martedì 31 gennaio 2012

Out of time :Stories we can't forget



Ogni tanto è bello raccontare qualche storia, specialmente se è una di quelle storie dimenticate. Sono gli anni ottanta, per essere precisi è il 1983, un gruppo di amici si diverte a suonare insieme, come tanti ragazzi d'altronde, ma fra loro c'è un affiatamento speciale. Nascono gli Out Of Time: Giovanni Cravero alla voce, Emilio Bavagnoli alla chitarra, Giancarlo Trabucco alla voce e chitarra, Giuseppe Napoli al basso e Giuseppe Canavero alla batteria. Questi nomi, forse, non vi diranno niente, ma i profondi conoscitori della scena musicale underground degli eighties italiani avranno già colto l'input.. Gli inizi degli Out Of Time sono all'insegna delle cover, Byrds e Rolling Stones. Nel 1984 il batterista Giuseppe Canavero scrive il primo brano originale"Have you seen the light tonight". Alla fine della fiera la band si ritrova a scrivere e suonare esclusivamente canzoni inedite, lo trova più semplice, lo stesso  Giuseppe Canavero (batterista) mi ha testimoniato come il gruppo si trovasse a proprio  agio con pezzi inediti :" Scrivere e suonare pezzi nostri ci sembrò più facile che suonare cover. Buttammo giù un sacco di materiale, alcune cose erano buone altre meno, ma questo ci fece crescere come gruppo, definendo il  nostro suono e  il nostro stile." . Gli Out Of Time cercano di farsi conoscere nell'ambiente degli addetti al lavoro, inviano un loro demo a Claudio Sorge, giornalista di Rockerilla, fanno centro al primo colpo, Sorge chiede alla band di fornirgli un brano per la compilation "Eighties Colours", raccolta sulla neopsichedelia italiana. La band registra per la suddetta  compilation "Have you seen the light tonight". 



La partecipazione a "Eighties colours " genera interesse intorno alla band e  arriva , manco a dirlo, un contratto discografico per la Mail Records. Nell'Agosto 1985 il gruppo registra l'album di debutto "Stories we can tell"  allo studio Minirec, in quel di Torino. Fin da subito  il disco è un successo di  critica e pubblico underground : "Cominciammo a suonare in tutta Italia, con alcune partecipazioni televisive e radiofoniche alla RAI, mentre il disco veniva recensito da giornali specializzati e quotidiani a livello nazionale nel migliore dei modi, non avemmo una sola critica negativa, fu un periodo fantastico, aprimmo i concerti di gruppi come Long Ryders, Dream Syndacate, Smithereens, Go Betweens, That Petrol Emotion, Giant Sand, Doctor & the Medics. La cosa bella del gruppo è che prima di tutto eravamo amici :stessa città, stesso denominatore comune, la musica." racconta il batterista Giuseppe Canavero. La band comincia a lavorare al secondo disco, i presupposti ci sono tutti, ma qualcosa comincia a sfaldarsi: il bassista Giuseppe Napoli in seguito a problemi personali lascia la band. Un amico lascia la baracca e gli Out Of Time sciolgono il gruppo, senza un amico la storia non può  continuare."Proprio perchè il gruppo era nato tra amici pensammo che senza uno di noi non avrebbe più avuto senso continuare e ci sciogliemmo. Io e Giuseppe ( ndr. Napoli) continuammo a suonare ancora insieme per diversi anni in due gruppi paralleli : Carl Lee and the Rythm Rebels e Slep and the Red House. Con Carl Lee io e Giuseppe registrammo un disco, "Cat Food" nel 1988, il gruppo si sciolse nel 1989. Io continuai s suonare con gli Slep, mentre Giuseppe si dedicò alle colonne sonore nel cinema e alla registrazione in presa diretta fino alla sua morte, avvenuta il 24 Febbraio di due anni fa" racconta il batterista Giuseppe Canavero. Gli Out Of Time non esistono più, ma in ballo c'è una probabile reissue di "Stories we can tell". Non perdetevelo.








martedì 17 gennaio 2012

Intervista a Beth Arzy (Trembling Blue Stars, Aberdeen)



Poche certezze costellano l'esistenza, le persone cambiano, crescono, i sentimenti si attenuano o rinforzano con il trascorrere del tempo. Però c'è qualcosa che non cambia o quantomeno sembra non cambiare mai la passione, irrazionale e tentatrice.

