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domenica 1 gennaio 2012

What's the story? There is no glory : Dane Conover


Non c'è gloria per Dane Conover, polistrumentista, componente della pop band di San Diego "Puppies", che nel 1982 decide di spiccare il volo da solo con un progetto  da one man band, i "Trees". I presupposti per il successo di pubblico e critica ci sono tutti. "Sleep convention", il primo disco di Conover (aka Trees) esce su un'etichetta major, la MCA Records e viene prodotto da Earle  Mankey, leggenda del rock losangelino (chitarrista degli Halfnelson e produttore di band come Runaways, Concrete Blonde, The Long Ryders e molte altre). 

I video low budget, realizzati da Kim Fowley, vengono trasmessi per qualche settimana sulla nascente MTV americana per poi poi sparire dalla circolazione (recentemente sono stati pubblicati dallo stesso Conover sul canale youtube "Pop Gems"). La MCA Records non si dimostra interessata alla promozione dell'album, il disco viene di sana pianta ignorato dalle maggiori stazioni radiofoniche. E manco a farlo apposta, la mancanza di pubblicità e di esposizione designano il fallimento commerciale di "Sleep convention", ma consegnano a "Sleep convention" l'aurea di disco di culto  e gemma perduta. Sul web gli appassionati di new wave e synth pop ancora oggi discutono amabilmente di "Sleep convention" e vanno alla ricerca su ebay delle copie originali del vinile. E a ben vedere sono sulla cresta dell'onda dei buon gustai, di fatto"Sleep Convention" si dimostra una piccola perla da riscoprire. Conover unisce la sua passione per lo stile pop alla Beach Boys a quella per le nuove tecnologie futuristiche e futuribili. Le atmosfere del disco sono un ponte ideale tra passato ("Red Car" ) e futuro ("Shock of the new"), tra l'immaginario romanzesco del Grande West e  il clima di distensione da guerra fredda. Sogni, paure, desideri, ricordi d'infanzia sono racchiusi in dieci, deliziosi brani synth-pop . Cosa voler di più dalla vita.

Streaming


Links:
Sleep Convention
Streaming del programma radio di Dane Conover
Canale youtube "Pop Gems"

sabato 17 dicembre 2011

Orchestral Manoeuvres in the Dark - Organisation




Dopo Gary Numan mi ritrovo a parlare degli Orchestral Manoeuvres in the Dark (spesso abbreviato in OMD), gruppo synth-pop che ottenne un certo successo con il brano "Enola Gay" nel 1980, con ben cinque milioni di copie vendute in tutto il mondo. La canzone in questione è piuttosto inflazionata, presenta un ritornello di facile presa e si rifà agli stilemi classici del pop anni ottanta. Il testo invece, come ebbi modo di discernere tempo fa (qui), nasconde una profondità in sospettabile per l'epoca, passata ingiustamente alla storia come l'era trionfante dell'edonismo reaganiano. Ma sia chiaro gli OMD non sono solo Enola Gay, sarebbe come perdersi in un bicchiere d'acqua, mezzo pieno e mezzo vuoto. Forse non particolarmente originali, Paul Humphreys (voce, sintetizzatori) e Andy McCluskey (sintetizzatori, basso, voce), principali artefici del sound OMD, emergono per l'abilità indiscussa nel comporre perfette canzoni pop. 

La forma mentis del duo spazia dalla new wave a certa elettronica (non mancano timidi echi di Kraftwerk in "The Misunderstanding", "Stanlow"), ma inevitabilmente salta all'occhio la sensibilità melodica del combo. Anche nelle composizioni caratterizzate da atmosfere più eteree e malinconiche non manca quel sesto senso innato per l'armonia ("The More I see you", "2nd Thought"). Dietro l'oscurità delle nuvole, raffigurate in copertina, si nascondono i raggi del sole.  Gli OMD  sono l'arcobaleno all'improvviso dopo una giornata piovosa, un'infinita gamma di sfumature da provare per assaporare un attimo fuggente di felicità e spensieratezza, ben al riparo da  certe soluzioni musicali pacchiane e trash di certo synth-pop e italo disco. Un incrocio ben riuscito tra retroguardia, avanguardia e classicismo pop. Gli OMD traggono spunto dalla più classica forma canzone pop, ma  non disdegnano la contaminazione, seppur tenue, con i tratti tipici del nascente movimento post-punk/ new wave, particolarmente florido a Liverpool (vedi Echo & The Bunnymen, Teardrop Explodes, Pink Industry, Pink Military), città natale del gruppo. Non a caso il primo singolo degli OMD, "Electricity" esce su Factory Records, storica etichetta del post-punk.  
OMD & Ian McCulloch
La formula pop vincente della band raggiunge il suo apice con l'album successivo "Architecture & Morality" (1981) per poi perdere di attrattiva e smalto con il passare degli anni. Nel 2006 la coppia Humphreys e McCluskey si è ritrovata dopo anni di incomprensioni, realizzando prima un tour e poi un album "History of Modern" nel 2010. Il mio consiglio è di lasciar perdere la reunion e riscoprire i capolavori della band, prima "Organisation" e "Architecture & Morality", senza preconcetti e pregiudizi.

