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venerdì 23 settembre 2011

I Wanna Punk : Eater



La storia degli "Eater" mi ricorda a tratti quella dei Prats, entrambe le band sono formate da ragazzi giovanissimi tra i 13-15 anni, per dire il più anziano degli Eater è il bassista Ian "Grumpie" Woodcock, appena diciassettenne. Non so voi, ma mi stupisce che un gruppo di ragazzini riesca a farsi strada e ad emergere. Certo, si tratta di altri tempi e di altri luoghi, ma tale esempio dovrebbe far riflettere. Come spesso accade, tutto comincia sui banchi di scuola, Andy Blade, vero nome Ashruf Radwan, non ama andare a scuola. Non era molto popolare tra gli altri ragazzi e l'unico conforto è il suo compagno di classe, Brian Chevette.



Per ottenere maggiore popolarità tra le ragazze, Andy e Brian si inventano una band, la cosa sembra funzionare, i rumours  volano. Andy, figlio di una famiglia numerosa, vive in una grande casa a Finchley, condivide  la stanza con il fratello più grande Hass e quello più piccolo Luffie. E' una stanza grande e sembra perfetta per farci un po' di casino e non dare noia a nessuno. E Andy e Brian lo fanno alla grande. Sono soliti organizzare riunioni con gli amici e chiamarsi "the Bedroom club". Con una vecchia chitarra spagnola, un microfono finto, qualche pentola e padella mimano i loro dischi preferiti.


Le voci  girano e vengono contattati da un giornale locale per un'intervista e servizio fotografico. Sorge il primo problema, non possono fare un servizio fotografico con una misera chitarra acustica, ideano un piano per rubare due chitarre dal negozio di musica sulla strada che porta alla scuola. Passano diversi giorni ad osservare fuori dalla finestra le azioni del negoziante e notano che ogni sera, prima di chiudere, il padrone del negozio usciva sul retro per prendere la giacca. Giusto in tempo per poter afferrare le chitarre e legarle. L'idea funziona, riescono a portare in porto il servizio, nelle foto sembrano molto professionali e i compagni di scuola ne sono impressionati positivamente. Le foto di Andy e Brian compaiono nelle stessa edizione in cui è presento il servizio sul furto al negozio di musica, ma nessuno sembra collegare le due notizie. Armati delle due nuove chitarre, cominciano a fare sul serio e cercano un batterista ed un bassista. 

Si fanno chiamare Eater da una frase di T-rex " Tyrannosaurus Rex - eater of cars".Nel Novembre 1976 Andy e Brian insieme al bassista Ian Woodcock e al batterista Dee Generate registrano ai Decibel Studios i primi due brani "Outside View" (scritto durante la lezione di chimica)  e You", pubblicati sul primo singolo : i ragazzi non scherzano più, di giorno vanno a scuola e di notte suonano in locali punk come il Roxy e il Vortex, di supporto a Buzzcocks e Damned.



Il singolo viene pubblicato sull'etichetta "The Label" di Dave Goodman (primo tecnico del suono dei Sex Pistols) nel Marzo 1977, ed è per onor di cronaca storica il terzo singolo del punk inglese dopo "Spiral Cratch "dei Buzzcoks e " New Rose " dei Damned. Gli Eater da giovani scapestrati quali sono, fanno leva sul pubblico degli studenti, come emerge dalle parole di Brian Chevette :"Siamo l'unica band che può davvero relazionarsi ai giovani, perfino i Sex Pistols sono troppo vecchi, potrebbero essere i nostri padri, è soltanto rock aggressivo". Nel Giugno 1977 esce il secondo singolo "Thinkin' of the USA" e il batterista Dee Generate, buttato fuori dal gruppo, viene sostituito da Phil Rowland. Con questa nuova line-up incidono un singolo "Jeepster / Lock it up ", sul lato A si trova una cover di T-rex, omaggiato dalla band fin dal nome scelto a inizio carriera.
E dopo questo breve assaggio gustoso esce il disco debutto,chiamato semplicemente "The Album ". Come  nella miglior tradizione punk non mancano possibili inni da urlare fino alla svenimento durante il pogo (No Brains, I don't need it, Get Raped), con l'aggiunta però di un tocco di raffinatezza glam, racchiusa in due brani, "Queen Bitch" e "Sweet Jane", pregevoli cover di classici di Bowie e Velvet Underground, da sempre  gli artisti  preferiti degli Eater, insieme a Marc Bolan e Alice Cooper. Nel 1978 Brian Chevette viene sostituito da Gary Steadman, la band con questa formazione rilascia l'ultimo singolo " What she wants she needs" per poi sciogliersi.

