mercoledì 31 agosto 2011

Los Saicos:Miracolo a Lince


Se vi dicessi che in Perù, verso la metà degli anni sessanta, ondate oceaniche (forse non proprio oceaniche, ma è per rendere l’idea) di ragazzine e ragazzini  impazzivano per un gruppo garage-rock, non mi credereste, e a dir la verità sarei la prima a non crederci. E invece, strano ma vero, Los Saicos, sono riusciti nell’impresa, portando sotto la luce dei riflettori il lato selvaggio del rock’n’roll, all’incirca, per due annetti, dal 1964 al 1966, poi il complesso è misteriosamente sparito da riviste, giornali e televisioni. Los Saicos, definiti da alcuni  gli antesignani  peruviani del punk, sono i fra primi gruppi ad aver inciso canzoni proprie (all’epoca le band tendevano a incidere cover dei brani americani/inglesi) ed aver scritto testi in spagnolo. Artefici di questo “miracolo” peruviano sono Erwin Flores (voce,chitarra), César Castrillòn (voce,basso), Rolando Carpio (chitarra) e Pancho Guevara (voce,batteria), giovani virgulti, appena diplomati, cresciuti a pane e Beatles, Animals, Rolling Stones e non a garage americano come vogliono strane dicerie tra mito e  leggenda. 
Ufficialmente il gruppo si forma nel 1964 a Lince, Lima, ma nel 1965 salta alle luci della ribalta: riceve dalla stampa peruviana il prestigioso riconoscimento di “gruppo rivelazione”, il numero di concerti si intensifica e le apparizioni radiofoniche e televisive non si contano più. Nel 1966, all’apice del successo, con un programma sulla tv nazionale “El Show de los Saicos” e sei 45 giri di successo, il gruppo si scioglie, non per le famose e diffusissime incomprensioni artistiche tra componenti, ma per il desiderio, forse incomprensibile per noi “signori nessuno”, di  rallentare e staccare la corrente dai ritmi frenetici e pressanti del music business. I vari componenti della band ritornano alla routine quotidiana nell'ombra dell’anonimato :Castrillòn e Flores si trasferiscono negli Stati Uniti e Carpio, Guevara rimangono a Lima. Manco a dirlo, nel corso degli anni l’interesse per Los Saicos non è mai cessato, curiosità che si fa imponente negli anni zero grazie a una serie di eventi e pubblicazioni discografiche gravitanti intorno al gruppo: nel 2000 l’etichetta Electro Harmonix pubblica “Wild Teen Punk from Perù 1965”, contenente le versioni rieditate di tutte le canzoni de Los Saicos, nel 2005 muore il chitarrista della band Rolando Carpio, nel  Maggio 2006 Erwin Flores, César Castrillòn, Pancho Guevara e il figlio di Carpio (in rappresentanza del padre), convocati dal distretto municipale di Lince, partecipano alla cerimonia per la collocazione della targa commemorativa in onore della band "En este Lugar naciò el movimento punk  en el Mundo - Demoliciòn", il giorno seguente Los Saicos intonano al concerto dei Manganzoides per la prima volta dopo quaranta anni il loro anthem Demoliciòn.
                                                        
Targa commemorativa
Il 26  Marzo 2010 Flores, Castrillòn e Guevara si riuniscono a Lima, dopo 45 anni,per suonare i classici della band, Demoliciòn, Cementerio, Camisa de fuerza, Ana, El entierro de los gatos, raccolti nella compilation ”¡Demolición! The Complete Recordings”(2010, Munster Records), cd da avere per avventurarsi nel mondo de Los Saicos.Un universo sonoro, a tratti scanzonato come nelle canzoni d’amore, Ana, Te amo, Besando a otra, Intensamente, ed a tratti oscuro, avventuroso, catacombale come nelle misteriose e selvagge, Fugitivo de Alcatraz, Cementerio, Salvaje,Entierro de los gatos. Un viaggio nel tempo per (ri)scoprire il lato nascosto del rock peruviano, omaggiato qualche mese fa, a Febbraio 2011 dal regista Hèctor Chàvez con il documentario “Saicomania”.

Come on (Ven Aquì)


Trailer di "Saicomania" con la partecipazione speciale dei  garage rocker americani Black lips, grandi ammiratori de Los Saicos




Streaming di "¡Demolición! The Complete Recordings"




martedì 30 agosto 2011

Male Bonding : Semplicemente pop


                                   

