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giovedì 7 giugno 2012

Alla ricerca dell’artista perduto : Tom Diabo



Post tratto dal mio blog parallelo, "Wir sind nicht in Seattle, Dirk":


All’inizio mi ero prefissata di tracciare un determinato percorso su questo nuovo spazio web: parlare dei gruppi principali della Neue Deutsche Welle e della Komische Musik (meglio conosciuta come Kraut Rock), ma ieri per puro caso mi è capitato di ascoltare su Youtube alcune canzoni di Tom Diabo, chitarrista e compositore  tedesco dimenticato da fans (ammesso che ne abbia avuti) e detrattori. Su Internet non si trovano tracce della sua esistenza, nessuna foto, nessun sito o blog, niente di niente. Nemmeno su Discogs  si trovano informazioni, l’unica notizia  trasparita è la registrazione  di un album: Dark Star, tra il 1980 e il 1985. Naturalmente non mi sono accontenta di rimanere a bocca asciutta così, ho continuato le ricerche e sul sito del giornale “Zeit” ho trovato un articolo dedicato in minima parte a Tom Diabo, niente di particolarmente dettagliato, ma abbastanza per entrare a dovere nelle vesti di Diabo. Stando alle parole di Freddie Röckenhaus, giornalista redattore dell’articolo, “Dark star è il primo ed unico disco del chitarrista Tom Diabo (da Wuppertal ), un taccuino, i cui schizzi  non passano mai attraverso la procedura di smussatura e levigatura dello studio di registrazione. Tom Diabo muore di cancro a Febbraio. Il materiale su disco, a causa della limitatezza dell’epoca, è stato registrato su nastro a casa di Diabo, usando mini sintetizzatore, basso,chitarra e una macchina ritmica .” („Dark Star”, erste und einzige Solo Platte des Gitarristen Tom Diabo aus Wuppertal, ist ein Notizbuch, dessen Skizzen nie mehr durch die Polier- und Schleif Prozedur eines Tonstudios gehen. Tom Diabo starb im Februar an Krebs. Das Material zur Platte hatte er, ziemlich genau von der Begrenztheit seiner Zeit wissend, zu Hause auf dem Tonband eingespielt – mit Mini Synthesizer, Baß, Rhythmus Maschine und Gitarre.). Diabo si avvale di una produzione lo-fi, minimalista, si ispira al post-punk , alla dark wave e a certa minimal wave e synth-pop. L’atmosfera del disco è permeata da una certa vena malinconica,  pessimistica e rinunciataria, come se la morte fosse vicina, come se la parola fine fosse stata già pronunciata, emblematiche di questo umore nero, sono “The End of the Line” e “Dead End Street”. Il pessimismo lascia intravedere anche margini di speranza (“Love is a nice dream”), seppur tenue, e a tratti ultraterrena e trascendentale (“Heaven”). Il disco presenta alcuni momenti riusciti, canzoni come “Suspicious” che non sfigurerebbero su un disco a caso di Blank Dogs,  altri passaggi ampiamente dimenticabili, data la loro incompiutezza. “Dark Star” è un libro aperto, alcune pagine sono strappate, difficili da decifrare, altre descrivono in modo sublime la solitudine interiore di noi poveri umani.



Links :
Dark Star

domenica 15 gennaio 2012

Eric's trip - Love Tara




Strana storia quella degli Eric's Trip. Una band con i natali canadesi, ma musicalmente parlando, americana a tutti gli effetti. Il gruppo nasce nel 1990 dall'unione di vari veterani della scena underground di Moncton (New Brunswick): il cantante/chitarrista Rick White, il chitarrista Chris Thompson, il batterista Ed Vaughan (presto sostituito da Mark Gaudet) e la bassista / cantante Julie Doiron Clayton. Fin dalla scelta del nome la band canadese dimostra la sua passione per la scena indipendente statunitense, Eric's trip è infatti il titolo di un brano dei Sonic Youth.