Dopo gli Eater 
Andy Blade intraprende la carriera solista senza successo, incide due singoli, un ep e tre album tra gli anni ottanta, novanta e gli anni zero. Nel 2005 pubblica il libro " The Secret Life of a Teenage Punk Rocker", basato sul racconto dell'era punk e in particolare del periodo con gli Eater.



Phil Rowland, l'ultimo batterista degli Eater, verso la fine degli anni settanta suona in diversi progetti : Slaughter and the Dogs, The Nipple Erectors. Successivamente si trasferisce negli Stati Uniti ed abbandona il mondo della musica.


Ian Woodcock per due anni, tra il 1979 e il 1980, si unisce ai Vibrators.


Gary Steadman nel 1980 sostituisce Jak Airport nella band synth-pop Classix Nouveaux e tra il 1984 e il 1986 suona negli A Flock of Seagulls.



Dee Generate, fuori dalla scena musicale, lavora nei servizi sociali. Nel 1977 partecipa con la mamma al documentario "The Year of punk" di Janet Street Porter per la London Weekend Television.
Dal minuto 4:18 


(qui tutto il documentario)


L'intervista di Janet Street Porter a Dee Generate:

Jsp: Cos'è successo a loro? Perché hai lasciato?
Dg: Non ho lasciato, mi hanno buttato fuori.
Jsp: Perché ti hanno buttato fuori?
Dg: Rutto.
Mamma di Dg: Loro dicevano che non era abbastanza bravo.
Dg:Loro dicevano che non ero abbastanza bravo, ma la ragione per cui mi buttarono fuori è che erano un mucchio di mezze seghe. Un mucchio di rammolliti. 
Jsp:(rivolta alla madre di Dee Generate) Vive ancora a casa con te?
Mamma di Dg: Sì... occasionalmente.
Dg:Non vivo a casa, Caterham è un buco di merda.
Mamma di Dg:Sì, tu vivi a casa qualche volta...quando ti viene fame.

La casa di Dee Generate è a Caterham, a sud di Londra. Qualche genitore avrebbe qualche timore ad introdurre un quattordicenne nel mondo di una punk rock star, non è così per Helen Bullen.

Jsp:(rivolta alla madre di Dee Generate) Stai recitando come se fossi il suo manager?
Dg: No, sta recitando come se fosse mia madre (risate)

Jsp: Bene quando lui (Dee Generate) ha cominciato a far parte della band, Rat (Scabies) lo ha introdotto nel gruppo tramite un'audizione (Rat gli stava insegnando a suonare la batteria). Lui (Rat) disse che dovevamo scegliere un nome, non poteva essere l'ordinario Roger Bullen. "Tu devi avere qualcosa di oltraggioso come me"- Rat Scabies. Così loro (Rat e Roger) si sedettero e guardarono nel dizionario e Rat disse : "Dee Generate. Sì, suona bene e cattura l'attenzione.

Nel salotto di casa Bullen vivono Robbie (il nonno di Dee Generate), la sorella Caroline e il fratellino Lee.


Jsp:(rivolta a Robbie)Cosa ne pensa del fatto che Roger sia una punk star?
R:Prima di tutto pensai che fosse così giovane  e molto giovane per essere esposto a così tanto stress. Gli ho indicato come guida e manager sua madre. Ho detto a sua madre diversi anni fa.. che quando Roger crescerà diventerà buono o cattivo perché si impegna per qualsiasi cosa e per ora penso si stia comportando straordinariamente bene.