E’ un piacere avere l’opportunità di intervistare Beth Arzy. Gli anni passano, ma la voglia di mettersi in gioco e di lasciarsi trasportare da nuove passioni, no. Gli estimatori di certo pop dalle forti venature malinconiche ricorderanno bene il suo passato nei Trembling Blue Stars e nei Aberdeen. Da qualche mese Beth Arzy si è cimentata in una nuova avventura, è entrata a far parte come additional vocalist dei Charlie Big Time, una giovane pop band di Bolton, Uk.
Beth, come ti trovi in questa nuova esperienza? E’ un po’ come ritornare ai bei vecchi tempi lavorare con una band emergente?



Beth Arzy : Beh, non c'è stato propriamente un break. Io e Bobby, a Settembre 2010, abbiamo registrato l'ultimo Ep dei TBS, pubblicato nel Maggio 2011. Volevamo fare le cose a modo nostro (Elefant ci ha cortesemente supportati in questo), includendo anche una cover di una canzone degli Wire ed un acusmatico remix di Robert Hampson, vero e proprio eroe musicale per me e Bobby. La copertina è di uno dei miei artisti del suono preferiti, Runar Magnusson, questa volta eravamo realmente in grado di fare le cose a modo nostro mettendo i TBS in primo piano. Durante il Maggio/Giugno dello scorso anno, sono stata in California per alcuni spettacoli e registrazioni con la mia vecchia band Aberdeen, (che mi aspetto non vedranno mai la luce). Tutto quello che posso dire a riguardo è che "non si può mai tornare a casa". Con i Charlie Big Time ho praticamente forzato la mia strada nella band. Mi hanno inviato una canzone da ascoltare e suonava così naturale ed old school, un po' come The Hosemarstins o i Crowded House... musica direttamente dal cuore, non influenzata dall'indie ed intrisa della piovosa Inghilterra del Nord. Ci sono stata un paio di mesi fa, per registrare dei cori. Sono dei ragazzi davvero adorabili e modesti. Abbiamo registrato per circa tre ore nella stanza degli ospiti della casa di Matthew, ed altre sei ore nei pub locali. Un totale approccio alla musica, senza pressioni alcune. Adorano comporre e scrivere ottime canzoni, senza la necessità di appartenere ad una qualsiasi scena. Pur essendo in giro da parecchio tempo, non sono di certo una band emergente, si dimostrano molto rilassati, cosa che io amo. Nessuno m'ha costretta a fare qualcosa e questo m'ha messa completamente a mio agio.


Beth, come ti trovi in questa nuova esperienza? E’ un po’ come ritornare ai bei vecchi tempi lavorare con una band emergente?

-Niente dura per sempre. La vita è come un libro, è bello sfogliare le pagine, immedesimarsi nelle varie avventure, per poi giungere alla fine. E’ cominciare un nuovo libro. Ogni tanto però è bello riguardare le vecchie foto e ricordare i momenti più belli dei tempi che furono, senza per questo per essere nostalgici. Beth, ti andrebbe di raccontarci gli attimi più belli vissuti con i Trembling Blue Stars?

B. A :  Il tempo trascorso con i TBS è stato brillante e difficilmente troverai tre tizi più piacevoli di Bobby, Keris e Jonathan. Credo che Jonathan fosse l'unico a non odiare i tour o il suonare dal vivo, ed è sempre stato disponibile per qualsiasi cosa. Il resto di noi sembrava piuttosto infelice d'essere coinvolto in concerti. Era più divertente passare del tempo con loro, piuttosto che fare cose da band! La registrazione non è stata proprio una "cosa da band", infatti ognuno di noi ha registrato le proprie parti in tempi diversi. Partecipare alla sessione di Mark Radcliffe è stato molto divertente, lo è stato anche suonare a Berlino (beh, non tanto il suonare, ma l'essere a Berlino), quando Jono s'è perso, o in Spagna, quando Bobby cadde in mare. L'Elefant Records s'è sempre dimostrata accogliente ed essere andati in Spagna con loro è stato molto piacevole, pur dovendo suonare ai concerti e stare svegli fino a tardi. Lì, tutto accade veramente tardi e, proprio quando saremmo dovuti avanti, eravamo già tutti pronti in pigiama (salvo per Jono). Ho un vago ricordo di me, in Spagna, mentre tornavo a piedi al nostro hotel. Erano circa le 4:00 del mattino, avevo gli occhi annebbiati, ed una sconosciuta ragazza spagnola chiacchierava con me tenendomi per mano. Quelli si che erano bei tempi.