Nel Dicembre 1990 il gruppo pubblica la prima cassetta omonima "Eric's Trip", e gli ep, Caterpillar e Drowning (1991), Warm Girl e Belong (1992), Peter (1993). Nel 1993 arriva la firma per la prestigiosa etichetta di Seattle, la Sub Pop, strano a dirlo, gli Eric's trip sono la prima band canadese a  farlo, non poteva essere altrimenti. Esce poi un nuovo ep "Songs about Chris", seguito dall'album  di debutto "Love Tara". La copertina del disco è un manifesto d'intenti, due ragazzi adolescenti nell'angolo si abbracciano, pomiciano, ed accanto, sul tavolo viene scaraventato lo zaino come uno straccio vecchio. Dalla foto non si capisce bene, ma il luogo in cui si trovano i due adolescenti potrebbe essere un stanzino di qualche high-school. Il disco descriva alla perfezione questa atmosfera adolescenziale naif, che fa molto gioventù spensierata. C'è spazio per brani ritmati, in stile alternative rock americano (Blinded, My Room, Follow, Belly) e per  brani più indie  pop alla Tiger Trap (Behind the garage, Stove, Secret for Julie, To Know them). I due approcci stilistici si incontrano con delizia e incanto quasi fossero i  corpi dei due ragazzi della cover, un equilibrio di amorosi sensi e il disco scivola via che è un piacere. Un piccolo classico del sottobosco underground canadese da ri(scoprire). Da consumare preferibilmente con il volume dello stereo (o mp3) a palla e il chewing gum in bocca, pronto ad essere appiccicato sotto il banco. Un po' come nel video di Playground love, ma in chiave dannatamente grunge. Della serie ballare con il proprio /a ragazzo/a e ritrovarsi a pogare tra la folla, senza nemmeno accorgersene. Potete già dire addio alle scarpe,  un brivido di sudore riscalderà i vostri cuori.



giovedì 10 novembre 2011

Beat Happening- Beat Happening



I Beat Happening sono la semplicità fatta musica. Ogni dettaglio è un po' naif ed è giusto che sia così. La band prende forma ad Olympia, Washington nel 1983 da un'idea di Calvin Johnson, fondatore della K records e redattore della fanzine Sub pop (poi nota etichetta discografica indipendente). In un primo momento a Johnson si uniscono Heather Lewis e Laura Carter. Successivamente entra nel gruppo Bret Lunsford in sostituzione della Carter. L'obiettivo è chiaro fin dall'inizio, fare di testa propria,  alla ricerca di una via personale  scanzonata e fuori dagli schemi del music business, all'insegna del "do it yourself". 

Nessun ruolo è predefinito, i componenti si scambiano strumenti e funzioni, e sembrano divertirsi da matti, alla faccia nostra che stiamo ancora discutendo tra mille paranoie mentali la questione annosa e noiosa "tecnicismo o minimalismo". Agli inizi il terzetto frequenta esclusivamente i caffè locali e luoghi universitari, dopo la prima registrazione autoprodotta "Beat Happening" (1984) si trasferisce a Tokyo e registra una seconda produzione "Three Tea Breakfast". 
Nel 1985 arriva il momento del grande passo, esce l'omonimo album di debutto prodotto da uno dei pilastri della scena underground, Greg Sage dei Wipers.
Più che un disco, un manifesto di leggerezza  dell'essere e spensieratezza. Canzoni brevi, tra i due- tre minuti, basate essenzialmente su voce, percussioni e chitarra, mostrano il fascino nascosto di tre accordi. Le capacità intuitive di Johnson scacciano via il fantasma della banalità in un soffio. Il risultato finale prevede nove composizioni (alcune solo voce e percussioni come "In love with you thing"), poesie pop della genuinità e del divertimento. La forza della band è racchiusa nella differenza tra semplicità e semplicismo. L'immediatezza di una sensazione è nell'abilità della sintesi, tre parole, una voce e una melodia coinvolgente. E avrete "il sorprendente  esordio dei Beat Happening".