Jsp:(rivolta a Dee Generate) Quanto tempo ti eserciti ogni giorno?
Dg:Non mi esercito ogni giorno.Quando lo faccio, di solito mi esercito un oretta...mmm, ma la maggior parte dei giorno la passo a letto perché sono troppo stanco.
Jsp:e l'andare a scuola?
Dg:Ci vado qualche volta
Jsp:Quante giorni di scuola hai perso?
Dg:Mmm.E' scritto nella mia pagella, ho settantadue assenze.
Jsp: Cos'altro c'è scritto nella pagella?
Dg:Non molto. L'interesse di Roger è suonare la batteria.
Jsp:Cosa dice tua mamma a riguardo?
Dg:Almeno sanno di cosa stanno parlando.

Mentre Dee Generate sta cercando di formare una nuova band, sta imparando quanto è duro il music business.

Qui la trascrizione dell'intervista in lingua originale



Piccola curiosità:Gli Eater compaiono nel documentario di Don Letts "The Punk Rock Movie", girato al Roxy Club.Vengono catturati dall'obiettivo mentre suonano "No Brains" e il pubblico poga. Sul palco è presente una testa di maiale mutilata.


Tra il pubblico è possibile intravedere una signora con un vestito viola:  la mamma di Dee Generate.

Tra i presenti, c'è anche Glen Matlock, bassista dei Sex Pistols tra il 1975 e il 1977




Recensione sulla rivista "Sounds" - 12/11/1977


Manifesto




Storia a cartoni ideata da Andy Blade e pubblicata sulla rivista di musica "Spiral Scratch"- 6/7/1989






Discografia:
Eater

Album:
The Album (1977)

Live:
Live at Barbarella's 77 (2004)


Singoli:
Outside View / You (1979)
Thinkin' of the USA / Space Dreamin' / Michael's Monetary System (1977)


Lock it up / Jeepster (1977)


What she wants, she needs / Reaching for the sky (1978)
Compilation:
The History of  Eater (1985)
The Complete Eater (1993)


All of Eater (1995)

Eater Chronicles (2005)

Andy Blade
Album:
From Planet Pop to the Mental Shop (1994)
Treasure Here (2005)

Life Affirming Songs For Those With A Bad Attitude (2008)




Ep:

Junkie Shooting Star (1996)


Singoli:
Break the News / Girl with the Goods (1980)

The Girl who forgets Everything (1995)


