A volte le cose non vanno come vorremmo che andassero. E' deludente, ma è così. A Jackson C. Frank è andato tutto storto. La passione di Jackson C. Frank per la chitarra e per la musica nasce di fatto in ospedale, quando a scuola esplode la caldaia e il giovane Jackson C. Frank, appena undicenne, si ritrova varie ustioni su buona parte del corpo. Le sei corde allietano il suo ricovero in ospedale, un dottore gli regala la prima chitarra. Da quel giorno Jackson C. Frank non si staccherà mai dalla chitarra, ma il destino crudele (anche se sembra retorico dirlo) farà di tutto perché Jackson C. Frank abbandoni le sette note. Nel 1964 grazie ai soldi dell' assicurazione (arrivati in ritardo) l'allora ventunenne Jackson Carey si trasferisce in Inghilterra e a Londra condivide un appartamento con Paul Simon e Art Garfunkel. Simon impressionato dal talento di Frank, decide di produrne nel 1965 il primo album omonimo, rilasciato solo nel Regno Unito. Il risultato è più che ottimo, dieci splendidi brani di folk struggente, che ti prendono e non ti lasciano più. Un cuscino di armonie su cui piangere e non sentirsi soli. Ma il successo di pubblico, manco a farlo apposta, non arriva, anche se, a onor del vero, non mancano gli apprezzamenti di colleghi illustri, fortemente influenzati dalla vena malinconica di Jackson C. Frank: Paul Simon, Al Stewart, Drake, Sandy Denny. La paura di esibirsi sul palco, i problemi finanziari, il blocco dello scrittore segnano la fine della carriera musicale , Jackson Carey si sposa con una modella e nel 1969 ritorna negli Stati Uniti. Di stanza a Woodstock continua a scrivere, i problemi familiari (la morte del figlio e della madre), e la conseguente depressione lo portano a vivere come homeless a metà degli anni settanta, tra la strada e gli ospedali. Nel 1984 prova a rientrare nel mondo della musica, va a New York, cerca di contattare Paul Simon, ma ogni tentativo è vano. A metà degli anni novanta l'ultimo barlume di luce, Jim Abbott, un fan del folk, riscopre l'opera musicale di Jackson C. Frank e viene in aiuto del folk singer. Jackson C. Frank ricomincia a comporre e ad fare qualche perfomance live. Ma anche questa volta, niente lieto fine, Jackson C. Frank diventa cieco a causa di un proiettile vagante e dopo qualche anno, nel Marzo 1999 muore. Jackson C. Frank non c'è più, il destino gli (ci) ha giocato un brutto scherzo. L'unica magra consolazione è ascoltarci il suo primo ed unico album. Una perla da non lasciarsi sfuggire: Jackson C. Frank è già
morto una volta, facciamo in modo che non muoia di nuovo, sepolto dall'oblio.
mercoledì 28 dicembre 2011
giovedì 22 dicembre 2011
Loop - Heaven's End
Madre: "Cos'è questa musicaccia? Questo rumore assordante?"
Figlia :"E' il disco che mi hai comprato, mamma"
Il Walkman ve lo ricordate? Ecco, oggi, dopo secoli e secoli di polvere, l'ho ritirato fuori. Beh, non è proprio così l'ho fregato a mia mamma, ho tolto "La voce del padrone" e ci ho infilato "Heaven's End" (1987) dei Loop. E il viaggio è cominciato come ai vecchi tempi quando un sabato sera di qualche annetto fa da brava nerd me l'ascoltai tutto d'un fiato. Mi ritrovai alle porte del Paradiso senza essere morta. Musica a palla nelle orecchie e il corpo sdraiato sul letto. Diamine, un'esperienza surreale di quelle incomprensibili se non si vivono in prima persona. Premuto il tasto "play", parte un muro di suoni da non crederci, della serie "ma il disco non è mica rotto ?". Eh, no, cavoli, tutto funziona alla perfezione, i Loop, band londinese, formata nel 1986 dal vocalist/ chitarrista Robert Hampson, per il disco di debutto si divertono a sfondarci i timpani con una dose insana di psichedelia e heavy rock. Se avete amato "The Perfect Prescription" degli Spacemen 3 e adorate le sonorità sporche alla Blue Cheer, Heaven's End è il disco della vostra vita. Un'esagerazione? Forse, ma credetemi prima di perdere tempo a girarvi i pollici davanti a un bicchiere di gin tonic, date un ascolto furtivo a "Heaven's End". E se qualcuno vi dirà che è shoegaze, regalategli un paio di cuffie ben funzionanti.