Prima di salutarci, mi piacerebbe farti un ultima domanda, che ho sempre desiderato farti, quando canti a cosa pensi, cioè mi spiego, nella tua mente si creano un flusso di immagini o ti concentri esclusivamente sulla melodia?

B.A : Io non sono  una cantante tradizionale- così penso di solito "non scazzare, non scazzare , ricorda e le parole . Non sono mai rilassata abbastanza per pensare alla melodia od a immagini. Se io sto cantando una canzone triste,a volte cerco di pensare a qualcosa di triste- come Bruno Schleinstein (ndr. attore, pittore e musicista tedesco) - ma i trucchi dei cantanti non funzionano con me perché io non sono una cantante . Ho appena finito di suonare come una bambina di 7 anni in modo che non importa cosa penso quando lo faccio.


English version:

-Over the Wall:
'Beth, how do you feel in this new experience? It's a little  how to get back
the good old days working with an emerging band?'
(  Charlie Big Time)



-Beth Arzy:



'Well, there hasn't been much of a break really. Bobby and I recorded the last TBS EP Sept 2010 and it came out in May 2011.  We wanted to go out doing things our way (which Elefant kindly let us do) by including a cover of a Wire song and an acousmatic re-mix by Robert Hampson, who is a musical hero of mine and Bobby's.  The c over art is by another one of my favourite sound artists, Runar Magnusson so we really were able to do things our way this time and left TBS on a high.  In May/June last year I went back to California to do some shows and recordings (which I expect will never see the light of day) with my old band Aberdeen.  All I can say about that is "you can never go home again."  With Charlie Big Time, I basically bullied my way into the band.  They sent me a song to listen to and it sounded so naturally old school and a lot like The Housemartins or Crowded House... Unaffected by indie schmindie music and straight from the heart, drenched in the rainy North of England.  I went up a few months ago to do backing vocals and they were the most unpretentious, lovely lads.  We did about 3 hours recording in the spare room of Matthew's house and then did about 6 hours in the local pubs.  It's a total no pressure approach to music.  They love making it and write great songs and have no interest in being part of any scene.  They've been around for a while so not really an emerging band, they're just really laid back which I love. No one pressures me to do anything and it's totally chilled out. '



O.: 'Nothing lasts forever. Life is like a book, it's nice to turn the pages,empathize with the various adventures, then come to an end. And 'start a new book. But sometimes it's nice to cover some old photos and remember the best moments of the times that were, without being nostalgic. Beth, would you like to tell the most beautiful moments spent with the
Trembling Blue Stars? 
B. A. : 'All the time spent with the lads in TBS was brilliant as you won't get three nicer chaps than Bobby, Keris and Jonathan.  I think Jonathan was the only one who didn't hate touring and playing live and was always up for anything.  The rest of us were pretty miserable if gigs were involved. There weren't many great gigs and I can't name one that I would do over.  It was always more fun spending time with them not doing band stuff!  Recording wasn't really a band thing as we all went and did our bits at different times.  Doing the Mark Radcliffe session was fun, playing in Berlin was fun (well, not the playing but being in Berlin) when Jono went missing or Spain when Bobby fell into the sea.  Elefant Records were always SO welcoming and being in Spain with them was always lovely, despite having to play gigs and stay up late.  Things happen really late there and we were all ready for bed (save for Jono) by the time we were meant to go on.  I have a vague memory of walking back to our hotel in A Coruña, Spain at about 4am all bleary eyed with some random Spanish girl holding my hand and chatting away.  Those times were nice. '
O. : 'Before we say goodbye, I'd give you a last question, I have alwaysyou want, when you sing what do you think, that's what I mean, in your mind you create a flow of images, or you focus only on the melody? '