Links:
The Album



mercoledì 31 agosto 2011

Los Saicos:Miracolo a Lince


Se vi dicessi che in Perù, verso la metà degli anni sessanta, ondate oceaniche (forse non proprio oceaniche, ma è per rendere l’idea) di ragazzine e ragazzini  impazzivano per un gruppo garage-rock, non mi credereste, e a dir la verità sarei la prima a non crederci. E invece, strano ma vero, Los Saicos, sono riusciti nell’impresa, portando sotto la luce dei riflettori il lato selvaggio del rock’n’roll, all’incirca, per due annetti, dal 1964 al 1966, poi il complesso è misteriosamente sparito da riviste, giornali e televisioni. Los Saicos, definiti da alcuni  gli antesignani  peruviani del punk, sono i fra primi gruppi ad aver inciso canzoni proprie (all’epoca le band tendevano a incidere cover dei brani americani/inglesi) ed aver scritto testi in spagnolo. Artefici di questo “miracolo” peruviano sono Erwin Flores (voce,chitarra), César Castrillòn (voce,basso), Rolando Carpio (chitarra) e Pancho Guevara (voce,batteria), giovani virgulti, appena diplomati, cresciuti a pane e Beatles, Animals, Rolling Stones e non a garage americano come vogliono strane dicerie tra mito e  leggenda. 
Ufficialmente il gruppo si forma nel 1964 a Lince, Lima, ma nel 1965 salta alle luci della ribalta: riceve dalla stampa peruviana il prestigioso riconoscimento di “gruppo rivelazione”, il numero di concerti si intensifica e le apparizioni radiofoniche e televisive non si contano più. Nel 1966, all’apice del successo, con un programma sulla tv nazionale “El Show de los Saicos” e sei 45 giri di successo, il gruppo si scioglie, non per le famose e diffusissime incomprensioni artistiche tra componenti, ma per il desiderio, forse incomprensibile per noi “signori nessuno”, di  rallentare e staccare la corrente dai ritmi frenetici e pressanti del music business. I vari componenti della band ritornano alla routine quotidiana nell'ombra dell’anonimato :Castrillòn e Flores si trasferiscono negli Stati Uniti e Carpio, Guevara rimangono a Lima. Manco a dirlo, nel corso degli anni l’interesse per Los Saicos non è mai cessato, curiosità che si fa imponente negli anni zero grazie a una serie di eventi e pubblicazioni discografiche gravitanti intorno al gruppo: nel 2000 l’etichetta Electro Harmonix pubblica “Wild Teen Punk from Perù 1965”, contenente le versioni rieditate di tutte le canzoni de Los Saicos, nel 2005 muore il chitarrista della band Rolando Carpio, nel  Maggio 2006 Erwin Flores, César Castrillòn, Pancho Guevara e il figlio di Carpio (in rappresentanza del padre), convocati dal distretto municipale di Lince, partecipano alla cerimonia per la collocazione della targa commemorativa in onore della band "En este Lugar naciò el movimento punk  en el Mundo - Demoliciòn", il giorno seguente Los Saicos intonano al concerto dei Manganzoides per la prima volta dopo quaranta anni il loro anthem Demoliciòn.
                                                        
Targa commemorativa
Il 26  Marzo 2010 Flores, Castrillòn e Guevara si riuniscono a Lima, dopo 45 anni,per suonare i classici della band, Demoliciòn, Cementerio, Camisa de fuerza, Ana, El entierro de los gatos, raccolti nella compilation ”¡Demolición! The Complete Recordings”(2010, Munster Records), cd da avere per avventurarsi nel mondo de Los Saicos.Un universo sonoro, a tratti scanzonato come nelle canzoni d’amore, Ana, Te amo, Besando a otra, Intensamente, ed a tratti oscuro, avventuroso, catacombale come nelle misteriose e selvagge, Fugitivo de Alcatraz, Cementerio, Salvaje,Entierro de los gatos. Un viaggio nel tempo per (ri)scoprire il lato nascosto del rock peruviano, omaggiato qualche mese fa, a Febbraio 2011 dal regista Hèctor Chàvez con il documentario “Saicomania”.

Come on (Ven Aquì)


Trailer di "Saicomania" con la partecipazione speciale dei  garage rocker americani Black lips, grandi ammiratori de Los Saicos




Streaming di "¡Demolición! The Complete Recordings"




martedì 30 agosto 2011

Male Bonding : Semplicemente pop


                                   