sabato 17 dicembre 2011
Orchestral Manoeuvres in the Dark - Organisation
Dopo Gary Numan mi ritrovo a parlare degli Orchestral Manoeuvres in the Dark (spesso abbreviato in OMD), gruppo synth-pop che ottenne un certo successo con il brano "Enola Gay" nel 1980, con ben cinque milioni di copie vendute in tutto il mondo. La canzone in questione è piuttosto inflazionata, presenta un ritornello di facile presa e si rifà agli stilemi classici del pop anni ottanta. Il testo invece, come ebbi modo di discernere tempo fa (qui), nasconde una profondità in sospettabile per l'epoca, passata ingiustamente alla storia come l'era trionfante dell'edonismo reaganiano. Ma sia chiaro gli OMD non sono solo Enola Gay, sarebbe come perdersi in un bicchiere d'acqua, mezzo pieno e mezzo vuoto. Forse non particolarmente originali, Paul Humphreys (voce, sintetizzatori) e Andy McCluskey (sintetizzatori, basso, voce), principali artefici del sound OMD, emergono per l'abilità indiscussa nel comporre perfette canzoni pop.
La forma mentis del duo spazia dalla new wave a certa elettronica (non mancano timidi echi di Kraftwerk in "The Misunderstanding", "Stanlow"), ma inevitabilmente salta all'occhio la sensibilità melodica del combo. Anche nelle composizioni caratterizzate da atmosfere più eteree e malinconiche non manca quel sesto senso innato per l'armonia ("The More I see you", "2nd Thought"). Dietro l'oscurità delle nuvole, raffigurate in copertina, si nascondono i raggi del sole. Gli OMD sono l'arcobaleno all'improvviso dopo una giornata piovosa, un'infinita gamma di sfumature da provare per assaporare un attimo fuggente di felicità e spensieratezza, ben al riparo da certe soluzioni musicali pacchiane e trash di certo synth-pop e italo disco. Un incrocio ben riuscito tra retroguardia, avanguardia e classicismo pop. Gli OMD traggono spunto dalla più classica forma canzone pop, ma non disdegnano la contaminazione, seppur tenue, con i tratti tipici del nascente movimento post-punk/ new wave, particolarmente florido a Liverpool (vedi Echo & The Bunnymen, Teardrop Explodes, Pink Industry, Pink Military), città natale del gruppo. Non a caso il primo singolo degli OMD, "Electricity" esce su Factory Records, storica etichetta del post-punk.
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| OMD & Ian McCulloch |
La formula pop vincente della band raggiunge il suo apice con l'album successivo "Architecture & Morality" (1981) per poi perdere di attrattiva e smalto con il passare degli anni. Nel 2006 la coppia Humphreys e McCluskey si è ritrovata dopo anni di incomprensioni, realizzando prima un tour e poi un album "History of Modern" nel 2010. Il mio consiglio è di lasciar perdere la reunion e riscoprire i capolavori della band, prima "Organisation" e "Architecture & Morality", senza preconcetti e pregiudizi.
venerdì 9 dicembre 2011
Gary Numan - The Pleasure of Principle
Gary Numan, classe 1958, a diciannove anni, nel 1977, in piena epoca punk, forma a Londra la sua prima band, i Tubeway Army, si fa accompagnare dal bassista Paul Gardiner e da vari batteristi Bob Simmonds, Jess Lidyard, Sean Burke e Barry Benn. Il primo album del gruppo esce nel 1978 per la Beggars Banquet. Il risultato finale è un interessante incrocio tra sonorità post-punk ("Listen to the sirens", "The dream police"), acustiche (Everyday I die", "Jo The Waiter") e simil punk con venature glam ("My Shadow in Vain", "Are you Real"). Nel 1979 segue "Replicas", pubblicato su Beggars Banquet per la Gran Bretagna e su Atco Records per gli USA.