“Punk vuol dire troppe cose. Noi siamo semplicemente pop”. Robin Christian

Ieri, 29 Agosto in Gran Bretagna ed oggi 30 Agosto negli Stati Uniti esce "Endless now", l'attesissimo secondo album dei Male Bonding, noise-pop band londinese venuta alla ribalta con  "Nothing Hurts".Inglesi di nascita ed americani di adozione,  incidono su Sub pop, storica indie label di Seattle, Washington.La british way of life non è per i Male Bonding, fin dagli inizi, si sono divertiti a condividere il palco con realtà extra-europee, quali Vivian Girls, storico collettivo garage al femminile, i losangelini HEALTH e i canadesi Fucked up.La stessa scelta del nome è un chiaro richiamo alla tradizione del noise americano, un riferimento, che suona quasi come un tributo, alla figura di Thurston Moore:Male Bonding è il nome della prima incarnazione  dei Sonic Youth.Sulle orme di Sonic Youth, Dinosaur Jr. i Male Bonding, John Arthur Webb (chitarra e voce), Kevin Hendrick (basso) e Robin Silas Christian (batteria) cominciano a suonare i primi live nella primavera del 2008, all'insegna, manco a farlo apposta, di un (in)sano approccio "do it yourself" e nell'Ottobre 2008, senza troppo fronzoli e minuzie, incidono il primo split con Pens e Graffiti Island sull'etichetta  personale "Paradise Vendors Inc." e trovano il tempo per partecipare  a uno split tributo ai Flipper.In men che non si dica, i tre scapestrati indie inglesi si ritrovano in tour, in giro per la Gran Bretagna e nel Luglio 2010 ottengono il contratto con la prestigiosa Sub pop.Il debutto sulla lunga distanza avviene nel Maggio 2011, esce "Nothing Hurts".
In un attimo, il mondo ti cade addosso, come se un gavettone di acqua gelida cascasse di mattino presto dalla finestra del vicino, una giornata ordinaria si trasforma in qualcosa di movimentato ed avvincente.Ecco, Nothing Hurts, fa questo strano effetto, i Male Bonding tolgono quella muffa un po' stantia, tipica di certo "indiume" snob, assestatosi su stilemi ripetitivi e alla lunga stancanti.Finalmente si può festeggiare un lieto evento, il ritorno della tanto dannata spensieratezza e leggerezza, spesso considerata scontata e banale.Cribbio, ad avercene di brani che scivolano via come pattini sul ghiaccio e riescono a caricarti a più non posso per assaporare a fior di pelle  e tutto d'un fiato la (e)brezza del brivido fiorente della giovinezza.Esplodono la fugacità e l'inarrestabile voglia di correre nudi sul prato. Year's Not Long,  All things this Way, Your Contact  sono inni noise-pop da cantare, ma che dico, urlare a squarciagola, a perdifiato, con gli occhi illuminati dal sole accecante, distesi sull'erbetta del parco e con a fianco un bicchierino di limonata fresca per assaporare il presente
Il successore di "Nothing Hurts", "Endless Now", uscito proprio in questi giorni, perde lo smalto degli esordi, l'energia e la semplicità lo- fi, si perde in spesso sbiaditi, quanto incolori ed anonime melodie hi-fi, che ricordano ritmi pop punk sentiti milioni di volte.Qualcosa comincia a far male, i bei tempi sfuggono di mano, il vento in faccia soffia impassibile sui volti.Si ha come la sensazione di non riuscire a cogliere l'attimo, di essere perennemente in ritardo ed arrivare a festa finita, a bagordi già scoppiati, quando non c'è più niente di cui gioire e rallegrarsi e per consolarsi rimane l'ultimo sorso di birra.Dov'è finita il gruppo scatenato ed esagitato del primo album? Triste ma vero, i battiti cominciano a rallentare, l'euforia dell'esordio è andata perduta, solo a tratti emerge, ma è troppo tardi, il treno dei sogni è già partito.











Streaming di "Nothing Hurts"





Streaming di "Endless Now"






lunedì 29 agosto 2011

The Undertones - The Undertones

Artista : The Undertones
Titolo : The Undertones (seconda versione, ottobre 1979)
Genere : Punk
Anno: 1979

Gli Undertones sono fra gli esponenti di punta del punk nord irlandese insieme a Stiff Little Fingers, si differenziano da quest'ultimi per l'irrefrenabile propensione a melodie pop scacciapensieri. Nati nel 1975, sono ancora in attività con una line up leggermente diversa: lo storico cantante dell band, Feargal Sharkey, contrario alla reunion (avvenuta nel 1999), è stato sostituito da Paul McLoone. Tutto cominciò, come spesso accade, grazie alla voglia divertirsi di cinque amici, Feargal Sharkey, due fratelli chitarristi John e  Damian O'Neill, Michael Bradley e Billy Doherty.Inizialmente influenzati da Beatles, Small Faces, Lindsfarne e dediti per lo più a covers, con l'avvento del punk, e soprattutto dei Sex Pistols, fonte di folgorazione per molte band di quell'epoca, il gruppo cambia registro e si dedica esclusivamente a comporre e suonare brani graffianti e concisi, venati da un immancabile tocco pop. Una dura gavetta tra locali minori, scuole, sale parrocchiali e feste scout, rafforza e fortifica il gruppo e lo rende pronto per il fatidico primo passo discografico.
Nel Marzo 1978 la band registra una cassetta demo alla Magee University di Derry e ne spedisce diverse copie a numerose case discografiche con scarsi risultati.La band non demorde e tenta la fortuna, facendo un ultimo tentativo: richiede a John Peel, dj della BBC Radio 1 di mandare in onda il disco durante il suo programma. Il vento soffia dalla parte degli Undertones ed il fato vuole che Peel venga catturato dal demo speditogli dal gruppo. La strada è ormai tutta  in discesa, nel Giugno 1978 la band registra il primo ep "Teenage Kicks" pubblicato sulla Good Vibrations, etichetta dell' amico Terry Hooley, proprietario di un negozio di dischi a Belfast. Nel Settembre 1978 il contratto con la Sire Records è la ciliegina sulla torta, gli Undertones sono pronti per il primo album. "The Undertones", registrato nel Gennaio 1979 agli Eden Studios ad Acton,Londra e prodotto da Roger Bachirian, vede la luce nella prima versione   (Maggio 1979) e nella seconda versione (Ottobre 1979) con l'aggiunta dei singoli Teenage Kicks, Get over You, Jimmy Jimmy, Here Comes The Summer.
Ne esce fuori un ottimo cocktail fresco e rinfrescante di power pop con ricorrenti sferzate punk. Fin dal primo istante le melodie pop si fissano in mente ed è facile ritrovarsi a canticchiare da soli come pazzi a lavoro o a scuola brani come Here Comes The Summer, Jump Boys, True Confessions, I Gotta Get. Qualsiasi canzone contiene un ritornello killer, siamo difronte a  sedici potenziali singoli.Accosterei, azzardando un paragone, l'infallibile feeling degli Undertones con le melodie a quello dei Beach Boys, seppur con le dovute proporzioni. Adoloscenza e  ragazze imperversano nei testi degli Undertones come in quelli dei Beach Boys, peccato che i ragazzi della spiaggia non abbiano conosciuto la potenza e l'irruenza punk. Niente di male, ci pensano gli Undertones, perfetto anello di congiunzione tra l'armonia pop e le schitarrate punk.