B. A.:' I'm not a natural so I'm usually thinking "don't fuck up, don't fuck up, remember the words, don't sound twee."  I never really relaxed or enjoyed it enough to think about melody or images.  If I'm singing a sad song, I sometimes would try and think of something sad like Bruno Schleinstein dying to get the sadness to come out in my voice, but those singer tricks don't work with me because I'm not a singer. I just end up sounding like a 7 year old so it doesn't matter what I'm thinking when I do it.  Usually "can we go to the freaking pub now !???"  '







Un ringraziamento particolare al sito Annieroses

domenica 15 gennaio 2012

Eric's trip - Love Tara




Strana storia quella degli Eric's Trip. Una band con i natali canadesi, ma musicalmente parlando, americana a tutti gli effetti. Il gruppo nasce nel 1990 dall'unione di vari veterani della scena underground di Moncton (New Brunswick): il cantante/chitarrista Rick White, il chitarrista Chris Thompson, il batterista Ed Vaughan (presto sostituito da Mark Gaudet) e la bassista / cantante Julie Doiron Clayton. Fin dalla scelta del nome la band canadese dimostra la sua passione per la scena indipendente statunitense, Eric's trip è infatti il titolo di un brano dei Sonic Youth.


Nel Dicembre 1990 il gruppo pubblica la prima cassetta omonima "Eric's Trip", e gli ep, Caterpillar e Drowning (1991), Warm Girl e Belong (1992), Peter (1993). Nel 1993 arriva la firma per la prestigiosa etichetta di Seattle, la Sub Pop, strano a dirlo, gli Eric's trip sono la prima band canadese a  farlo, non poteva essere altrimenti. Esce poi un nuovo ep "Songs about Chris", seguito dall'album  di debutto "Love Tara". La copertina del disco è un manifesto d'intenti, due ragazzi adolescenti nell'angolo si abbracciano, pomiciano, ed accanto, sul tavolo viene scaraventato lo zaino come uno straccio vecchio. Dalla foto non si capisce bene, ma il luogo in cui si trovano i due adolescenti potrebbe essere un stanzino di qualche high-school. Il disco descriva alla perfezione questa atmosfera adolescenziale naif, che fa molto gioventù spensierata. C'è spazio per brani ritmati, in stile alternative rock americano (Blinded, My Room, Follow, Belly) e per  brani più indie  pop alla Tiger Trap (Behind the garage, Stove, Secret for Julie, To Know them). I due approcci stilistici si incontrano con delizia e incanto quasi fossero i  corpi dei due ragazzi della cover, un equilibrio di amorosi sensi e il disco scivola via che è un piacere. Un piccolo classico del sottobosco underground canadese da ri(scoprire). Da consumare preferibilmente con il volume dello stereo (o mp3) a palla e il chewing gum in bocca, pronto ad essere appiccicato sotto il banco. Un po' come nel video di Playground love, ma in chiave dannatamente grunge. Della serie ballare con il proprio /a ragazzo/a e ritrovarsi a pogare tra la folla, senza nemmeno accorgersene. Potete già dire addio alle scarpe,  un brivido di sudore riscalderà i vostri cuori.



lunedì 9 gennaio 2012

Beastie Boys - Licensed to Ill


I Beastie Boys nascono nel 1981 a New York,  Mike D (aka Mike Diamond), MCA (aka Adam Yauch) formano il gruppo insieme al batterista Kate Schellenbach e il chitarrista John Berry. Cominciano a suonare nei clubs underground di New York e nel 1982 incidono sull'etichetta indie Rat Cage il primo ep "Pollywog Stew" all'insegna dell'hardcore punk. Nel 1983 la band incontra Ad-Rock (aka Adam Horovitz) componente del gruppo hardcore "The Young and the Useless". All'inizio del 1983 Schellenbach e Berry lasciano i Beastie Boys ed Horovitz entra in pianta stabile nella band. La svolta hip hop avviene con il singolo "Cooky Puss" (1983), anche se in modo del tutto acerbo. Nel 1984 il gruppo comincia a collaborare con il produttore Rick Rubin, fan hip hop e metal, che ha da poco fondato la Def Jam Records insieme all'amico Russell Simmons. Nel 1985 la Def Jam Records mette ufficialmente sotto contratto i Beastie Boys e sempre nello stesso anno esce il singolo "She's in on it", un brano rap che campiona "Back in Black" degli AC/DC. La canzone fa da trampolino di lancio alla nuova veste crossover dei Beastie Boys, immortalata al meglio nell'album di debutto "Licensed to Ill" (1986).