Inizialmente l'etichetta è restia alla pubblicazione, il lavoro di Numan & Co presenta un sound elettronico ben definito, si scontra, inevitabilmente con le furie oltranziste dell'ondata punk. A rivelarlo è lo stesso Numan: " Il nostro album era fatto interamente di chitarre, e io ho sostituito il loro suono con quello del sintetizzatore. Quando ho presentato alla mia casa discografica un album semi-elettronico, mi hanno detto semplicemente: "No". Tuttavia, non avevano altri soldi: avevano investito tutto quanto avevano su di noi, e quindi dovettero pubblicarmelo lo stesso. Se avessero avuto più soldi, l'album non sarebbe mai stato pubblicato.". Con il senno di poi la casa discografica ci avrebbe perso economicamente ("Are Friends electric" raggiunge la posizione numero uno nella classifica inglese del Giugno 1979) e la storia della musica non avrebbe conosciuto uno dei massimi capolavori del synth pop, un fulmine al ciel sereno nella scena underground inglese. L'album presenta chiari riferimenti al glam rock dei Roxy Music e alla new wave degli Ultravox, ma brilla di luce propria, dimostra la possibilità di unire a sonorità elettroniche atmosfere dark, tipiche di certo post-punk e testi mai banali, ispirati alla narrativa fantascientifica di Philip K. Dick. Nel 1979 i Tubeway Army si sciolgono, Numan non abbandona la musica, decide di continuare la sua carriera da solista, insieme all'amico bassista di lunga data Paul Gardiner. Segue la pubblicazione di "The Pleasure of Principle", prima opera solista di Numan. Il disco conferma lo straordinario stile di Numan, alieno e glaciale, abile nel catturare l'attenzione dell'ascoltatore all'istante con soluzioni compositive mai scontate. Il sintetizzatore Minimoog svolge la funzione da pifferaio magico che incanta e stupisce, ne è conferma il notevole successo di pubblico di canzoni come "Cars" e "Complex", e dell'intero album. La fremesi creativa continua con il lavoro successivo "Telekon"(1980), per poi scemare con "Dance"," I, Assasin", "Warriors" fino al punto di non ritorno, "Machine + soul"(1992), di cui Numan è ben consapevole. Nel 2006 ha dichiarato in un'intervista a Ondarock :"Quando ho cominciato a fare musica, mi piaceva comporre, volevo essere parte del mondo musicale; una volta raggiunto il successo, specialmente in Inghilterra, cominciai a scrivere canzoni non per amore della musica, ma perché volevo che la mia carriera restasse a galla, e la casa discografica contenta. Questo è un motivo sbagliato per scrivere canzoni, ma io l'ho assecondato almeno fino al 1992, quando sono uscito con un disco talmente brutto che non piaceva neppure a me." Numan ha superato la crisi compositiva a metà anni novanta, proseguendo la propria carriera in maniera più che dignitosa con lavori dalla forte impronta industrial / gothic rock ("Sacrifice", "Dark Light", "Exile", "Pure", "Jagged", "Dead son rising").
Inizialmente l'etichetta è restia alla pubblicazione, il lavoro di Numan & Co presenta un sound elettronico ben definito, si scontra, inevitabilmente con le furie oltranziste dell'ondata punk. A rivelarlo è lo stesso Numan: " Il nostro album era fatto interamente di chitarre, e io ho sostituito il loro suono con quello del sintetizzatore. Quando ho presentato alla mia casa discografica un album semi-elettronico, mi hanno detto semplicemente: "No". Tuttavia, non avevano altri soldi: avevano investito tutto quanto avevano su di noi, e quindi dovettero pubblicarmelo lo stesso. Se avessero avuto più soldi, l'album non sarebbe mai stato pubblicato.". Con il senno di poi la casa discografica ci avrebbe perso economicamente ("Are Friends electric" raggiunge la posizione numero uno nella classifica inglese del Giugno 1979) e la storia della musica non avrebbe conosciuto uno dei massimi capolavori del synth pop, un fulmine al ciel sereno nella scena underground inglese. L'album presenta chiari riferimenti al glam rock dei Roxy Music e alla new wave degli Ultravox, ma brilla di luce propria, dimostra la possibilità di unire a sonorità elettroniche atmosfere dark, tipiche di certo post-punk e testi mai banali, ispirati alla narrativa fantascientifica di Philip K. Dick. Nel 1979 i Tubeway Army si sciolgono, Numan non abbandona la musica, decide di continuare la sua carriera da solista, insieme all'amico bassista di lunga data Paul Gardiner. Segue la pubblicazione di "The Pleasure of Principle", prima opera solista di Numan. Il disco conferma lo straordinario stile di Numan, alieno e glaciale, abile nel catturare l'attenzione dell'ascoltatore all'istante con soluzioni compositive mai scontate. Il sintetizzatore Minimoog svolge la funzione da pifferaio magico che incanta e stupisce, ne è conferma