sabato 27 agosto 2011

The Germs -(GI)

Artista : The Germs
Titolo : (GI)
Genere : Hardcore-punk
Anno: 1979
Un fiammifero si accende, brucia e si spegne subito.I Germs, gruppo hardcore punk losangelino '77, durano il tempo di un fiamma, tre anni, dal 1977 al 1980.Pubblicano qualche singolo ed un album "Gi" (Slash,1979), prodotto da Joan Jett delle Runaways.
Il gruppo, capitanato dal cantante Darby Crash ( vero nome Paul Beahm) , è formato da Pat Smear ( George Ruthenberg) alla chitarra, Lorna Doom al basso e Belinda Carslisle alla batteria (sostituita in seguito da Donna Rhia, Cliff Hanger, Dan Bonebrake, Nicky Beat e Don Bolles). Tutti i componenti non brillano per bravura tecnica, suonano in modo scarso e  sguaiato senza prestare  particolari attenzioni all'aspetto compositivo. Anche i Ramones non andavano oltre i tre accordi, ma in loro non emergeva quell'impulso quasi bestiale e distruttivo.Dentro Carsh arde il fuoco della disperazione, dell'esasperazione e dell'autolesionismo.Le canzoni raccolte nell'unico album dei Germs, "GI", sono brevi (eccezion fatta per i dieci minuti di Shut down), selvagge, aggressive, raffigurano spaccati di rabbia vissuta, scattano nella mente fotografie del declino interiore ed esteriore del non volersi lasciare vivere, di chi nonostante si trovi nelle latrina della società da sempre, tra droga e alcol, vuole sfogare il proprio disappunto.Persone e cose cambiano, la bruttezza dell'essere non svanisce, solo la bellezza si deteriora, i sentimenti, sbiaditi si riflettono allo specchio.Contro il muro di se stessi flussi di ira nichilista si infrangono e sanguinano.
Il dolore si propaga, subentra la negazione del proprio io, come affermazione del proprio dissenso, la propria insofferenza per lo schifo circostante "letamoso" e vomitevole.In questa marea soffocante di disillusione nascono brani come We Must Bleed, rigurgito di visioni sconfortanti e sconfacevoli "The sound...the metals driving us mad...We must bleed, we must bleed, we must bleed".Il futuro è scritto, la sola arma per combattere una guerra persa in partenza, è gridare fino allo sfinimento, scaraventarsi follemente su un un palco, dimenarsi e suonare come una mantra di esecuzione, il basso della Doom spara le sue cartucce senza esclusione di colpi e la batteria nevrotica di Don Bolles all'impazzata picchia sui piatti.La confusione sonora si unisce a quella visiva, il pubblico è solito lanciare sul palco gli  oggetti più vari.Ogni brano è un proiettile di dissenso nichilista lanciato in aria e destinato a colpire nel profondo il bigottismo ipocrita.Il punto nevralgico è il  crepuscolarismo devoluzionista di Manimal, "Evolution is a process, too slow to save my soul", che si snoda tra schizzi  impressionisti di storie malate e disarmanti (What we do is secret,  Land Of Treason, Lets Pretend, Strange Notes, The Slave).Domande senza risposte che sfociano nella perdita più cieca e bieca di qualsiasi lucidità razionale( Shut Down).Dopo "GI" i Germs si sciolgono e Crash si suicida a 22 anni con l'ultima dose, letale, di eroina il 7 dicembre 1980.Crash diventa negli anni a venire un mito generazionale per tutti i giovani che lottano contro se stessi.


mercoledì 24 agosto 2011

Sods - Under En Sort Sol

Artista : Sods
Titolo : Under En Sort Sol
Genere :Post-punk
Anno : 1980
Tracklist:
1.Repeature
2.Ice-Age for a While
3.Walking on Red
4.Conflict
5.Roller Ball
6.Marble Station
7.Misguided
8.Evening Song





