"Mark Arm e Steve Turner non incarnano di certo il
prototipo di umarells, non stanno a guardare i lavori in corso. “Vanishing
Point” è il ritorno discografico dei Mudhoney, un album sincero, senza pretese.
[...]" Continua qui la mia
recensione pubblicata su Kalporz.
domenica 12 maggio 2013
martedì 30 aprile 2013
First listening : Iggy Pop and the stooges - Ready to die
sabato 20 aprile 2013
Wish you were here : Storm Thorgerson
Se ne è andato l'artista e grafico inglese, Storm
Thorgerson:
La parola ai Pink Floyd, amici di una vita:
“Siamo rattristati dalla notizia che il genio-grafico, amico
e collaboratore di lunga data dei Pink Floyd, Storm Thorgerson sia morto” (“We
are saddened by the news that long-time Pink Floyd graphic genius, friend and
collaborator, Storm Thorgerson, has died”).
Qui il mio articolo commemorativo per Kalporz
martedì 19 marzo 2013
E se domani.."Come scrivere canzoni orecchiabili senza essere banali"
Inauguro una nuova rubrica, ho deciso di chiamarla " E
se domani...", nome scelto a caso, ma non più di tanto. In questo nuovo spazio
farò crescere i germogli delle mie idee e
dei miei pensieri, un po' come era successo nel post di qualche
settimana fa "Pensieri
sparsi". Il passato, presente e futuro del mondo della musica rock
e pop verranno raccontati sotto la mia lente di ingrandimento, personale e
soggettiva. Che il viaggio abbia inizio !
In un ipotetico libro dal titolo "Come scrivere canzoni
orecchiabili senza essere banali" non potrebbe mancare Landslide dei
Fleetwood Mac. Al primo ascolto ti entra subito in testa, la canticchi
all'istante, ha una melodia leggera e leggiadra, strutturata su crescendi di
climax malinconici. La voce di Stevie Nicks, dolce e soave come il canto di un
usignolo, è la colonna portante del brano, il direttore d'orchestra.
"When love breaks down" è un'altra canzone che potrebbe far parte del libro "
"Come scrivere canzoni orecchiabili senza essere banali". I Prefab
Sprout sviluppano un gusto accentuato per le melodie strappacuore. Non è solo
una sensazione, è qualcosa di più concreto. Qualche mese fa, in giro per le
bancarelle di un mercatino, mi capita tra le mani il vinile di "Steve
Mcqueen", l'idea è di farlo mio all'istante. Ci penso su, indecisa tra
quest'ultimo e Octopus dei Gentle giant. Alla fine scelgo i Prefab Sprout e
pago il conto. Dal vinile inaspettatamente cade una lettera, la raccolgo da
terra, è una lettera d'amore, una missiva di amori sensi non corrisposti. Il
tentativo di ricostruire una storia sentimentale passa attraverso le parole e
la musica dei Prefab Sprout. C'era una volta la poesia di Petrarca, oggi c'è
Paddy McAloon.
mercoledì 6 marzo 2013
First Listen: Grave Babies - Crusher
Sono gli anni ottanta/ novanta ed a Seattle, piccola città americana, c'è tanta voglia di suonare e nel giro di poco tempo si forma una scena musicale florida, supportata prima da fanzine ed etichette indipendenti e poi dalle grandi case discografiche. Vengono fuori gruppi come Nirvana, Pearl Jam, Alice in Chains. La storia la conoscete tutti, non mi metto a raccontarla. Seattle, oggi, è ritornata nell'anonimato o quasi. I Grave Babies, progetto musicale di Danny Wahlfeldt, potrebbero portarla di nuovo alle luci della ribalta. Non perdetevi "Crusher", secondo album della band, uscito a fine Febbraio. Qui potete trovare lo streaming e nel frattempo, se vi va, leggetevi la mia recensione del disco in questione su Kalporz (qui)
giovedì 21 febbraio 2013
Pensieri sparsi
Negli ultimi tempi mi capita raramente di aggiornare il blog, me ne scuso. L'ho un po' abbandonato come un vecchio amico, a cui vuoi bene, ma che, per un motivo o un altro, ti scordi di andare a trovare. La maniera migliore per ricominciare credo sia parlare a briglia sciolta, dare libero sfogo ai propri pensieri, futili, ma pur sempre sinceri:
Volevo postare Dazed and Confused, ma ho cambiato idea: è
riduttivo ricordare Jake Holmes solo per quel dannato brano. "The above
ground sound of J. Holmes" contiene tanti piccoli gioiellini, ogni brano
ha una storia a sé, l'argomento della narrazione cambia, si alternano atmosfere
rarefatte (Signs of Age, Did You Know) ad altre più acide (Hard to keep my mind
on you), il tono narrativo però è sempre lo stesso, gentile ed educato, come
quello di un cantastorie della porta accanto. Il menestrello è stato sostituito
dalla chitarra, le storie raccontate da J. Holmes sono unite da un unico filo
rosso: un'attenzione per il suono d'insieme, ogni cosa è al suo posto, regna
l'armonia.