il notevole successo di pubblico di canzoni come "Cars" e "Complex", e dell'intero album. La fremesi creativa continua con il lavoro successivo "Telekon"(1980), per poi scemare con "Dance"," I, Assasin", "Warriors" fino al punto di non ritorno, "Machine + soul"(1992), di cui Numan è ben consapevole. Nel 2006 ha dichiarato in un'intervista a Ondarock :"Quando ho cominciato a fare musica, mi piaceva comporre, volevo essere parte del mondo musicale; una volta raggiunto il successo, specialmente in Inghilterra, cominciai a scrivere canzoni non per amore della musica, ma perché volevo che la mia carriera restasse a galla, e la casa discografica contenta. Questo è un motivo sbagliato per scrivere canzoni, ma io l'ho assecondato almeno fino al 1992, quando sono uscito con un disco talmente brutto che non piaceva neppure a me." Numan ha superato la crisi compositiva a metà anni novanta, proseguendo la propria carriera in maniera più che dignitosa con lavori dalla forte impronta industrial / gothic rock ("Sacrifice", "Dark Light", "Exile", "Pure", "Jagged", "Dead son rising").
venerdì 2 dicembre 2011
Wipers- Is This Real?
Greg Sage, ragazzo di Portland,
Oregon, figlio di un fonico professionista, passa ore ed ore chiuso nella sala
di registrazione e si diverte a fare compilations per gli amici. Un modo strano di divertirsi, forse. Ma negli inverni freschi e piovosi di Portland non c'è di meglio da fare. Il passatempo diventa passione, Greg nel 1977 decide di formare i Wipers, concepiti inizialmente, non come vero e proprio gruppo, ma come recording project incentrato sulla figura di Sage, centrale, in ogni caso, per tutta la durata del progetto Wipers: Sage è l'unico componente fisso fino al 1999, il fulcro focale della band, nata a sua immagine e somiglianza. Per incidere il primo singolo "Better of Dead" (1979) sull'etichetta auto-finanziata Trap records Sage si fa ad accompagnare dal batterista Sam Henry e dal bassista Doug Koupal, trio stabile fino al 1981. Sempre nel 1979 esce il disco d'esordio, "Is this Real ?" sulla Park Avenue Records, niente sarà più lo stesso. Non in termini di popolarità o successo, Sage resta il nerd di prima, ma la scena underground statunitense subisce una svolta all'istante, in quel 1979 americano, dominato dalla scena punk e hardcore poi, si accende la fiamma di rabbia adolescenziale, che per anni bruciava in disparte, in un angolo, senza manie di grandezza. La riservatezza è voluta, nelle intenzioni iniziali non ci dovevano essere tour o qualsivoglia evento promozionale, Sage aveva previsto di produrre 15 album in 10 anni. Con il senno di poi, non fu esattamente così, i Wipers non furono così prolifici, ma una cosa è certa, l'anima indipendente dei Wipers è inscalfibile. Sage e compagni avrebbero potuto cedere alla prima major di turno e finire sotto i riflettori dell'alternative rock, ottenere la meritata visibilità, ma una simile strategia discografica non era nei piani di Sage. Già parlare di piani, strategie e piani è lontano dalla natura naif e DIY(do it yourself) di Sage. In "Is This Real ?" emerge la voglia di esprimere se stessi in musica, ogni brano ritrae senza filtri lo stato d'animo di Sage, e nell'umore del leader dei Wipers, se sei un adolescente, quasi sicuramente, riesci a rispecchiartici. Un sottile velo di disperazione, misto a un'insana confusione dei ruoli e l'esplosione dell' ira ribelle vengono affrescati a mano libera nel disco di debutto dei Wipers. La voce lacerante di Sage colpisce al primo ascolto, in un baleno scorrono le undici tracce, uno sfogo a voce alta, che si distacca però dagli stilemi classici dell' hardcore americano. Sage preferisce strutture compositiva dilatate, le trame di chitarra sono aggressive e contemplative quando necessario e si uniscono alla perfezione con le linee di basso. Tutto ciò avviene con semplicità e non calanche. La realtà è mostrata nella sua crudezza, ma gli stralci veristi sono intervallati da pause cerebrali. Un modus operandi che raggiunge l'apice con l'album successivo "Youth of america", la narrazione in note del lato nascosto della gioventù americana: il malessere che si preferisce far finta di non vedere. Molti gruppi hanno imparato la lezione dei Wipers, in particolare Cobain, leader dei Nirvana sembra essersi follemente ispirato alla timbrica di Sage. Non mancano i dischi tributi ai Wipers, il più significativo è quello uscito nel 1993 sulla Kerr Records "Fourteen songs for Greg Sage and The Wipers", due cover lasciano il segno, "Return of the rat", rifatta dai Nirvana e "Pushing the extreme" riproposta da Thurston Moore. Un gruppo da riscoprire, soprattutto se siete fan dei Nirvana e non vi siete mai chiesti di chi fosse "D-7".