Dopo il post sulla "Neue Deutsche Welle" continua il percorso nella scena europea post-punk / new wave. È il turno dei Sods (poi Sort Sol), una delle più importanti e longeve realtà post-punk danesi.
I Sods si formano nel 1977 a Copenhagen. La line-up originale prevede Steen Jørgensen alla voce, Peter Schneidermann (meglio conosciuto come Peter Peter) alla chitarra, Knud Odde al basso e Tomas Ortved alla batteria.Gli inizi sono nel segno del punk, dimostrazione ne è l'album di debutto "Minutes to Go", uscito nel febbraio 1979, considerato uno dei primi album punk danesi.Ma ben presto, nel giro di un anno i Sods abbandonano le origini punk per approdare verso lidi post-punk, anche se, le riviste danesi, imperterrite, continuano ad etichettarli come punk senza un motivo ben preciso."Under En Sort Sol", secondo album, rilasciato nel 1980, è il disco della svolta, l'addio alla semplicità, alla violenza sonora, emergono la voglia di sperimentare, il rifiuto della banalità, della superficialità, alla ricerca della profondità nascosta in piena vista."Repeature", il brano di apertura è il salto incosciente nel buio, nella speranza vana di incontrare la luce, "Ice Age for A While", come da titolo, saluta la discesa negli inferi plumbei della glaciazione, ma solo per un po'."Walking on red" riscalda i nostri corpi raffredoliti, ci fa muovere con i suoi ritmi ossessivi, quasi instancabili e si fa alba e la chitarra non smette di suonare. "Conflict", che ricorda tanto i primi Simple minds, è un uragano travolgente ed avvolgente, che porta via tutto, anche l'ultima speranza."Roller ball", il soffio del vento si fa forte, è impossibile rimanere fermi, rotolati, trasportati da ritmi singhiozzanti, angoscianti.Fatica per fatica, non può piovere per sempre, dagli scenari foschi e dalle atmosfere nebbiose, in cima alla montagna, sul pendio della cascata, compare l'arcobaleno, mille colori per raggiungere la bellezza di "Marble Station", a tutti gli effetti un brano ai livelli dei migliori anthem post-punk britannici.E dopo questo raro bagliore di splendore con "Disguided", "Evening Song"  ritorniamo a galleggiare nelle tenebre, esplorando la foresta impervia di sentimenti contrastanti ed aspettando in silenzio il sole nero.I Sods nel tardo 1980 cambiano nome in Sort Sol (tradotto significa giustappunto sole  nero).Il nuovo nome sottolinea ulteriormente il cambio di sonorità, che ha accompagnato il gruppo fino ai giorni nostri, tra storiche collaborazioni, come quella di Lydia Lunch in "Dagger & Guitar" e cambi di line-up, nel 1995 e poi nel 2001, due membri storici lasciano il gruppo, il chitarrista Peter Peter e il bassista Knud Odde.



Ice-age for a while





Links:
 Under en sort sol

lunedì 22 agosto 2011

Morgen - Morgen

Artista : Morgen
Titolo : Morgen
Genere :Rock psichedelico, Garage rock
Anno :1969
Tracklist:
1.Welcome to the Void
2.Of Dreams
3.Beggin' Your Pardon
4.Eternity in between
5.Purple
6.She's the Ninetime
7.Love


"Morgen", uscito su Probe Records (sussidiaria della Abc Records), è il primo album omonimo dei Morgen, band di Long Island, New York, composta da Steve Morgen (voce, chitarra), Barry Stock (chitarra ritmica), Rennie Genosa (basso), Bob Maiman (batteria).Anche se a dir la verità, dietro  musica e testi si nasconde unicamente il one-man band Steve Morgen.La copertina, raffigurante una ristampa de "L'urlo" di Munch, infittisce il mistero.Stimola la fantasia e accresce la voglia di scoprire cosa si nasconde dietro il retro di copertina.L'enigma assale la curiosità di qualsiasi divoratore di musica.L'ascolto è dettato dal desiderio insano di scoprire  il significato di quell'urlo nell'oscurità, è forse un grido per nascondere paure recondite, insidie immarcescibili o è semplicemente un' espressione di stupore e meraviglia per un evento inaspettato.Decisamente la seconda, direi quasi "un disco da urlo".Se non gridate e rimanete fermi sul divano a esercitarvi per le olimpiadi dei couch potatos qualcosa non va.Il vortice del rock'n'roll, una miscela sublime di garage malato e psichedelia lussuriosa seduce e conquista senza esclusione di colpi.La voce di Steve Morgen criptica e seducente ammalia ed incanta, i lampi di chitarra fulminano l'ultimo barlume di ragione e la sanguinea ritmica di batteria ipnotizza i sensi.L'opening track "Welcome to the void" suona come un vano avvertimento, con tono beffardo e irrisorio sembra quasi volerci dire, lasciate ogni speranza voi che entrate, benvenuti nella selva della perdizione più meschina.Tra fiori giganti, cervi volanti, ci ritroviamo nel  paese delle meraviglie a festeggiare il nostro non-compleanno insieme ad Alice ed il mago di Oz, a bere il tè (chissà cosa ci sarà dentro) confezionato dal gentilissimo, ma super folle Cappellaio matto.L'amore sboccia per ogni creatura, figlia della natura, alla faccia della frenesia della giungla urbana.Una piccola caduta all'indietro sul prato ed avviene il triste risveglio, l'estasi psichedelica era solo un sogno, dannazione, quasi quasi ci credevo.Troppo bello per essere vero, un po' come il disco dei Morgen.


