito di cui godevamo.Più recentemente c'è chi ha scritto che la nostra versione fu balorda, come il nome, liquidando così un'incisione che forse non ha mai sentito (il fatto che il nostro disco non abbia avuto successo probabilmente basta a giustificarne la stroncatura)...Ma fu davvero un flop?Ricostruendo la nostra storia, (conservati da Beppe) ho ritrovato e scoperto molti articoli sui Balordi. La stampa si occupò sempre di noi ogni volta che uscì un nostro disco; la Durium ci sosteneva con pagine di pubblicità...Di Non è Francesca...Nulla. Ci sono articoli anche della successiva formazione dei Balordi, passati alla Carosello, ma di Non è Francesca non c'è un solo accenno.I Balordi si sciolsero quando io partii per il servizio militare. La Durium sostanzialmente non distribuì il disco.L'operazione Non è Francesca fu un flop, ancor più lo fu il mio anno in caserma... ma il disco?Non gli fu concessa in realtà la possibilità di verificarlo. "

    Versione di Lucio Battisti:


    • Interprete: Lucio Battisti
    • Etichetta: RICORDI
    • Catalogo: SRL 10529
    • Data di pubblicazione: 31 Gennaio 1969
    • Supporto:vinile 45 giri
    • Tipo audio: Mono
    • Facciate: 2
    Nota presente nel booklet del disco:" Era vestita di rosso, lo so... .Non è Francesca affronta come "29 settembre", il tema del tradimento, ma dal punto di vista opposto. Qui musica e parole bene esprimono l'affannoso alternarsi di pietose illusioni e di brevi, amari sprazzi di lucida certezza"

giovedì 30 dicembre 2010

Pillola dall'underground italiano pt.2

Salto nel tavoliere delle puglie


Planets


Nel 1964 nello scenario stellare tarantino luccica una giovane beat band “I planets” sulla scia luminosa del giovane chitarrista Silvano Chimenti. La destinazione della giovane fiamma di bagliore, dopo numerose esibizioni regionali/locali, è Roma, caput mundi. Nel 1965 le nuove stelle sbarcano il lunario,vengono scritturate in veste di backing band (band spalla) per Rita pavone da Teddy Reno, rimasto piacevolmente sorpreso dall’esibizione dei Planets al “Festival degli sconosciuti” di Arriccia. In nome di questo contratto discografico scintillano, anche se per poco,comparendo con breve apparizioni in pellicole dell’epoca(“Rita la zanzara”) e programmi televisivi(“Questi nostri figli”),esibendosi live in locali romani(“Piper”,”Titan”) e partecipando al festival “Sardegna canta”.Con continui cambi di formazione e in seguito anche di nome(“Pataxo and the others”), la band continua a brillare, per poi spegnersi nel 1968.



Ci piace star così con i capelli lunghi fino a qui


Comparsa dei Planets nel film "Perry Grant Agente Di Ferro"
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venerdì 19 novembre 2010

I pelati

Strange bands names
Negli anni 60 i ragazzi amavano portare i capelli lunghi, i parrucchieri lavoravano a gonfie vele. Ma erano davvero tutti capelloni? O esisteva una minoranza non molto numerosa che amava rasarsi i capelli a zero?Avete capito bene,ebbene sì,esistevano anche i Pelati.Certo era una specie protetta dal wwf. Osservati speciali erano i Pelati, band beat sarda. Purtroppo o per fortuna,a niente sono serviti gli aiuti, i Pelati,si sono sciolti, si sono fatti ricrescere i capelli, per poi riformarsi sotto il nome di Colours. Mannaggia, ed ora chi salverà l'orgoglio pelato?Pelati di tutto il mondo unitevi!

mercoledì 17 novembre 2010

I ragazzi dai capelli verdi

Strange bands names
Nella storia della musica beat-rock italiana ricordo ragazzi/ragazze dai caschetti d'oro, dalle lunghe chiome brune, ma non mi era mai capitato di sentir parlare di ragazzi dai capelli verdi. Perdinci!Solo oggi, in ritardo di secoli, ho scoperto i ragazzi dai capelli verdi, band beat attiva negli anni 60 a Padova. L'idea del nome, maledettamente rivoluzionario, mi ha spinto a rintracciarli immediatamente sul motore di ricerca di youtube. Purtroppo ho trovato solo tre canzoni. Peccato, di certo non mi potevo aspettare un risultato migliore. Mal che vada, mi accontenterò di ammirare i loro magnifici capelli verdi. Ahah, si fa per dire, nelle foto sembrano più un incrocio mal riuscito tra verde e giallo. Non si può avere tutto dalla vita, gli irdcv erano già avanti per i tempi soporiferi in cui vivevano. Mi suona strano dirlo, ma non credo di sbagliarmi, definendo gli ircdv i Nostradamus del rock’n’roll, avevano già previsto il punk, le creste multicolori. Proprio per questa previsione futuristica hanno deciso di portarsi avanti con il lavoro, scegliendo un nome magicamente geniale : i Ragazzi dai capelli verdi. Sù, siamo nel 2010, cosa aspettate a tingervi i capelli, per vedere il mondo in modo più colorato.