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lunedì 28 novembre 2011
Intervista a Matt Pahl (The Floor)
Qualche anno fa ascoltai "Personell"(2005), album di debutto dei Floor, band post-punk canadese. Un gruppo sottovalutato e dimenticato, un peccato. Se non li conoscete, non preoccupatevi, adesso avete l'occasione di farvi un'idea a riguardo, ho intervistato Matt Pahl, cantante e chitarrista del gruppo.
Over the wall blog:
L'opportunità di intervistarti, Matt (voce, chitarra dei Floor), è una grande fortuna. Grazie per l'attenzione, cominciamo dall'inizio. Introduciti e dicci qualcosa sui The Floor.
Matt Pahl: Siamo tutti ( riferito ai The Floor) cresciuti a Edmonton, Canada. In linea di massima, purtroppo, un tipo di posto che fa molto Nickelback.
Nel 2001 avevo 23 anni, avevo appena finito un album inspirato dalle sonorità degli Slowdive, chiamato "Lost in a Silver Screen". Nessuno ci ha fatto davvero caso, eccetto la Clairecords, etichetta statunitense che me ne ha venduto qualche copia . Certamente, non un suono popolare nel Nord America.
Determinato, misi insieme una band per fare qualcosa live- My bloody valentine/ Ride/ Swervedriver- un repertorio sulla falsariga dei dischi della Creation (etichetta shoegaze) di fine anni 80- inizio anni 90. Sai, molti effetti per pedali, luci stroboscopiche, occhi coperti dai capelli, chitarre surf ecc.
Ma mesi dopo siamo finiti col fare musica, influenzata dai JAMC, con una forte presenza di feedbacks, che si trasformava eventualmente in qualcosa di più calmo, ricalcando le sonorità aggressive degli Echo & the Bunnymen. Cominciammo ad usare una vecchia tastiera analogica per fare materiale alla Joy division / Cure e New Order, The Chameleons, Gang of four, The Sound, i primi u2 e poi occasionalmente Duran Duran o Killing Joke, a seconda del nostro umore. Eravamo addentro a molto materiale post punk, e pop anni ottanta.
O: Certamente, la vostra maggiore fonte di influenza è il post punk britannico, ma sono curiosa, ci sono altre influenze?
M. P. : Sono addentro a molta roba : qualsiasi cosa fatta con convinzione e che abbia un forte senso della melodia. Mi piacciono anche il blues anni sessanta, il punk rock e la vecchia tradizione pop radiofonica.
O:Perchè si sono sciolti i Floor ?
M. P : I Floor si sono sciolti perché non siamo arrivati da nessuna parte- vivendo, facendo tour, suonando nelle zone desertiche del Nord America (relativamente poco popolate, aperte e inesorabili) vecchia musica- pastiche europea(nota: con il termine "pastiche" si intende un' opera musicale, artistica, letteraria composta su imitazione di altre) a persone, nella maggior parte di casi, senza interesse e gusto necessari per farsi coinvolgere da questo tipo di musica. Molti tour non hanno avuto successo, non sono mancate poi brutte interruzioni di rapporti e un po' di insoddisfazione per il dislivello tra fatica e compenso ecc. Cose che capitano alle band motivate dal fine artistico sopra quello commerciale.