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domenica 21 agosto 2011

Neue Deutsche Welle

Non so voi, ma io mi son sempre chiesta cosa significasse concretamente la definizione "Neue Deutsche Welle". L' occasione mi sembra propizia per fare una volta per tutte chiarezza. Neue Deutsche Welle (letteralmente in italiano "la nuova onda tedesca") è la denominazione usata per descrivere la musica New wave / Post-punk di lingua tedesca. Il termine è stato menzionato  inizialmente, nel 1977, sulla Fanzine di  Jürgen  Kramer (allievo dell'artista Joseph Beuys) e successivamente, nel 1979 appare in un annuncio  del discografico Burkhardt Seiler (conosciuto come "Der Zensor")  sulla rivista musicale amburghese "Sounds". I vari gruppi appartenenti alla scena della Ndw non sono associabili ad un suono particolare, ma piuttosto condividono una certa estetica e testi semplicistici, stravaganti, bizzarri e ironici come "Hura Hura die Schule brennt" / "evviva, la scuola brucia" degli Extrabreit o "Der Räuber un der Prinz" /" Il ladro e il principe dei Deutsch Amerikanische Freundschaft. Musicalmente la Neue Deutsche Welle trova le sue radici  nel punk, per poi caratterizzarsi per lo stile elettronico, post-punk ed abbracciare la prima  EBM (electronic body music). Il successo commerciale comincia verso i primi anni ottanta, agli inizi del 1982 con il nascere di nuove band. Dalla metà degli eighties il concetto di NDW si snaturalizza, legandosi all'ondata di gruppi pop, ormai lontani dalle influenze underground delle origini. Nella scena vengono poi inclusi anche  gruppi svizzeri e austriaci e una manciata di band riescono ad avere successo in America.L'esempio più famoso è Nena, il suo brano 99 Luftballons (versione inglese 99 Redballoons) è celebre in tutto il mondo, ma non certo per meriti artistici particolari. A mio pare il nocciolo duro e forse sconosciuto della NDW è da ricercare nei primissimi anni ottanta. A d'uopo ho creato una playlist con il meglio e il peggio della NDW, spero sia di vostro gradimento.



Ecco a voi la playlist con il meglio e il peggio della Neue Deutsche Welle :




venerdì 19 agosto 2011

Texas Is The Reason- Do you know who you are ?

Artista : Texas Is The Reason
Titolo : Do you know who you are ?
Genere : Emo, Indie-rock
Anno: 1996
Tracklist:
1.Johnny on the spot
2.The magic bullet theory
3.Nickel Wound
4.There's no way I can talk to myself out of this tonite (The drinking song)
5.Something to forget
6. Do you know who you are?
7.Back and to the left
8.The Day's refrain
9.Jack with one eye

New York, 1994, Norman Arenas (direttore di fanzine, scrittore freelance e ex-chitarrista degli Shelter) e l'amico batterista Chris Daly ( ex-componente dei 108), folgorati sulla via di "Diary" (primo album capolavoro dei Sunny day real estate) decidono di lasciarsi alle spalle l'estetica e il sound hardcore ed i riferimenti religiosi (Hare Krishna) per formare un progetto indie-rock oriented con Scott Winegard (ex-bassista dei Fountainhead) e Garrett Klahn (cantante, chitarrista).Nasce così una delle band di punta della seconda ondata emo : i Texas Is The Reason. 
Il nome è preso in prestito da una frase di "Bullet" dei Misfits, il passato punk non si scorda facilmente. Nel 1995 su Revelation Records esce il primo ep omonimo, composto da tre brani.Solo un breve assaggio e scatta subito  la scintilla della passione, una piccola goccia nelle profonde acque dell' Underground riesce a provocare una violenta marea di emozioni.Rivoluziona la vita di tanti kids, ecco forse la vita proprio no, ma l'adolescenza sicuramente.Il 30 Aprile 1996 è la volta del primo album, sempre su Revelation Records, "Do you know who you are", titolo citazionista, ispirato alle  fatidiche ultime parole di John Lennon.La grande conferma e l'entrata nell'olimpo dell'emocore.Successo di pubblico e critica per un gruppo che ha saputo catturare l'attimo fuggente.Non il primo e nemmeno l'ultimo gruppo  a cimentarsi con piacevoli melodie pop/rock, ne sanno qualcosa l'ondata di band " pseudo-emo-soffro-guardatemi mentre piango", ma , signori e signore, che classe.Incantevole l'alchimia  tra la voce nasale di Klahn sofferente, toccante, la batteria mid-tempo e le chitarre morbidi come il tocco sottile di  un pennello su una tela ad olio. Frammenti di vita immortalati in qualche minuto di musica, gli accorati pensieri, i piccoli segreti di un diario andato perduto ritornano alla mente, ascoltare "Do you know who you are ?" è un po' come ritrovare un vecchio amico e passare il pomeriggio a ricordare i momenti indimenticabili trascorsi insieme. I dissapori e i sorrisi, i dolori e le sorprese inaspettate.Un disco che suona come un invito a riscoprire se stessi e a prendersi un attimo di pausa per assaporare le piccole gioie quotidiane, belle e fugaci come la storia dei Texas is the Reason.Eh sì, l'incantesimo si spezza, sembrava una favola destinata a non finire mai, ed invece dopo lo splendido disco di debutto la magia si interrompe, la tensione crescente tra i vari componenti, nonché i continui "corteggiamenti" da parte di numerose majors discografiche portano allo scioglimento del gruppo nel 1997. Le strade si dividono, Chris Daly forma i Jetzs to Brazil e Norman Arenas e Scott Winegard accompagnano Jonah Matranga(mente del progetto New End Original), Garrett entra nei New Rising Songs.Il seme dei Texas Is Reason si sparge, non rimane che continuare ad apprezzare il bel tempo che fu, godere di piccole perle inestimabili come la strumentale title track "Do you know who you are" o le sferzanti e sempre incalzanti "The Magic bullet theory" , "Something to forget", Johnny on the spot", "The Day's refrain".E al diavolo i gruppi da quattro soldi con un ciuffettino di capelli sugli occhi.


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mercoledì 17 agosto 2011

Rare Trax Vol. 73 - Gentle Waves Of Sound. Shoegaze & Dreampop


In occasione del Rinascimento dello Shoegaze e Dream Pop  la rivista Rolling Stone (edizione tedesca, quella italiana preferisce riempire le pagine di pubblicità) ricapitola per Rare Trax di Agosto la genesi di questo genere musicale.