“Punk vuol dire troppe cose. Noi siamo semplicemente pop”. Robin Christian

Ieri, 29 Agosto in Gran Bretagna ed oggi 30 Agosto negli Stati Uniti esce "Endless now", l'attesissimo secondo album dei Male Bonding, noise-pop band londinese venuta alla ribalta con  "Nothing Hurts".Inglesi di nascita ed americani di adozione,  incidono su Sub pop, storica indie label di Seattle, Washington.La british way of life non è per i Male Bonding, fin dagli inizi, si sono divertiti a condividere il palco con realtà extra-europee, quali Vivian Girls, storico collettivo garage al femminile, i losangelini HEALTH e i canadesi Fucked up.La stessa scelta del nome è un chiaro richiamo alla tradizione del noise americano, un riferimento, che suona quasi come un tributo, alla figura di Thurston Moore:Male Bonding è il nome della prima incarnazione  dei Sonic Youth.Sulle orme di Sonic Youth, Dinosaur Jr. i Male Bonding, John Arthur Webb (chitarra e voce), Kevin Hendrick (basso) e Robin Silas Christian (batteria) cominciano a suonare i primi live nella primavera del 2008, all'insegna, manco a farlo apposta, di un (in)sano approccio "do it yourself" e nell'Ottobre 2008, senza troppo fronzoli e minuzie, incidono il primo split con Pens e Graffiti Island sull'etichetta  personale "Paradise Vendors Inc." e trovano il tempo per partecipare  a uno split tributo ai Flipper.In men che non si dica, i tre scapestrati indie inglesi si ritrovano in tour, in giro per la Gran Bretagna e nel Luglio 2010 ottengono il contratto con la prestigiosa Sub pop.Il debutto sulla lunga distanza avviene nel Maggio 2011, esce "Nothing Hurts".
In un attimo, il mondo ti cade addosso, come se un gavettone di acqua gelida cascasse di mattino presto dalla finestra del vicino, una giornata ordinaria si trasforma in qualcosa di movimentato ed avvincente.Ecco, Nothing Hurts, fa questo strano effetto, i Male Bonding tolgono quella muffa un po' stantia, tipica di certo "indiume" snob, assestatosi su stilemi ripetitivi e alla lunga stancanti.Finalmente si può festeggiare un lieto evento, il ritorno della tanto dannata spensieratezza e leggerezza, spesso considerata scontata e banale.Cribbio, ad avercene di brani che scivolano via come pattini sul ghiaccio e riescono a caricarti a più non posso per assaporare a fior di pelle  e tutto d'un fiato la (e)brezza del brivido fiorente della giovinezza.Esplodono la fugacità e l'inarrestabile voglia di correre nudi sul prato. Year's Not Long,  All things this Way, Your Contact  sono inni noise-pop da cantare, ma che dico, urlare a squarciagola, a perdifiato, con gli occhi illuminati dal sole accecante, distesi sull'erbetta del parco e con a fianco un bicchierino di limonata fresca per assaporare il presente
Il successore di "Nothing Hurts", "Endless Now", uscito proprio in questi giorni, perde lo smalto degli esordi, l'energia e la semplicità lo- fi, si perde in spesso sbiaditi, quanto incolori ed anonime melodie hi-fi, che ricordano ritmi pop punk sentiti milioni di volte.Qualcosa comincia a far male, i bei tempi sfuggono di mano, il vento in faccia soffia impassibile sui volti.Si ha come la sensazione di non riuscire a cogliere l'attimo, di essere perennemente in ritardo ed arrivare a festa finita, a bagordi già scoppiati, quando non c'è più niente di cui gioire e rallegrarsi e per consolarsi rimane l'ultimo sorso di birra.Dov'è finita il gruppo scatenato ed esagitato del primo album? Triste ma vero, i battiti cominciano a rallentare, l'euforia dell'esordio è andata perduta, solo a tratti emerge, ma è troppo tardi, il treno dei sogni è già partito.











Streaming di "Nothing Hurts"





Streaming di "Endless Now"






sabato 14 maggio 2011

Cover experience

La colonna sonora  per il film commedia "Pump up the volume"(1990) di Allan Moyle, vede la collaborazione di due mostri dell' Hardcore-punk americano, Henry Rollins e Bad Brains.
Non si tratta di una coposizione originale, ma di una cover, e che cover."Kick out the jams" degli MC5, storica proto-punk band di Detroit, in attività tra fine degli anni sessanta e inizio settanta.Qualsiasi altra band, molto probabilmente avrebbe rovinato la canzone originale, privandola di quella carica esplosiva micidiale che l'ha contraddistinta nei decenni.Ma non è il caso di Rollins e Bad Brains.Anzi.Il brano riceve nuovo smalto, con in più un tocco di nichilismo, rigorosamente hardcore.La cover meglio dell'originale?Ecco, senza sbilanciarsi troppo, sicuramente una cover degna della folle atmosfera dell'originale
Cover:
L'originale dal debut-live album degli MC5(1969):