Links:
Beat Happening con Bonus tracks

lunedì 24 ottobre 2011

Grown Up, Fucked Up : Jay Reatard

Jay Reatard (1980- 2010) è stato una delle ultime incarnazioni dello spirito rock'n'roll. Parlo al passato, vorrei parlare al presente, ma potrei generare confusione. Jay Reatard, vero nome Jimmy Lee Lindsey Jr. era un ragazzo come non se ne vedono tanti. Se ne fregava altamente delle stupide formalità e apparenze, andava dritto al nocciolo della questione: la musica, con una decisa predilizione per il fuoco sacrale del garage rock. La fiamma della passione scoppiò con i Nirvana tra i 15- 17 anni, cominciò a scrivere canzoni per sfuggire ai problemi della quotidianità ( familiari e scolastici). La direzione musicale di Reatard subì una prima svolta verso il garage quando il giovane Jimmy vide gli Oblivians di Memphis aprire il concerto dei Rocket from the Crypt. Reatard cercò di creare qualcosa di simile e fondò i Reatards, all'inizio one-man band formata esclusivamente da Lindsey alle prese con  canto, chitarra e percussioni (un secchio e un legnetto). Eric Friedl, alias Eric Oblivian degli Oblivians, piacevolmente impressionato dalle prime registrazioni del giovane diciassettenne, offrì a Lindsey di pubblicare un disco sulla sua etichetta, la Goner Records. Nel 1998 esce il primo ep "Get Real Stupid" sotto il nome Reatards e Lindsey adotta il nickname d'arte Jay Reatard.
Lo stesso anno compare il primo full lenght dei Reatards "Teenage Hate", a Jay Reatard per l'occasione si uniscono Steve Albundy (basso) e Elvis Wong Reatard (batteria).
Il disco è un concentrato esplosivo di garage al fulmicotone con forti venature punk. I Reatards, estranei a formalismi e manierismi, producono un album istantaneo e istintivo, con il gusto di fotografare la furia adoloscenziale. Rabbia e follia si incrociano alla perfezione, ne esce un ritratto grezzo e disadorno della realtà quotidiana circostante.


Nel 1999 segue il secondo album "Grown up, Fucked up", degna prosecuzione del debutto. Se è possibile, i Reatards spingono ancora di più sull'acceleratore, il risultato è una raccolta di sedici brani tiratissimi, capaci di  trascinare e scuotere come uno straccio l'ascoltatore. 


Nel 2000 Jay Reatard con la fidanzata Alicja Trout (tastiere e chitarra) e  Rich Crook (batteria) forma il side-project "Lost sounds", dedito a sonorità synth-punk. Influenzati da band come Screamers, i Lost Sounds pubblicano ben quattro album ("Memphis is dead", "Black-Wave", "Rat's Brains and Microchips", "Lost Sounds") tra il 2001 e 2004, nel 2005 si sciolgono. In contemporanea ai Lost Sounds ed altri progetti vari  che vedono Reatard molto impegnato (the Bad Times, the Final Solutions e Angry Angels), prosegue, anche se a rilento, la carriera dei Reatards, escono vari ep ("Reatards", "Monster Child", "Plastic Surgery"). Per un breve periodo la band si scioglie, Reatard la riforma e nel 2005 esce l'ultimo album del gruppo "Not fucked enough". 

Nel 2006  Jay Reatard intraprende la carriera solista con l'uscita su Goner Records del singolo "Hammer  I miss you", su la In The red segue l'album di debutto "Blood Visions". Non manca l'inconfondibile impronta garage degli esordi, ma in questo caso il suono d'insieme si arricchisce di un tocco pop che ricorda la migliore tradizione power pop. Nel seguente ed ultimo album solista di Reatard "Watch me fall" (2009) la vena pop è ancora più accentuata. Nel Gennaio 2010 Reatard viene ritrovato morto nella sua casa a Memphis. Si spegne, inaspettatamente, una fiamma del rock'n'roll. Sarà difficile bruciare senza le vampate di fuoco di Rock'n'roll di Jay.




Links:
Discografia Reatards
Discografia Lost sounds
Discografia Jay Reatard

lunedì 11 aprile 2011

Ty Segall- Lemons



Artista:Ty segall
Titolo:Lemons
Anno:2009
Genere: Garage rock, Lo-fi

Tracklist :