Traduzione dell'introduzione alla compilation presente a pagina 19 di Rollingstone Deutschland:
Shoegazer è un parola pazzesca.Ti ritrovi davanti ragazzi dall'aspetto magrolino e ragazze palliduccie, saltano subito all'occhio: dietro le quinte mantengono fermi gli strumenti  e timidi fissano le scarpe.Quasi non si direbbe che la loro musica è così edificante e trascendente come una preghiera al caro Dio del suono.Alla metà degli anni ottanta bands come My Bloody Valentine e Slowdive danno vita al genere, il via a un tipo di musica nel quale includono sia  lo sconvolgente frastuono, nella sua varietà di timbri, sia entusiasmanti, graziose melodie.Il Dream pop, legato alla tradizione, può essere considerato il fratello maggiore dello Shoegaze. Il fervore per la canzone e il suono è comune in entrambi.
1.Galaxie 500 è un'autovettura della Ford della metà degli anni sessanta, costruita a Chicago.Un amico di Dean Wareham, Damon Krubowski e Naomi Yang guidava una macchina di questo tipo, quando nel 1987 a Harvard il trio è nato."Blue Thunder" è estratta dal secondo album "On Fire", pubblicato nel 1989.La malinconia dell'Indie-Pop e l'eco del Rock psichedelico e dei Velvet Underground ci proiettano verso una canzone altamente enfatica.
2.Dovrebbe essere indifferente dirlo:i newyorkesi Pains of being pure at heart si sono formati nel 2007, e non vent'anni prima.Ma chi ama davvero lo shoegaze britannico degli anni ottanta, arriva  d'obbligo al quartetto.Ogni canzone del disco  di debutto (2009) è un rifiuto chiaro e forte  a diventare adulti.In special modo "Stay alive" suona così fresca e innocente come i bambini che giocano sotto la pioggia estiva.
3."Strawberries", brano degli Asobi Seksu ( anch'essi di New York), mostra solo nel remix del musicista elettronico tedesco Ulrich Schnauss tutta la sua bellezza priva di gravità: Tutto sembra dirigersi verso il cielo, c'è un fruscio ed un rumore e la voce di Yuki Chikudate ha qualcosa di angelico.Nel album di remix "Missing Deadlines" si trovano altri momenti simili.
4.Questo brano non si può ascoltare a basso volume!Questo vigore, questo sbocciare nell'inferno del suono..."Just out of reach" degli A place to bury strangers  non è  inferiore in niente alla versione originale dei Jesus and  Mary Chain.Il cantante e chitarrista Oliver Ackermann, la mente della band statunitense, è il proprietario di un azienda di effetti per pedali.Si sente.
5.Molto esotico, molto raffinato, molto femminino- il trio School of seven bells è composto dalle due gemelle Alejandra e Claudia Deheza e da Benjamin Curtis, ex- chitarrista dei Secret Machines. Lamundernodsiguise" dall'album "Alpinisms" suona come una qualsiasi supplica senza risposta.
6.Qui abbiamo uno degli esempi più belli della scuola Dream pop newyorkese: "Goddess on a Hihway" dei Mercury Rev. Nel loro album, icona di stile, "Deserter's songs" le influenze americane si combinano con mondi sonori fiabeschi e testi ambigui, enigmatici. "I got us on a highway, I got us in a car" diventa onomatopeicamente "she's a goddess on a highway,a goddess in a car..."
7.  I primi dischi dei Pastels, usciti  dal 1982 in poi, sono stati pubblicati su etichette come la Whaam, la Creation, la Rough Trade .Più tardi la band guidata da Stephen McRobbie ritorna alla ribalta con la compilation di NME, chiamata C86. "Rough Riders"  pubblicata sull'album "Illumination"(1997) richiama così tanto il suono indie-pop inglese che si desidera subito indossare un piumino.
8. Per Brian Eno i Ladytron rappresentano il meglio del musica inglese pop, in particolare, hanno capito grandiosamente ciò che sta accadendo intorno a loro."Destroy everything you touch" è la loro migliore canzone dal loro album migliore ad oggi, "Witching hour".
9.In "Never came close" non è presente solo il gene dei My Bloody Valentine, ma anche una buona parte dei Joy Division :raramente lo Shoegaze suona così scuro e malinconico.Per di più il duo dei Belong arriva da New Orleans, metropoli jazz. La volontà di esondare oltre paesaggi sonori erratici si trova anche in altri gruppi dell'etichetta Kranky.
10.Per concludere un gioiello fragile e poetico: il meta-shoegaze dall' Islanda dei Mùm (con Machine Gun in origine degli Slowdive), che qui sussurrano  in un modo così indescrivibilmente fragile e innocente che si desidera sospirare gioiosi ad alta voce.La canzone è pubblicata sul disco tributo agli Slowdive "Blue Skied And Clear" su etichetta Morr.     