" This
is a vacation, a casual question that if not answered won't have to be
re-asked. Sometimes people need to go. They leave gently, and you just wait for
thei return"
Jake Holmes
racconta "Penny's"
Durante gli anni del liceo Rivers Cuomo mangiava al tavolo
degli sfigati o dei nerds, non ne sono sicura, magari mi sbaglio, ma non penso.
Cuomo da adolescente me lo immagino con gli occhiali e assiduo frequentatore
del corso pomeridiano di letteratura angloamericana e di chitarra, la cameretta
è piena di libri, appunti, strumenti musicali e poster di band heavy metal.
Ecco, Cuomo non era quello che potremmo definire un tipo popolare, anzi
probabilmente i fighetti della squadra di football lo prendevano in giro.
Nonostante ciò, nel corso degli anni novanta Cuomo è riuscito a tirare fuori
dal cilindro magico album come il Blue album e il Green album, con cui ha
conquistato la critica e il pubblico, anche coloro che lo sbeffeggiavano. Credo
sia qualcosa di speciale, quasi una favola dei tempi moderni.
I Plastic Cloud, gruppo psichedelico canadese, fanno
l'occhiolino e anche qualcosa di più alla scena statunitense. La loro proposta
pecca di poca originalità, si rifà a stilemi ben consolidati, non c'è
improvvisazione o una qualsivoglia forma di sperimentazione. La band ripropone
con abilità e stile i topoi del genere. Nella forma i Plastic Cloud sono
conservatori, difendono strenuamente un'idea di musica psichedelica, la
esplicitano a chiare lettere, nei contenuti il quartetto canadese dà libero
sfogo alle proprie fantasie.
Souvlaki è uno dei pochi dischi che non mi stanco mai di
ascoltare, lo metto in sottofondo mentre faccio altro oppure lo uso per
rilassarmi e prendermi un attimo di pausa dallo studio. Un disco per tutte le
occasioni, un po' come "A storm in Heaven" dei Verve e
"Conqueror" dei Jesu o " Ocean Rain" degli Echo &
the Bunnymen. In questi album, seppur diversi, trovo una tranquillità di fondo,
un vagheggiare leggiadro.
Liam Lynch è un gradino sotto, forse anche qualcuno di più,
Weird Al Yankovic, ma sa il fatto suo. Non raggiunge i livelli del maestro,
inarrivabile e lontano anni luce. Si limita nel suo piccolo a metter in scena
un piccolo treatino della parodia, senza troppe pretese o ambizioni. "Fake
David Bowie Song" un sorriso lo strappa sempre.
Le cose si perdono e poi si ritrovano, così è stato per le
registrazioni di Sibylle Baier, attrice e cantante folk tedesca. Tra il 1970 e
il 1973 la Baier con la sua voce si diverte a dipingere paesaggi sulla tela di
un registratore. Un passatempo fulmineo e fugace, il tempo passa e la Baier si
dedica al cinema e poi alla famiglia. Le registrazioni rimangono sepolte tra la
polvere di qualche scaffale fino al 2006, quando esce Colour green, raccolta
delle vecchie registrazioni.
"I believe in you" è una canzone sussurata, dal
tono trafilato e dimesso. Evita facile sensazionalismi e pomposità, sposa un via
minimalista, una semplicità, complessa nella sua ricercatezza. I Talk Talk sono
degli artisti con l'A maiuscola, possono piacere o meno, ma credo non gli si
possa negare un percorso creativo di fondo. Dal synth-pop di "The party is
over", album dopo album, hanno seguito una strada e passo dopo passo
l'hanno percorsa, senza guardare in faccia a nessuno, solo se stessi e il
proprio desiderio di rivincita.
Forse esagero, ne sono cosciente, ma trovo che Elliott
Smith, in quanto artista, non sia replicabile, non ci sarà mai un nuovo Elliott
Smith, per dire. Smith non ha inventato niente, ma ha dato al cantautorato
americano un carattere espressionista, trasferendo l'attitudine lo-fi della
scena rock indipendente anni novanta nelle proprie composizioni con la
chitarra.
martedì 8 gennaio 2013
Live Report: Diaframma alla Flog, 5.1.2013
la notte era tutto un cercarla
tra distese di verde e montagne
mai stato cosi' vicino al mostro,
giuro non ci sono mai stato.
Clandestino nel suo mondo di ghiaccio,
clandestino nel suo mondo di niente,
rovesciavo i suoi oggetti in giardino
sull'asfalto di questa citta'.
Qui la mia recensione del concerto per Kalporz
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