venerdì 9 dicembre 2011

Gary Numan - The Pleasure of Principle



Gary Numan, classe 1958, a diciannove anni, nel  1977, in piena epoca punk, forma a Londra la sua prima band, i Tubeway Army, si fa accompagnare dal bassista Paul Gardiner e da  vari batteristi Bob Simmonds, Jess Lidyard, Sean Burke e Barry Benn.  Il primo album del gruppo esce nel 1978 per la Beggars Banquet. Il risultato finale è un interessante incrocio tra sonorità post-punk ("Listen to the sirens", "The dream police"), acustiche (Everyday I die", "Jo The Waiter") e simil punk con venature glam ("My Shadow in Vain", "Are you Real"). Nel 1979 segue "Replicas", pubblicato su Beggars Banquet per la Gran Bretagna e su Atco Records per gli USA.



Inizialmente l'etichetta è restia alla pubblicazione, il lavoro di Numan & Co presenta un sound elettronico ben definito, si scontra, inevitabilmente con le furie oltranziste dell'ondata punk. A rivelarlo è lo stesso Numan: " Il nostro album era fatto interamente di chitarre, e io ho sostituito il loro suono con quello del sintetizzatore. Quando ho presentato alla mia casa discografica un album semi-elettronico, mi hanno detto semplicemente: "No". Tuttavia, non avevano altri soldi: avevano investito tutto quanto avevano su di noi, e quindi dovettero pubblicarmelo lo stesso. Se avessero avuto più soldi, l'album non sarebbe mai stato pubblicato.". Con il senno di poi la casa discografica ci avrebbe perso economicamente ("Are Friends electric" raggiunge la posizione numero uno nella classifica inglese del Giugno 1979) e la storia della musica non avrebbe conosciuto uno dei massimi capolavori del synth pop, un fulmine al ciel sereno nella scena underground inglese. L'album presenta chiari riferimenti al glam rock dei Roxy Music e alla new wave degli Ultravox, ma brilla di luce propria, dimostra la possibilità di unire a sonorità elettroniche  atmosfere dark, tipiche di certo post-punk e  testi mai banali, ispirati alla narrativa fantascientifica di Philip K. Dick. Nel 1979 i Tubeway Army si sciolgono, Numan non abbandona la musica, decide di continuare la sua carriera da solista, insieme all'amico bassista di lunga data Paul Gardiner. Segue la pubblicazione di "The Pleasure of Principle", prima opera solista di Numan. Il disco conferma lo  straordinario stile di Numan, alieno e glaciale, abile nel catturare l'attenzione dell'ascoltatore all'istante con soluzioni compositive mai scontate. Il sintetizzatore Minimoog svolge la funzione da pifferaio magico che incanta e stupisce, ne è conferma il notevole successo di pubblico di canzoni come "Cars" e "Complex", e dell'intero album. La fremesi creativa continua con il lavoro successivo "Telekon"(1980), per poi scemare con "Dance"," I, Assasin", "Warriors" fino al punto di non ritorno, "Machine + soul"(1992), di cui Numan è ben consapevole. Nel 2006 ha dichiarato in un'intervista a Ondarock :"Quando ho cominciato a fare musica, mi piaceva comporre, volevo essere parte del mondo musicale; una volta raggiunto il successo, specialmente in Inghilterra, cominciai a scrivere canzoni non per amore della musica, ma perché volevo che la mia carriera restasse a galla, e la casa discografica contenta. Questo è un motivo sbagliato per scrivere canzoni, ma io l'ho assecondato almeno fino al 1992, quando sono uscito con un disco talmente brutto che non piaceva neppure a me."   Numan ha superato la crisi compositiva a metà anni novanta, proseguendo  la propria carriera in maniera più che dignitosa con lavori dalla forte impronta industrial / gothic rock ("Sacrifice", "Dark Light", "Exile", "Pure", "Jagged", "Dead son rising").





giovedì 21 luglio 2011

Wall of Voodoo- Wall of Voodoo

Artista: Wall of Voodoo
Titolo:   Wall of Voodoo
Genere: Post-punk
Anno:1980


Tracklist:
1.Longarm
2.The Passenger
3.Can't make love
4.Struggle
5.Ring of Fire
6.Granma's House






"Wall of Voodoo" (1980), prima produzione discografica dei Wall of Voodoo, dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, quanto un ep possa essere importante e scrivere il futuro di un artista alle prime armi. Nel caso di "Wall of Voodoo" credo si possa parlare tranquillamente di  uno dei miglior ep d'esordio mai pubblicato da un gruppo emergente. Non sono io a dirlo, che conto meno di niente, ma è testimoniato dai fatti: qualche anno più tardi, nel 1991 l'ep viene inserito nella compilation "The Index Masters", a testimonianza della sua validità e significato intrinseco nella storia dei Wall of Voodoo.