Qui l'articolo originale


Playlist :

1. Galaxie 500 – Blue Thunder
2. The Pains of Being Pure at Heart – Stay Alive
3. Asobi Seksu – Strawberries
4. A Place to Bury Strangers – Just Out of Reach
5. School of Seven Bells – Lamundernodsiguise
6. Mercury Rev – Goddess on a Hiway
7. The Pastels – Rough Riders
8. Ladytron – Destroy Everything You Touch
9. Belong – Never Came Close
10. Múm – Machine Gun





Streaming



ps. il brano Rough Riders non è presente su Youtube, non l'ho quindi potuto includere nello streaming

martedì 16 agosto 2011

Sono solo canzonette pt.4 : Alice in Chains - Rooster


Dopo nemmeno una settimana ho voglia di continuare questo percorso tra note e parole, resto in ambito grunge, termine generico, usato per accomunare le band della scena rock di Seattle. Qualche giorno fa mi sono soffermata ad analizzare "Frances Farmer will have her revenge on Seattle" dei Nirvana, forse la band più famosa e osannata del movimento.Nel calderone grunge, ma musicalmente agli antipodi dei sopracitati Nirvana e di altri gruppi, c'erano anche gli Alice in Chains, scevri di influenze punk, più vicini al mondo hard-rock, pubblicano tre album in studio, "Facelift", "Dirt", "Alice in Chains", particolarmente fortunato è l'album "Dirt, da cui  estraggono ben cinque singoli,"Rooster" è uno di questi. Il brano, scritto dal chitarrista del gruppo, Jerry Cantrell per il padre combattente, è un ritratto a tinte fosche della crudele violenza fisica e mentale vissuta dai soldati in guerra. Il padre di Jerry Cantrell serve l'esercito statunitense durante la Guerra in Vietnam, l'arruolamento,  allontana il padre dal figlio nel momento più importante, l'infanzia. La lontananza causa  attriti e conflitti nel rapporto  tra padre e figlio, pian piano risanati.La riconciliazione porta a questo splendido brano, atto di amore di un figlio verso il proprio padre, lo stesso Jerry Cantrell dichiara sul booklet di Music Bank (1999) "Fu l'inizio del risanamento tra me e mio padre, dopo i danni che la guerra del Vietnam aveva causato. Questa era la mia percezione della sua esperienza lì. La prima volta che lo avevo sentito parlare al riguardo di ciò, fu quando realizzammo il video ed ebbe un'intervista di 45 minuti con Mark Pellington ed ero affascinato da questo atto. Era totalmente forte, totalmente calmo, accettò e si divertì nel farlo. Lo ha anche portato a piangere. Fu magnifico. Disse che fu una strana esperienza, una triste esperienza e disse che sperava che nessun altro la vivesse." Rooster (in italiano "gallo") è il soprannome dato dai compagni commilitoni a Cantrell Senior.Cantrell Junior ne spiega il significato nel ritornello della canzone "Here's they come to snuff the rooster[...] you know he ain't gonna die" / "Arrivano a far fuori il gallo [...]lo sai che non morirà".Il padre di Cantrell si muove come un gallo, con sicurezza, tutti sanno che non potrà mai succedergli niente."Rooster" non è quindi il tipico brano contro la guerra, non è una canzone di protesta o denuncia, o meglio lo è implicitamente, inconsciamente, è prima di tutto un racconto di memorie raccontate e tramandate di padre in figlio.Il ricordo delle barbarie di guerra scorre vivo nelle parole del padre, il figlio ne evita l'oblio, trasportando in musica l'esperienza estrema e dolorosa della guerra. Cantrell Jr. è abile nel descrivere gli attimi, i minuti, le ore, i giorni, i mesi di disperazione e continua incertezza, le difficoltà sanitarie (le pillole contro la malaria) "Got my pills ’gainst mosquito death "/ "Ho preso le pillole contro la malaria", le insidie ambientali ( il caldo e l'umido di una zona tropicale come il Vietnam) "Eyes burn with stinging sweat" / "Gli occhi bruciano di sudore pungente".Sembra di vedere le lacrime di sofferenza sul volto, la facce stremate, sfinite e di sentire i colpi di fucile assordanti, l'imminente grido di aiuto "Ain't found a way to kill me yet" / "Ancora non ho trovato un modo per uccidermi".La lontananza da casa si fa sentire, mancano gli affetti più cari ( moglie e figli), cresce il senso di confusione e sbandamento "Seems every path leads me to nowhere" /"Sembra che ogni strada mi porti al niente" e dilaga il rimorso per aver fatto la scelta sbagliata "Army was no safe bet" / "la divisa dell'esercito non è stata una scommessa sicura".Se non bastasse, anche il ritorno in patria si dimostra fallimentare, i combattenti della Guerra in Vietnam non vengono accolti come eroi, ma come macchine da guerra camminanti "Walkin' tall machine gun man", una buona parte dell'opinione pubblica dell'epoca non vedeva di buon occhio il conflitto armato in Vietnam. Nel 1993 l'humus del brano è stato riprodotto nel  commovente video di Mark Pellington contenente fotogrammi di guerra e scene con lo stesso Cantrell senior, girate in bianco e nero nella grande proprietà in Atoka, Oklahoma dello zio di Jerry Cantrell.