Pensate che l'ora delle cover sia finito? Niente affatto.Proprio ieri mi è arrivato in formato cd il Red Album dei Weezer. L’occhiolino mi cade subito tra le  due Bonus tracks.Magia delle magie, scorgo il titolo “Life is what you make it”.Sobbalzo sulla sedia e mi metto subito all’ascolto del cd. Proprio come immaginavo, i Weezer hanno coverizatto uno dei tanti gioiellini pop dei Talk talk, Life is what you make it, uno dei singoli di punta di “The colour of spring”, album di transizione pop/art-rock per la band di Mark Hollis.Si storce quasi sempre il naso davanti alle cover. In questa occasione non mi riesce proprio, adoro l’opera compositiva di Mark Hollis, artista a 360 gradi, capace di passare da un pop commerciale, ma mai banale, alla sperimentazione tra jazz, rock, musica ambient. E che dire di Rivers Cuomo, leader dei Weezer, genietto pop degli anni novanta/duemila, che ha messo in pratica, rasentando la perfezione, la lezione melodica di Beach Boys/Beatles e le chitarre rumorose sul filo dell’armonia dei Pixies.Le mie sinapsi uditive, catturate, direi quasi ipnotizzate, dal suono sporco di chitarra, influenzano fortemente il mio senso critico.E’ impossibile, non ce la faccio, è più forte di me, non posso esprimere un parere negativo sul rifacimento di Life is what you make it da parte dei Weezer.Però ripensandoci non è così,una mia opinione, ascolto dopo ascolto, l'ho maturata.Nonostante riconosca che come cover sia discutibile e che quindi l'effettiva riuscita del brano sia opinabile, non riesco a smettere di ascoltarla.Catturata, attratta inconsapevolmente da quella dannata chitarra rumoreggiante per tutta la durata del brano.

Weezer version:
L'originale da "The colour of spring"(1986):

venerdì 13 maggio 2011

Il giro del mondo in shoegaze pt.2

Dopo aver girato in lungo e in largo, dal Giappone al Perù, ho sentito mancanza di casa.Sarà meglio ritornare nel Bel paese (ma di che?).Mi sparo un po' di gruppazzi shoegaze rigorosamente made in Italy.Direi di partire dalla nebbiosa Lombardia, con i Dirty pulp Theatre di Milano e i Samideani di Bergamo.

Il giro del mondo in shoegaze pt.2
Dirty pulp theatre

I Dirty pulp theatre ruotano principalmente attorno alla follia creativa di Mirko (chitarra) e Silvio (batteria). Successivamente si aggiunge al duo Giulia(voce), entrata nel gruppo dopo una serie infinita di cantanti, al basso si susseguono due musicisti, Matteo e Alberto J (in pianta stabile dal 2010). Influenzati dal post-punk, aprono non a caso per gli Uk Decay, storica band dell'epoca d'oro della new wave/ post-punk e  il  titolo  del primo ep"Who killed Ian Curtis"  è un chiaro riferimento ai Joy Division, gruppo seminale della new wave inglese.I Dpt non pescano  esclusivamente dal post-punk, ma anche da quel meraviglioso universo dello shoegaze.Tra echi di My bloody valentineDrop Nineteens,  Pale Saints e Cranes.Senza perdersi in derivazioni sconclusionate e  pedisseque.Il primo ep "Who killed Ian curtis" caratterizzato principalmente da sonorità shoegaze è seguito da "Excessive Noise", album sperimentale con forti venature noise rock. Come se un giorno i Sonic youth si svegliassero con l'idea malsana di suonare Psychocandy.Per non parlare di un brano come "Ordinary passage", un colpo di scena futuribile e avventuristico, nella migliore tradizione dei Residents.

Who killed Ian Curtis
Excessive Noise




Il giro del mondo in shoegaze pt.2
Samideani

I Samideani, nati da un'idea di tre fratelli bergamaschi, Fausto Signorelli (voce, chitarra, drum machine, synth e samples), Simon J Signorelli (basso), Fratus Gabriele(chitarrista), vagano tra vie lattee di suoni. In bilico tra elettronica, shoegaze e synth-dream-pop(esiste?). Dopo un piccolo sbandamento di prospettive, in seguito all'uscita dal gruppo della cantante Carla. Ritrovano la retta via smarrita con la voce eterea di Silvia Zaira, ma soprattutto con la produzione del primo ep autoprodotto, ben accolto da numerose webzine. E' solo l'inizio dell'ascesa, in poco tempo i Samideani si ritrovano a far da band di supporto agli A place to bury strangers nella data alla Zoe di Milano e a produrre due nuovi ep, l'ultimo, "Adorable ep", nell'aprile 2011.