Abbiamo iniziato come "Floor" nel 2002 e a partire da metà 2005, artisticamente, ci sentivamo appiattiti. Quando cominciai a scrivere il materiale nuovo, sentivo che ci stavamo ripetendo. Iniziai anche a mal sopportare il mio personaggio oscuro, dovevo sentirmi coinvolto per poter cantare con convinzione. Questo lato "Floor" della mia personalità cominciò seriamente a portarmi inaspettatamente in una fase depressiva ed avevo bisogno di una via di uscita. In realtà sono un ragazzo scherzoso, felice, fortunato, un po' sciocco, ed è difficile da credere, ma mi preso così sul serio fino ad arrivare a produrre nuovo materiale. Ritornando indietro, anche se sembra strano, sono fiero di quasi tutto quello che ho fatto.
Comunque, pensai che fosse meglio concludere la nostra storia al massimo della nostra popolarità- popolarità relativa, se vuoi. Soprattutto volevamo mantenere saldo il rapporto di amicizia tra di noi.
O: Cosa hai fatto dopo i The Floor, sei ancora dentro il mondo della musica, hai avuto qualche esperienza musicale?
M. P. : Nel 2006 ad Edmonton ho suonato la chitarra in un gruppo chiamato "Columbus", che si richiama allo stile art-pop anni sessanta con un tocco alla Cliff and The Shadows / Blur e chitarra alla Smiths. Nel 2007 mi sono spostato verso sud, a Calgary, ed ho suonato e cantato negli Heat Ray, è stato terribile, ma ho avuto occasionalmente anche qualche momento in stile Dinosaur jr.. Ci siamo sciolti l'anno scorso dopo un smash up in stile Who sul palco.
Mi piace mescolare e provare cose nuove ogni due anni. Lo scorso mese, per Halloween io e Paul (bassista dei Floor) abbiamo suonato insieme in una tribute band dei Motorhead. E' stato troppo divertente. Stiamo lavorando di nuovo insieme per gli Allowers, un progetto in stile Ramones, con la parte vocale molto easy. Crepi il lupo.
Original Version (English)
Some years ago I listened to "Personell" (2005), the debut album of The Floor, a canadian post- punk band. They are underrated and forgotten, it is such a shame. If you don't know the Floor, don't worry, now you have the chance to know them. I interviewed Matt Pahl, the singer and of the band.
O:What did
you do after the closing of The Floor? Were you into any other music or art
music experience?
2007 - I
moved south to Calgary & sang and played guitar in Heat Ray, which was
terrible, but it had some nice & noisy Dinosaur Jr. type moments
occasionally. We split last year after a Who-style smash up on stage.
I like to
shake things up and try new things every couple of years. Last month, Paul
(bassist from the Floor) and I played together in a Motorhead tribute band for
Halloween. It was too much fun.
Over the wall blog:
L'opportunità di intervistarti, Matt (voce, chitarra dei Floor), è una grande fortuna. Grazie per l'attenzione, cominciamo dall'inizio. Introduciti e dicci qualcosa sui The Floor.
Matt Pahl: Siamo tutti ( riferito ai The Floor) cresciuti a Edmonton, Canada. In linea di massima, purtroppo, un tipo di posto che fa molto Nickelback.
Nel 2001 avevo 23 anni, avevo appena finito un album inspirato dalle sonorità degli Slowdive, chiamato "Lost in a Silver Screen". Nessuno ci ha fatto davvero caso, eccetto la Clairecords, etichetta statunitense che me ne ha venduto qualche copia . Certamente, non un suono popolare nel Nord America.
Determinato, misi insieme una band per fare qualcosa live- My bloody valentine/ Ride/ Swervedriver- un repertorio sulla falsariga dei dischi della Creation (etichetta shoegaze) di fine anni 80- inizio anni 90. Sai, molti effetti per pedali, luci stroboscopiche, occhi coperti dai capelli, chitarre surf ecc.
Ma mesi dopo siamo finiti col fare musica, influenzata dai JAMC, con una forte presenza di feedbacks, che si trasformava eventualmente in qualcosa di più calmo, ricalcando le sonorità aggressive degli Echo & the Bunnymen. Cominciammo ad usare una vecchia tastiera analogica per fare materiale alla Joy division / Cure e New Order, The Chameleons, Gang of four, The Sound, i primi u2 e poi occasionalmente Duran Duran o Killing Joke, a seconda del nostro umore. Eravamo addentro a molto materiale post punk, e pop anni ottanta.