La ricetta è facile: campionamenti di brani rock, attitudine punk caciarona alla Gang Green e stile vocale hip hop. Se dovessimo guardare con gli occhi di oggi "Licensed to Ill" potrebbe sembrare una schifezza assurda, realizzata da tre pagliacci che vogliono solo divertirsi e fare casino. Già all'epoca molti critici musicali e addetti ai lavori lo pensarono. E' indubbia l'attitudine festaiola dei primi Beastie Boys, ma bisogna stare attenti a non correre con le parole. Non basta un ascolto distratto e la solita strafila di pregiudizi. Con "Licensed to Ill" ci troviamo di fronte al primo gruppo rap bianco, apprezzato anche dal pubblico nero. Non mi sembra una cosa di poco conto. E se non bastasse grazie al sempre redivivo Rick Rubin l'album nel suo complesso risulta un perfetto incrocio tra rock ed hip hop: uno dei primi e meglio riusciti esperimenti di commistione tra generi musicali. Basterebbe "Fight for you right" per fare di "Licensed to Ill" un capolavoro, ma non mancano altre chicche come "No Sleep till Brooklyn" e "Hold it now, hit it" a completar l'opera. Una botta di energia non indifferente, altro che Gatorade. Cosa aspettate ad ascoltarlo? Smettetela di perdere tempo con gruppetti pseudopunk e ascoltatevi del sano rap con una vena punk dura a morire.




domenica 1 gennaio 2012

What's the story? There is no glory : Dane Conover


Non c'è gloria per Dane Conover, polistrumentista, componente della pop band di San Diego "Puppies", che nel 1982 decide di spiccare il volo da solo con un progetto  da one man band, i "Trees". I presupposti per il successo di pubblico e critica ci sono tutti. "Sleep convention", il primo disco di Conover (aka Trees) esce su un'etichetta major, la MCA Records e viene prodotto da Earle  Mankey, leggenda del rock losangelino (chitarrista degli Halfnelson e produttore di band come Runaways, Concrete Blonde, The Long Ryders e molte altre). 

I video low budget, realizzati da Kim Fowley, vengono trasmessi per qualche settimana sulla nascente MTV americana per poi poi sparire dalla circolazione (recentemente sono stati pubblicati dallo stesso Conover sul canale youtube "Pop Gems"). La MCA Records non si dimostra interessata alla promozione dell'album, il disco viene di sana pianta ignorato dalle maggiori stazioni radiofoniche. E manco a farlo apposta, la mancanza di pubblicità e di esposizione designano il fallimento commerciale di "Sleep convention", ma consegnano a "Sleep convention" l'aurea di disco di culto  e gemma perduta. Sul web gli appassionati di new wave e synth pop ancora oggi discutono amabilmente di "Sleep convention" e vanno alla ricerca su ebay delle copie originali del vinile. E a ben vedere sono sulla cresta dell'onda dei buon gustai, di fatto"Sleep Convention" si dimostra una piccola perla da riscoprire. Conover unisce la sua passione per lo stile pop alla Beach Boys a quella per le nuove tecnologie futuristiche e futuribili. Le atmosfere del disco sono un ponte ideale tra passato ("Red Car" ) e futuro ("Shock of the new"), tra l'immaginario romanzesco del Grande West e  il clima di distensione da guerra fredda. Sogni, paure, desideri, ricordi d'infanzia sono racchiusi in dieci, deliziosi brani synth-pop . Cosa voler di più dalla vita.

Streaming


Links:
Sleep Convention
Streaming del programma radio di Dane Conover
Canale youtube "Pop Gems"