A differenza di molti debutti "Wall of Voodoo" non presenta debolezze, è un fulgido esempio di come un gruppo possa avere fin dagli inizi le idee ben chiare e riuscire a produrre un suono ben amalgamato, a metà strada tra la tradizione country americana, lo spaghetti western, l'avanguardia post-punk e la sperimentazione elettronica. Il direttore di orchestra è un giovane, ma già determinato, Stan Ridgway. Con voce nasale  racconta storie di disadattati e criminali. Mancano i pop corn e potremmo essere al cinema a vedere "C'era una volta in america". Il fantasma di Morricone ipnotizzato dal pifferaio magico si aggira inosservato (The Passanger), mentre lo spettro di Johnny cash, abbandona la chitarra e imbraccia il sintetizzatore (Ring of fire, cover giustappunto del brano di Cash). Le ombre di Cash e Morricone sono travolte dallo stesso destino: dai ritmi nevrotici e piacevolmente ossessivi, disegnati dalla chitarra di Marc Moreland (Longarm) e da i sintetizzatori, muro sonoro da sfondo alle varie narrazioni. Trame suggestive, non solo per la sostanza a cui accennavo prima, ma per la forma, disturbata da rumori strani o quantomeno inusuali in un brano rock: un squillo di telefono ( Granma's House) e i suoni di un orgasmo femminile (Can't make love). Non un semplice ep, ma un'anteprima gustosa, in vista delle portate principali, "Dark continent"(1981) e "Call of the west"(1982).






mercoledì 20 luglio 2011

Tears for fears- The Hurting

Artista: Tears For Fears
Titolo : The Hurting
Genere :Synth pop
Anno: 1983


Tracklist:
1.The Hurting
2.Mad World
3.Pale Shelter
4.Ideas as Opiates
5.Memories fade
6.Suffer the children
7.Watch me bleed
8.Change
9.The Prisoner
10.Start of The Breakdown






"The Hurting" ovvero quando l'eleganza pop incontra i sintetizzatori.Roland Orzabal (voce, chitarra, tastiere) e Curt Smith (voce, basso, tastiere) realizzano al debutto discografico il perfetto connubio tra la tradizione melodica britannica e le nuova frontiera sintetica degli anni ottanta.Alle sofisticate trame sonore si accompagnano testi dall'alto spessore enfatico:dietro armonie cupe si nascondono gridi di dolore e sofferenza per un'infanzia difficile o sofferti, complicati legami relazionali ed affettivi. The Hurting, la title-track, descrive su delicati ritmi di synths e raffinate linee di basso  con estrema dolcezza nella disarmante tristezza  la  disperata richiesta di aiuto di una persona sprofondata nella solitudine più cupa " Is it an horrific dream.Am I sinking fast.[...] could you ease my load ."(Questo è un sogno orripilante.Sto affondando velocemente [...] potresti alleviare il mio dolore).


La freddezza dei sintetizzatori lascia spazio per la prima volta ai sentimenti. "The Hurting" cambia l'immaginario comune, i synths, per antonomasia, simbolo dell'immobilismo emotivo, tracciano il filo rosso della passione, intrecciandosi a  leggiadri suoni di chitarra e basso.Mad World, ballata synth-pop dai toni sommessi e mesti, nel suo crescere martellante, esplode in  contorni elegiaci delineati  dal suono smaccatamente elettronico dei synhts.I Tears For Fears riescono dove molti gruppi hanno fallito:creare un perfetto ritornello pop di successo, ma non banale.Mad World, nella sua infinita malinconia lirica, decreta il successo del gruppo.Fino ad allora i Tears For Fears di fatto non erano riusciti ancora ad emergere, i primi singoli, Suffer the Children (1981) e Pale Shelter (1982) non avevano suscitato l'interesse del pubblico.Ma poi il paradiso all'improvviso con Mad World e la consacrazione con  Change, brano dall'incedere dance con basso funky  e tastiere latineggianti in primo piano."The Hurting" non è solo un raccolta di singoli da alta classifica, affermarlo, sarebbe sminuirne il valore e dimenticare i tanti piccoli gioielli pop presenti su disco.La claustrofobica The Prisoner, la minimal-utopistica Ideas as Opiates, le struggenti Memories Fade , Watch me Bleed e Start of the Breakdown.Una raccolta di affreschi neo-realisti del malessere dell'uomo moderno.Dimenticata per anni e riscoperta solo qualche anno fa con la cover di Mad World, realizzata da Gary jules per la colonna sonora di "Donnie Darko".




