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domenica 9 ottobre 2011

Island in Heaven : R.I.P. Mikey Welsh




Ieri è morto Mikey Welsh, il nome forse non vi dirà niente, almeno che non siate un fan  di Weezer. Welsh, bassista della band di Rivers Cuomo tra il 1998 e il 2001, prese parte alla realizzazione di "Weezer (Green Album)", terzo album del gruppo. Dopo l'esaurimento nervoso che lo colpì lascio i Weezer e poi la musica, cominciò a dedicarsi a le arti visive con discreto successo.

Da parte mia non potrò mai scodarmi quando lo vidi per la prima volta nel video di "Hash pipe", la canzone che mi fece conoscere i Weezer, una delle mie band preferite. Ed ora spazio alla musica, ogni parola in più sarebbe superflua.

Links:
Sito di Mikey Welsh
Saluto dei Weezer


"On an island in the sun
We’ll be playing and having fun
And it makes me feel so fine
I can’t control my brain

We’ll run away together
We’ll spend some time forever
We’ll never feel bad anymore"


venerdì 29 luglio 2011

La Strana Coppia : Weezer e Flaming Lips


Ieri Weezer e Flaming Lips si sono ritrovati al "Nikon at Jones Beach Theater" presso il PNC Bank Arts Center, Holmdel Township, New Jersey. A inizio concerto Rivers Cuomo e Wayne Coyne si sono presentati on stage, racchiusi in palloncini, si sono simpaticamente spinti, rotolati l'uno con l'altro.Tra l'entusiasmo dei presenti le rispettive band hanno poi suonato una cover, "Sweat Leaf " dei Black Sabbath. La serata iniziata nei migliori modi tra ritmi infuocati e bolle rotolanti è continuata con l'alternarsi sul palco di Weezer e Flaming Lips fino alla conclusione finale, quando le due band per salutare gli spettatori hanno unito le proprie forze per "She don't use Jelly" e "Undone- The Sweater Song".Con il senno di poi una bella coppia, che si è divertita e ha divertito. Non so quanto sia possibile che un evento simile si ripeta, ma speriamo che succeda di nuovo.Dita incrociate.


Setlist:
The Flaming Lips and Weezer
1. Space Bubble Intro
2. “Sweet Leaf” (Black Sabbath cover)
The Flaming Lips
3. Worm Mountain”
4. Silver Trembling Hands”
5. Yeah Yeah Yeah Song”
Weezer
6. “Hash Pipe”
7. “El Scorcho”
8. “Perfect Situation”
The Flaming Lips
9. “Is David Bowie Dying?”
10. “See The Leaves”
11. “Laser Hands Jam”
Weezer
12. “My Name is Jonas”
13. “Susanne”
14. “The Good Life”
The Flaming Lips
15. “Yoshimi Battles the Pink Robots Pt. 1″
16. “Ego’s Last Stand”
17. “Pompeii am Götterdämmerung”
Weezer
18. “Island in the Sun”
19. “You Gave Your Love to Me Softly”
20. “Paranoid Android” (Radiohead cover)”
The Flaming Lips
21. “What Is The Light?”
22. “The Observer” (Extended Jam)”
Weezer
23. “Pork and Beans”
24. “Tired of Sex”
25. “Say It Ain’t So”
26. “(If You’re Wondering If I Want You To) I Want You To”
The Flaming Lips
27. “Do You Realize??”
Weezer
28. “Buddy Holly”
29. “Only in Dreams”
Weezer and The Flaming Lips
30. “She Don’t Use Jelly”
31. “Undone – The Sweater Song”



sabato 14 maggio 2011

Cover experience

La colonna sonora  per il film commedia "Pump up the volume"(1990) di Allan Moyle, vede la collaborazione di due mostri dell' Hardcore-punk americano, Henry Rollins e Bad Brains.
Non si tratta di una coposizione originale, ma di una cover, e che cover."Kick out the jams" degli MC5, storica proto-punk band di Detroit, in attività tra fine degli anni sessanta e inizio settanta.Qualsiasi altra band, molto probabilmente avrebbe rovinato la canzone originale, privandola di quella carica esplosiva micidiale che l'ha contraddistinta nei decenni.Ma non è il caso di Rollins e Bad Brains.Anzi.Il brano riceve nuovo smalto, con in più un tocco di nichilismo, rigorosamente hardcore.La cover meglio dell'originale?Ecco, senza sbilanciarsi troppo, sicuramente una cover degna della folle atmosfera dell'originale
Cover:
L'originale dal debut-live album degli MC5(1969):