O: Certamente, la vostra maggiore fonte di influenza è il post punk britannico, ma sono curiosa, ci sono altre influenze?
M. P. : Sono addentro a molta roba : qualsiasi cosa fatta con convinzione e che abbia un forte senso della melodia. Mi piacciono anche il blues anni sessanta, il punk rock e la vecchia tradizione pop radiofonica.
O:Perchè si sono sciolti i Floor ?
M. P : I Floor si sono sciolti perché non siamo arrivati da nessuna parte- vivendo, facendo tour, suonando nelle zone desertiche del Nord America (relativamente poco popolate, aperte e inesorabili) vecchia musica- pastiche europea(nota: con il termine "pastiche" si intende un' opera musicale, artistica, letteraria composta su imitazione di altre) a persone, nella maggior parte di casi, senza interesse e gusto necessari per farsi coinvolgere da questo tipo di musica. Molti tour non hanno avuto successo, non sono mancate poi brutte interruzioni di rapporti e un po' di insoddisfazione per il dislivello tra fatica e compenso ecc. Cose che capitano alle band motivate dal fine artistico sopra quello commerciale.
Abbiamo iniziato come "Floor" nel 2002 e a partire da metà 2005, artisticamente, ci sentivamo appiattiti. Quando cominciai a scrivere il materiale nuovo, sentivo che ci stavamo ripetendo. Iniziai anche a mal sopportare il mio personaggio oscuro, dovevo sentirmi coinvolto per poter cantare con convinzione. Questo lato "Floor" della mia personalità cominciò seriamente a portarmi inaspettatamente in una fase depressiva ed avevo bisogno di una via di uscita. In realtà sono un ragazzo scherzoso, felice, fortunato, un po' sciocco, ed è difficile da credere, ma mi preso così sul serio fino ad arrivare a produrre nuovo materiale. Ritornando indietro, anche se sembra strano, sono fiero di quasi tutto quello che ho fatto.
Comunque, pensai che fosse meglio concludere la nostra storia al massimo della nostra popolarità- popolarità relativa, se vuoi. Soprattutto volevamo mantenere saldo il rapporto di amicizia tra di noi.
O: Cosa hai fatto dopo i The Floor, sei ancora dentro il mondo della musica, hai avuto qualche esperienza musicale?
M. P. : Nel 2006 ad Edmonton ho suonato la chitarra in un gruppo chiamato "Columbus", che si richiama allo stile art-pop anni sessanta con un tocco alla Cliff and The Shadows / Blur e chitarra alla Smiths. Nel 2007 mi sono spostato verso sud, a Calgary, ed ho suonato e cantato negli Heat Ray, è stato terribile, ma ho avuto occasionalmente anche qualche momento in stile Dinosaur jr.. Ci siamo sciolti l'anno scorso dopo un smash up in stile Who sul palco.
Mi piace mescolare e provare cose nuove ogni due anni. Lo scorso mese, per Halloween io e Paul (bassista dei Floor) abbiamo suonato insieme in una tribute band dei Motorhead. E' stato troppo divertente. Stiamo lavorando di nuovo insieme per gli Allowers, un progetto in stile Ramones, con la parte vocale molto easy. Crepi il lupo.
Original Version (English)
Some years ago I listened to "Personell" (2005), the debut album of The Floor, a canadian post- punk band. They are underrated and forgotten, it is such a shame. If you don't know the Floor, don't worry, now you have the chance to know them. I interviewed Matt Pahl, the singer and of the band.
Over the wall blog:
It's a great luck to have an opportunity to interview you, Matt (guitar, vocals of The Floor). Thanks for the attention and let's start from the beginning. Please introduce yourself and say a few words about The Floor.
Matt Pahl: We all grew up in Edmonton, Canada. Sadly, very much a Nickelback kind of place, by and large.
2001: I was 23 & I just finished a Slowdive-inspired album called Lost in a Silver Screen. Nobody really picked up on it, except for a company in the states called Clairecords who sold a few copies for me. Obviously not a popular sound in N. America, though.
Determined, I assembled a band to do that sort of stuff live - My bloody valentine / ride / swervedriver - late 80's / early 90's Creation records "shoegazer" atmospheric type stuff. You know - lots of effects pedals - strobe lights, hair in our eyes, surf guitars etc.