Adorable





Il giro del mondo in shoegaze pt.2
Cosmetic


Sono stufa della nebbia, non so voi, che ne dite di andare a prendere il sole in spiaggia? Un bella passeggiata al mare con il sole alto nel cielo, risplendente ad ogni bagliore, è ciò che ci vuole per ravvivare la giornata, affinché la primavera della nostra vita si trasformi in  un'estate rigogliosa. Un sorriso sul bagnasciuga e nelle cuffie il power-pop /shoegaze dei riminesi Cosmetic, band sulla breccia dell'onda da ormai più di dieci anni, con diverse pubblicazioni alle spalle. Due album,"Sursum corda "(2007, Tafuzzy records/Cane Andaluso) e "Noi siamo qui"(2009,Tempesta records) e un ep" In ogni momento" (2011,Tempesta records).


sabato 7 maggio 2011

Il giro del mondo in shoegaze pt.1



Il nostro viaggio shoegazing comincia dal Sol Levante.Tra  l'ingenuità, la semplicità della campagna e l'avanzata tecnologia delle città, nel 1992, a Yokohama, si formano i Luminous Orange.Il gruppo senza line-up fissa, gira intorno alla figura fondante di Rie Takeuchi(compositrice, chitarrista, cantante e songwriter) unico membro permanente. Una delicata voce femminile alla Bilinda Blutcher  quella della Takekuchi, assaltata da riff distorti, graffiata da feedback violenti, risveglia i sensi come un sogno ad occhi aperti.Le pubblicazioni discografiche dal 1992 ad oggi non hanno subito pause.L'ultima fatica disscografica della Takekuchi è "Song of Innocence"(2010,Zanyko Record).

Sito ufficiale del gruppo(versione inglese):

Walkblind, brano estratto da "Luminousorangesuperplastic"(1999,Cream Cone Records)


Il Giappone è meraviglioso, ma  ho una voglia insana di ripercorrere la storia delle radici indigene. Che ne dite di un bel weekend in America Latina e precisamente a Lima, Perù? Naturalmente non può mancare la dose quotidiana di shoegaze.Ripudio fermamente l'astinenza forzata dalla musica, unica mia droga.I Resplandor fanno al caso nostro. Tra shoegaze e indie-rock.Un incrocio ben riuscito tra l'eleganza new wave degli Echo & the Bunnymen e l'ipnosi sonora onirica degli Slowdive.Qualche cenno biografico?Nascono musicalmente nel 1996, si fanno crescere attraverso un'estenuante attività live, nel 1999 il gruppo registra in piena autonomia, senza etichette, il disco debutto"Elipse", uscito un anno dopo, nel 2000.Molte canzoni dell'album vengono incluse in compilations di livello internazionale( "Picnic Basket" per la Shelflife records, "Orange pop" per la rivista Losing today, "Atlantic Flowers" per la Alison/Clairecords/Midsummer Madness's compilation, "Test Tones vol.1" per la Clairecords-Tonevendor e un  tributo pubblicato dalla Sosoft agli Slowdive).Nel 2002 messi sotto contratto dalla label tedesca Allison Records, pubblicano il secondo album "Ambar", accompagnato da critiche positive e un tour nella costa est statunitense.Nello stesso, l'etichetta spagnola Lunar records pubblica un disco tributo agli Echo & the Bunnymen.Potevano mancare i Resplandor.Ma certo che no.Sono presenti con una loro speciale versione di "The killing moon".Nel marzo 2008 esce il terzo album della maturità,"Pleamar".Chissà che cosa ci aspetta il futuro?Chi vivrà,vedrà.
Sito ufficiale del gruppo:
http://www.resplandor.com.pe/
Downfall da Pleamar(2008)