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mercoledì 15 giugno 2011

Theatre of Sheep-Quiet Crusade



Artista: Theatre of Sheep
Titolo: Quiet Crusade
Genere: New Wave, Post-punk
Anno:1983
Tracklist:
1.Like Wild Young Things
2.Annalisa
3.Glamour (I wanna be Lovelee)
4.Love is never sane

"Quiet Crusade" (1983) , primo ed unico ep dei Theatre of Sheep, è l'inizio di qualcosa che avrebbe potuto essere grandioso. E non lo è stato. I presupposti per una grande carriera c'erano tutti. E' il 1980, un gruppo di ragazzi di Portland, Oregon. Rozz Rezabek Wright (voce), Leslie Arbuthnot ( tastiere), Jimi Haskett (chitarra), Jim Wallace (basso), Brian Wassman (batteria) decidono di formare una band, senza manie di protagonismo, con l'unico obiettivo di divertirsi tra amici nei locali. Risultato raggiunto, un'estenuante attività live li vede protagonisti nella costa ovest, ma non solo: dai concerti in piccolo allo Starry Night Club, al Pine Street Theatre, a diventare gruppo supporter per artisti del calibro di  Iggy Pop, Gang of four, Modern English, il passo è breve. "Quiet Crusade" ne è la prova su disco del talento dei Theatre Sheep. Un gruppo dalle mille sfaccettature. Il lato spensierato della college rock band nell'intro di Like Wild Young Things e Glamour , l'animo dark malinconico da new waver  in Annalisa e Love is never sane. Le corde della chitarra pizzicano l'umore dell'ascoltatore, variabile come l'espressività vocale di Rozz Rezabek. A tratti romanticamente triste, a tratti gioiosa. La delusione per un amore non corrisposto e la speranza per una nuova fiamma di luce nel buio della disperazione, tutto questo  in  una unica ondata di suoni, travolgente e sconvolgente. Non per molto però, nel 1984 i Theatre of Sheep si sciolgono. Per ritornare insieme saltuariamente per qualche show negli anni novanta e nel 2007 per lanciare la raccolta "Old Flames".


Intervista ( in inglese) a Rozz Rezabek qui








domenica 5 giugno 2011

1919- Complete collection




Artista:1919

Titolo:Complete Collection
Genere:Post-punk/Ghotic-rock
Anno:2001
Tracklist:
1.Caged
2.After the fall
3.Repulsion
4.Tear down these walls
5.Alien
6.Machine
7.The Hunted
8.The Scream
9.Slave
10.The Ritual
11.Control
12.Cry Wolf
13.Dream
14.Storm
15.Earth Song
16.Can this be real
17.Midas touch
18.Giant

1919, band in bilico tra post-punk e gothic-rock, si forma a Bradford,  città industriale del West Yorkshire (Gran Bretagna), nel dicembre 1980.Ian Tilleard (voce), Mark Tighe (chitarra), Steve Madden (basso), Mick Reed (batteria). L’idea di base, secondo Mick Reed, è di creare un gruppo dal suono melodico pesante e intenso senza fronzoli e propositi precisi. E ci riesce, peccato i 1919 durino il tempo di un disco, “Machine”, pubblicato nel 1983, un anno prima del definitivo scioglimento del gruppo, avvenuto nel 1984. Nel 2001 la Cherry red records rispolvera dalla muffa degli anni il materiale discografico dei 1919 ed  esce a sorpresa “Complete Collection”, raccolta, che include la tracklist di“Machine”, con l’aggiunta di brani inediti, mai pubblicati prima. Una compilation per tutti gli amanti del gothic rock/ positive punk. Quasi imperdibile. Gli ingredienti per la ricetta dark-wave perfetta non mancano. Riff nevrotici, suoni algidi, voce ansiogena. Una potenza sonora ineguagliabile. Pause di panico prima del buio, profondo come le linee di basso da sfondo alle inquietudini vocali di Tilleard. Atmosfere turbate, dissonanti, che non sfigurerebbero in un disco di Bauhaus, Killing Joke. Proprio a quest’ultimi i 1919 sono stati spesso paragonati. Le affinità e le somiglianze sono indubbie. Ma è solo una coincidenza. Difficile riscontrare nel progetto 1919 una volontà di imitazione o copia come accade per i gruppi revival new wave del nuovo millennio. Semmai è  il caso di parlare reciproca influenza fra band nella prima metà degli anni ottanta. E’ verosimilmente plausibile, anche se non abbiamo testimonianze concrete, il passaparola musicale tra artisti. Immagino il cantante dei 1919 nella sua cameretta ad ascoltarsi l’esordio dei Killing Joke o magari perché no, Peter Murphy incuriosito dal disco di debutto dei 1919. Un fluire di spunti e idee. Sempre più rare negli anni zero del riciclo di mode e generi. Oggi i 1919 verrebbero osannati dalla stampa specializzata, all’epoca erano oscurati dalla grandezza incommensurabile delle band pioniere del gothic-rock.




mercoledì 1 giugno 2011

Virgin Prunes- Twenty Tens




Artista: Virgin Prunes

Titolo: Twenty tens
Genere: Gothic-rock
Anno:1981
Tracklist:
1.Twenty tens (I’ve been smoking all night long)
2.Revenge
3.The Children are crying
4.Greylight

L’Ep Twenty Tens (1981) è la prima produzione discografica della band new wave/gothic-rock dublinese Virgin Prunes (tradotto in italiano “puri derelitti”), ma contiene già i tratti caratteristici e simbolici della poetica dei Virgin Prunes. La cattiveria del punk, unita a un non comune senso dello spettacolo e dell’intrattenimento. Performance live costernate da show scioccanti con sangue, urla, cerimonie animiste, pagane, danze tribali. Una nuova forma di bellezza “a new form of beauty”, che per contrasto evidenzia il degrado urbano e culturale dei sobborghi irlandesi. Gavin Friday (voce), Guggi (seconda voce), Dave-id “Busaras” Scott (terza voce), Richard “Dick” Evans, nonché fratello di The Edge (chitarra), Strongman (basso), Pod (batteria), non solo musicisti, ma attori, interpreti della parte oscura dell’animo, quasi sempre nascosta in piena vista. La musica nell’arte dei Virgin Prunes non è l’elemento principale , ma strumento tramite cui trasmettere storie, raccontate con enfasi e urlate con colpi di teatro. L’intro dell’ep “Twenty tens (I’ve been smoking all night long), riff di chitarra killer, cantato sgangherato,  rientra negli stilemi del post-punk di avanguardia. Al tema principale si aggiunge in sottofondo, in maniera inaspettata, il mantra chitarristico, dal ritmo frammentario, crudele nella sua spietatezza. Rabbia disperata sprofondante in spiragli di pausa in cui emergono con prepotenza le grida di scontentezza singhiozzanti di Friday e Dave-id. Una vendetta lenta, ma feroce, sulle lame affilate delle parole, espressioni del dolore interiore(Revenge, The children are crying).Fino all’esplosione finale, tra il mistico e l’ascetico e il surreale, al suono di battiti sussurrati dalla penombra alla luce (Greylight).


Recensione pubblicata anche su The Wave Lenght