1. It # 1
2. Standing at the Station
3 .In Your Car
4 .Lovely One
5. Can’t Talk
6 .Cents
7. Untitled #2
8 .Rusted Dust
9 .Die Tonight
10 .Johnny
11. Drop out Boogie
12. Like You
Negativi sparsi sulla scrivania. Alla rinfusa, senza un ordine preciso. Nella testa aleggia una tale confusione, cerco di raccogliere il materiale da portare a sviluppare. Nella fretta il tè mi cade sulla maglietta. Il fotografo può aspettare domani. Scaravento i negativi sul pavimento, mi diverto come una matta a decifrarli, attratta dalla sottile linea rossa di riflesso al sole. A volte dietro il bozzetto di un quadro  si nasconde un capolavoro. Le emozioni in divenire attraggono la curiosità del dubbio. Ty segall, garage rocker di San Francisco con il suo terzo album “Lemons”(2009) cattura l’attimo prima dello scatto di una foto. Soggetti in movimento fuori obiettivo . Fotogrammi di vita in presa diretta,  lunghi viaggi in macchina o in treno(“Standing at the Station”,”In you car”). Spesso senza titolo come nella instrumental song“Untitled #2” o nella garage-punk song “It #1” . Con sorriso beffardo e passo furtivo tra un drink e  l’altro, Ty segall se la spassa alla grande, senza prendersi troppo sul serio, In “Rusted dust”, ballata acustica in riva al lago, sembra quasi di sentire il fantasma di Kurt cobain, ma intonato. Per non parlare di “Like you”, canzone incrocio tra la psichedelia anni sessanta e il lo-fi anni novanta, suona come se Syd Barrett cantasse una canzone di Blank dogs. E allora diciamolo( o se preferite diciamocelo), è così importante se il nero inchiostro sbava? Da quando in qua il rock’n’roll è per damerini precisini? Errori, imprecisioni trasmettono brividi inimmaginabili  sottopelle. Troppo spesso le indie-band inglesi di assalto se lo dimenticano, ma per fortuna brani come “Can’t talk”, “Die tonight”, “Johnny”, “Drop out boogie” ce lo ricordano. Beh che dire, meno male che Ty segall c’è!


Recensione pubblicata anche su The Wave Lenght




Streaming:

martedì 8 marzo 2011

Come un vecchio film : Blank Dogs - On Two Sides



Prima o poi tutti i dvd finiranno nel cestino. E’  così accecante la visione nitida dei colori sullo schermo video collegato al lettore dvd. Quanto è bello guardare  un vecchio film nel formato originale non rimasterizzato, riscoprire le vecchie videocassette  sepolte da cumuli di polvere e la pellicola rovinata dall’incuranza del tempo. L’imperfezione della trasmissione visiva riflette l’indecisione dei tratti emotivi, l’indeterminazione dei movimenti sensoriali. La perfezione razionale della tecnologia nasconde meschinamente gli errori umani. E’ giunta l’ora di ritornare alle radici primitive della trasposizione audio-visiva. Il mezzo di comunicazione narrativa non deve alterare il messaggio. Blank Dogs al secolo Mike Sniper, polistrumentista statunitense reduce da un’esperienza in ambiente hardcore-punk (nel gruppo DC Snipers), condivide alla grande questa Weltsanschaung. Nel 2008 pubblica il disco d’esordio “On two sides”, salutato dalla critica come il ritorno alla bassa fedeltà, tanto cara ad artisti degli anni novanta come Pavement, Guided by voices, Sebadoh. Ma che genere fa il baldo giovane Sniper? Difficile da dire, sfugge da  ogni possibile catalogazione. E poi direi che non se ne può proprio più di classificare gruppi e artisti. Blank Dogs elabora un sound tutto suo, con le sue ali dorate, vola soave , leggiadro come un tenero uccellino  tra rami caduti, selve oscure e alberi dai folti cespugli. Un  sorta di usignolo scalmanato che non verrà ricordato certamente per la sua intonazione , ma per la frammentarietà dei gettiti vocali. Una fontana di suoni. Schizzi di parole  sgocciolano  sulla tela del pentagramma affreschi di note, colorate a tinte forti da accenni di suggestivo post- punk alla Wire (“Ants”, “Epic moves”) e da pennellate di dark-new wave, sfumate da una voce fantasma  ricordante a tratti un Robert Smith raffreddato (“Blaring speeches”). E’ facile incantarsi, dimentichi del mondo esterno, con la mente tra le nuvole della spensieratezza(“Meltdown cloud”) , ritrovandosi a ripetere gesti automatici-robotici, come premere e ripremere fino all'infinito il pulsante “replay” per rivivere attimi pop fugaci attraversati da turbinii elettrici (“Calico Hands”,”Pieces”,”The station”,”The lines”). Momenti scanzonati di lucida follia con tanto di coretti, rimbombanti come echi nel vuoto (“Three window room”,”RCD song”). Questo ed altro vi può regalare lo strabiliante universo di Blank Dogs.