Streaming


domenica 8 maggio 2011

Video killed the radio star



C'era una volta MTV. Niente reality trash, trasmissioni al limite della deficienza umana.Ma solo musica 24 ore su 24.Paris Hilton picchiava le barbie, i ragazzi buzzurri di Jersey Shore giocavano con il lego e Justin Bieber non era stato ancora concepito.Altri tempi non migliori, ma senz'altro diversi. Il primo video trasmesso da MTV America è stato  "Video killed the radio star" dei Buggles, canzone  dal titolo  più che mai emblematico. Le star dei videoclips della nascenti televisioni musicali uccidevano metaforicamente i divi della radio. Mi è ritornata in mente stasera, per caso. In un mercatino di beneficenza ho acquistato il 45 giri di questo brano synth-pop dal ritornello accattivante. Ah(sospirio di sollievo), le piccole gioie quotidiane.

venerdì 25 febbraio 2011

Duran Duran vs Talk talk

Inretrospect
Dischi a confronto
Duran Duran(1981,Emi)

The Party is over(1982,Emi)
Nel 1981 il punk è un miraggio del passato, la festa  è finita. Per le strade deserte, desolate  i coriandoli ci ricordano tristemente che il carnevale è finito. Niente più sarà come prima. Addio ai monti, fiumi, laghi, ops ho sbagliato incipit,  volevo dire, addio  alla strafottenza, sfacciataggine dei Sex pistols, all’inesperienza cialtrona sanguinolenta dei Germs, alla violenza sonora dei Chelsea. Dalle ceneri del punk nascono la new wave, il synth pop e il tanto bistrattato movimento new romantic. Mentre gli Echo and the bunnymen pubblicano Heaven up Here(1981) , uno dei dischi simbolo della new wave,tra atmosfere sognanti e trasognanti, immaginifiche, esce presso la major EMI l’album esordio dei Duran Duran,  band paladina incontrastata dei new romantics alla moda, elegantemente vestiti e con la "chioma" in ordine (“some new romantic looking for the tv sound” motto contenuto nel primo singolo “Planet earth”) e odiata acerrimamente  dagli anti-paninari, i genitori, i fratelli minori/maggiori, i darkettoni anni ottanta e dai Carabinieri italiani,costretti a fare gli straordinari. Il tour britannico della band è aperto dai Talk talk,compagni di casa discografica, ma non solo. I Talk talk condividono con i Duran Duran lo stesso produttore ,Colin Thurston(Duran Duran, The party is over). Nel disco di debutto dei Talk talk, The party is over, non mancano echi duraniani, suoni sintetici, inevitabile strizzata di occhiolino al suono elettro-sincopato eurythmicsiano(“Another world”), rimandi al pop da classifica (“Today”,”Talk talk”),  deliziose ballate malinconiche dal retro gusto dolce-amaro(“Mirror man”, “Have you heard the news”,”Candy”).E’ superficiale considerare, come spesso ho letto, la band di Mark hollis(fase synth pop 1982-) un copia mal riuscita del gruppo di Birmingham o ancora peggio un  gruppo modaiolo alla ricerca di melodie dance-new wave da discoteca. Il feeling danzereccio è tipicamente duraniano, in “Duran duran” il motivetto pop ballabile easy-listening è sempre dietro l’angolo(“Girls on film”,”Is There Something I Should Know?”,”Anyone out there”,”Careless memories”), bussa alla porta quando meno te l’aspetti, ti sorprende e ti fa muovere il piedino. This is pop o quasi. Non aspettatevi il surf pop dei Beach boys, ma semplici melodie orecchiabili. In più c’è qualche sperimentazione all’insegna del japan sound di  David Sylvian (“Night boat”,”Tel Aviv”).


Have you heard the news? da "The party is over"

Night boat da "Duran Duran"


giovedì 4 novembre 2010

Blancmange

Questa musica m'è dolce…
















Se siete cresciuti a pane e synth pop, ricorderete di certo i Blancmange. Ammettetelo erano il vostro piatto preferito, erano così dolci. D'altronde chi può mai battere in dolcezza un budino.Sì, Blancmange in inglese significa budino. Il sound della band difatti è molto zuccheroso, si potrebbe dire la solita frase "in nomen omen ", ma sarebbe sbagliato: il nome del gruppo è stato scelto casualmente, in ricordo del primo incontro (i due membri della band si incontrano per la prima volta ad una festa in cui il budino è la portata principale). I due si divertono a scherzare con il loro nome, numerose sono le copertine con in primo piano un budino pronto per essere mangiato. Che la merenda abbia inizio!