But months later we ended up with a feedbacky JAMC-influenced sound that eventually quieted down more to an aggressive Bunnymen sound. We started using an old analog keyboard to do Joy Division / Cure type stuff - and New Order, the Chameleons, Gang of 4, The Sound, early U2 and then occasionally Duran Duran or Killing Joke depending on our mood. We were seriously into a lot of that post punk stuff, but also a lot of 80's pop.
O: Of course, your main influence was probably british post-punk, but I'm curious, I want to know if there are other musical influences.
M.P. : I'm into all sorts of stuff - anything with conviction & strong melodies. I also like a lot of 60's blues stuff, punk rock and old time radio pop.
O: Why did The Floor break up?
M.P :The Floor broke up because we weren't getting anywhere really - living & touring in the relatively unpopulated, expansive, unforgiving wastelands of North America, playing old Euro-pastiche music, mostly to people with no clue or taste for it. Many unsuccessful tours, bad breaks, dissatisfaction with our effort level vs. payoff etc. The usual stuff for bands motivated for the sake of art over commerce.
We'd started as The Floor in 2002 & by mid-2005, artistically we felt we'd leveled out too. I felt we'd begun repeating ourselves when writing new material.
I also begun resenting the dark persona I had to immerse myself in order to sing our stuff convincingly. This "Floor side" of my personality began to seriously overtake me in a depressing way, and I needed a way out. I am actually a pretty fun and happy go lucky type of guy. I am really goofy actually, and it's hard to believe I even did that insanely self-serious stuff. Looking back - I'm still proud of most of it though...
Anyway - I
figured it was best to end it when we were at the peak of our popularity -
relative popularity, if you will. And we wanted to keep our friendships intact
above all else.
M.P. :2006
- in Edmonton - I played guitar in a band called Columbus - a 60's pop art type
thing with a Cliff and the Shadows style & Blur / Smiths type guitars
thrown in.
We're
together again working on stuff right now for a Ramones / lounge-singer vocals
type thing called the allovers. Wish us luck!
Links:
giovedì 24 novembre 2011
Claudio Lolli - Vent'anni
Vent'anni tra milioni di persone, che intorno a te inventano
l'inferno. Ti scopri a cantare una canzone, cercare nel tuo caos un punto
fermo.
Vent'anni nè poeta nè studente, povero di realtà ricco di
sogni, vent'anni e non sapere fare niente, nè per i tuoi nè per gli altrui
bisogni, vent'anni e credi d'essere impotente.
Vent'anni e solitudine sorella, ti schiude nel suo chiostro
silenzioso, il buio religioso di una cella, la malattia senile del riposo.
Vent'anni e solitudine nemica, ti vive addosso con il tuo
maglione, ti schiaccia come un piede una formica, ti inghiotte come il cielo un
aquilone, vent'anni e uscirne fuori è fatica.
Vent'anni e stanza ormai piena di fumo, di sonno di peccati
e di virtù, lasciandoti alle spalle un altro uomo, dovresti finalmente uscire
tu.
Vent'anni e il vecchio mondo ti coinvolge, nel suo infinito
gioco di pazienza, se smusserai il tuo angolo che sporge, sarai incastrato
senza resistenza, vent'anni prima prova di esperienza.
Vent'anni e ritagliare i confini, di un amore che rinnova
l'esistenza, e ritrovarsi ai margini del nuovo, scontento della tua stessa
partenza.
Vent'anni e una coscienza rattrappita, che vuole venir fuori
e srotolarsi, come tendere un filo tra due dita, vedere quanto è lungo e
misurarsi, vent'anni fare i conti con la vita.
Vent'anni e già vorresti averne trenta, esserti costruito
già un passato, vent'anni e l'avvenire ti spaventa, come un processo in cui sei
l'imputato
Vent'anni strano punto a mezza strada, il senso dei tuoi
giorni si nasconde, oltre quella collina mai scalata, di là dal mare e dietro
le sue onde, vent'anni rabbia sete e acqua salata.
Me l'hanno appena dedicata, non c'è canzone migliore per descrivere
il mio stato d'animo attuale. Il cantautorato sfiora la poesia ed arriva dritto al
cuore. Colpire i sentimenti più profondi senza risultare banali, un pregio di
pochi. Il mondo è pieno di canzoni infarcite di luoghi comuni e stereotipi ,
Lolli sfugge da tutto ciò, per cogliere il lato nascosto, ma più vero di un
ventenne.
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