Pensate che l'ora delle cover sia finito? Niente affatto.Proprio ieri mi è arrivato in formato cd il Red Album dei Weezer. L’occhiolino mi cade subito tra le  due Bonus tracks.Magia delle magie, scorgo il titolo “Life is what you make it”.Sobbalzo sulla sedia e mi metto subito all’ascolto del cd. Proprio come immaginavo, i Weezer hanno coverizatto uno dei tanti gioiellini pop dei Talk talk, Life is what you make it, uno dei singoli di punta di “The colour of spring”, album di transizione pop/art-rock per la band di Mark Hollis.Si storce quasi sempre il naso davanti alle cover. In questa occasione non mi riesce proprio, adoro l’opera compositiva di Mark Hollis, artista a 360 gradi, capace di passare da un pop commerciale, ma mai banale, alla sperimentazione tra jazz, rock, musica ambient. E che dire di Rivers Cuomo, leader dei Weezer, genietto pop degli anni novanta/duemila, che ha messo in pratica, rasentando la perfezione, la lezione melodica di Beach Boys/Beatles e le chitarre rumorose sul filo dell’armonia dei Pixies.Le mie sinapsi uditive, catturate, direi quasi ipnotizzate, dal suono sporco di chitarra, influenzano fortemente il mio senso critico.E’ impossibile, non ce la faccio, è più forte di me, non posso esprimere un parere negativo sul rifacimento di Life is what you make it da parte dei Weezer.Però ripensandoci non è così,una mia opinione, ascolto dopo ascolto, l'ho maturata.Nonostante riconosca che come cover sia discutibile e che quindi l'effettiva riuscita del brano sia opinabile, non riesco a smettere di ascoltarla.Catturata, attratta inconsapevolmente da quella dannata chitarra rumoreggiante per tutta la durata del brano.

Weezer version:
L'originale da "The colour of spring"(1986):

martedì 19 aprile 2011

Weezer - Blue Album

Artista: Weezer
Titolo: Weezer (Blue album)
Genere: Power pop
Anno:1994
Tracklist:
1.My name is Jonas
2.No one else
3.The world has turned and left me here
4.Buddy Holly
5.Undone-The sweater song
6.Surf wax America
7.Say it ain’t so
8.In the garage
9.Holiday
10.Only in dreams

Chitarra nell’angolo, poster di gruppi metal attaccati alla porta, fila di fumetti della Marvel sul comodino. Così mi immagino la cameretta del giovane Rivers Cuomo. Le giornate passano a leggere X-men, guardare la sit-com preferita, suonare nel garage di casa. Strumenti sparsi sul pavimento, divertimento a non finire. Ridendo e scherzando, dopo numerose registrazioni home-made soliste, Cuomo sperimenta per la prima volta l’idea di band, forma nel 1989 un gruppo progressive metal, gli Avant Garde(poi Zoom).Il gruppo dura il battito di un occhio, si scioglie nella primavera del 1990 dopo una serie di concerti nel Connecticut, ma Cuomo non si perde d’animo. Nel Febbraio 1992 dà vita a un nuovo progetto, i Weezer. E’ la volta buona. Cuomo & Company vengono messi sotto contratto dalla DGC (succursale della Geffen) nel Giugno 1993. Il 10 maggio 1994 esce il disco di debutto Weezer prodotto da Ric Ocasek( leader della band eighties Cars) e denominato “Blue album” per il colore blu della copertina. Dieci tracce di guitar pop melodico. Un raggio di sole nella cupezza grunge. La freschezza di un bicchiere di limonata in un caldo pomeriggio di Agosto. La scuola è finita. Un gruppo di amici si ritrova in occasione di una festicciola a provare nello scantinato. La testa si perde tra echi di Pixies (Undone- The sweater song) e i poster dei Kiss tappezzati sulla parete “on the wall,My favorite rock group, Kiss. I’ve got Ace Frehley. I’ve got Peter Criss.”(In the garage).Il garage è una terra lontana dove nessuno ci può sentire.” Let's go away for a while. You and I to a strange and distant land.”(Holiday).Bagagli all’aria trascinati dal vento. A pochi chilometri il mare ci aspetta, manca solo la tavola da surf”The sea is foamin’ like a bottle of beer,The wave is comin’, but I ain’t got not fear”(Surf wax America).Al tramonto, inizia il concerto in spiaggia. Cuomo suona, non perde di vista la ragazza dei suoi sogni. Fantastica, immagina la sua dolce metà tutta per sé(No one else, The word has turned and left me here, Only in dreams). Lei è Mary Tyler Moore, lui è Buddy Holly, al diavolo cosa pensano le altre persone. Per un giorno si può fingere di essere finiti in Happy days, all’alba torna tutto come prima. La solita routine stressante del college.



” Woo-ee-oo, I look just like Buddy Holly. Oh-oh, and you’re Mary Tyler Moore. I don't care what they say about us anyway.”(Buddy Holly).



Recensione pubblicata anche su The Wave Lenght