sabato 6 agosto 2011

Sono solo canzonette pt. 3 : Frances Farmer Will Have Her Revenge On Seattle


Dopo una breve pausa riprende la rubrica "Sono solo canzonette". Al terzo appuntamento, dopo The Jesus and Mary Chain, Jaguars, è arrivato il turno dei Nirvana. E come forse avrete già capito dalla foto, parlerò di "Frances Farmer will have her revenge on Seattle", brano contenuto"In Utero" (1993), terzo ed ultimo album della band.Se ce ne fosse bisogno, il testo di questa canzone confuta le solite stupide idee  per cui il testo di un brano di musica leggera o meglio extracolta debba essere per forza vacuo e banale  e non riesca in alcun modo ad offrire spunti di riflessione o motivi di discussione. La musica può essere poesia e denuncia."Frances Farmer will have her revenge on Seattle" è un' arguta critica all'invadenza e sciacallaggio mediatico.Frances Farmer, attrice statunitense degli anni '30 e '40, originaria di Seattle, si distingue in giovane età, appena sedicenne, per il suo talento letterario, vince un concorso di scrittura con un saggio d'ispirazione atea "Dio muore".Il premio consiste in un viaggio nell'Unione sovietica. A nulla valgono le desistenze della madre, l'occasione per la Farmer è propizia, la giovane frequenta l'avanguardistico Teatro d'arte di Mosca, frutto di nuove esperienze. Ritornata  negli Stati Uniti, interpreta con successo di pubblico e critica numerose pellicole ad Hollywood e pieces teatrali ad Broadway. La carriera professionale procede magnificamente, mentre la vita privata va a rotoli: il matrimonio fallito con Leif Erickson, le tormentate relazioni sentimentali, la pressione opprimente esercitata dai mass media, spingono la Farmer all'alcolismo e all'abuso di sostanze stupefacenti (anfetamine). Francis Farmer, anti-conformista, attivista  politica di sinistra, è vittima del conservatorismo liberticida e bigotto del partito repubblicano, partito di maggioranza nello stato di Washington. Ormai debole e fragile, sola, abbandonata da una madre arcigna nemica, carnefice della figlia, la Farmer è destinata a un inesorabile declino, i continui guai giudiziari e i numerosi ricoveri in cliniche psichiatriche. Nel 1950 esce dal manicomio, su richiesta dei genitori anziani, si risposa due volte e nel 1958 prova a rilanciare la sua carriera, ma ormai il destino professionale è segnato per sempre dalla cattiva nomea costruita ad arte dai media.Kurt Cobain, colpito da questa tragedia moderna, si identifica nella storia della Farmer, per sua stessa ammissione il brano è una dedica alla sua martire preferita: "La storia di Frances Farmer e’ cosi triste, può succedere a chiunque ed e’ accaduta in un periodo vicino a noi, quindi c’e’ un piccolo riferimento personale ma principalmente racconta alla gente la storia di Frances Farmer”. Cobain nel brano sembra voler invocare lo spirito dell'attrice e si augura che la Farmer possa ritornare per vendicarsi delle ingiustizie subite "She'll come back as fire, to burn all the liars and leace a blanket of ash on the ground"/“Ritornerà circondata da fiamme per bruciare tutti i bugiardi e lasciare un manto di cenere sul terreno”.

L'amarezza si trasforma in rabbia e senso di rivalsa. Un tributo a una grande attrice e una speranza per tante piccole Frances Farmer sparse per il mondo.






giovedì 4 agosto 2011

Blue Cheer - Vincebus Eruptum

Artista : Blue Cheer
Titolo : Vincebus Eruptum
Genere : Acid Rock, Heavy Psych, Hard Rock, Classic Rock
Anno : 1968


Tracklist:
1.Summertimes Blues
2.Rock me Baby
3.Doctor Please
4.Out of Focus
5.Parchment Farm
6.Second Time Around

I Blue Cheer, antesignani di certo Hard Rock / Heavy Metal, nascono  nel 1966 a San Francisco, California, Stati Uniti. La line- up originale vede Dickie Peterson alla voce e basso, Leigh Stephens alla chitarra e Paul Whaley alla batteria, in seguito numerosi cambi caratterizzano la formazione fino al definitivo scioglimento nel 2009 causa morte di Dickie Peterson, unico membro costante del monicker.La carriera dei Blue Cheer inizia con il botto, in men che non si dica  la band, provvista di un'invidiabile carica esplosiva, infiamma gli animi, manda in visibilio il pubblico prima con "Summertimes Blues" (cover del classico di Eddie Cochran) e poi con l'album di debutto "Vincebus Eruptum" (1968).Buon sangue non mente, Gut, il manager della band è un selvaggio biker, ex componente degli Hell's Angels.Attenzione anche al nome, in "nomen omen", Blue Cheer nel linguaggio urbano indica infatti la striscia di LSD e la componente psichedelica nelle sonorità del gruppo è senza ombra di dubbio molto forte.Animo psichedelico impreziosito dalla rudezza rock. Un connubio nuovo, verso la fine degli anni sessanta mai nessun gruppo aveva spinto l'acceleratore come i Blue Cheeer,  suonando così forte, potente.Peterson & co sfacciatamente rompono gli schemi, oltrepassano ogni dannato limite.Mettono in piedi un muro sonoro, sporco rozzo, bastardo, ruggente, ossessivo, ipnotico, psichedelico.Un vortice fabulatorio e al tempo stesso conturbante. Scariche elettriche colpiscono i sensi per troppo tempo anestetizzati da malvagie melodie pop.Un risveglio dall'oltretomba della noia per essere più vivi di prima.L'udito, disturbato piacevolmente dalla violenza chitarristica e dalla crudezza sanguinante degli amplificatori Marshall, è andato per sempre.Se volete disturbare i vicini, questo è il disco che fa per voi.Cosa aspettate? Andate subito a comprarlo e sparate lo stereo a tutto volume.


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mercoledì 3 agosto 2011

Unknown Pleasures: le nuove realtà post-punk

Oggi sembrava una giornata tranquilla, poi per caso e per diletto, mi sono tuffata a pieno in una nuova avventura: un nuovo blog, "Unknown Pleasures" collegato alla pagina facebook Post Punk e dedicato a gruppi post-punk emergenti.Una bella iniziativa che spero possa crescere e prendere piede il più possibile. La prima segnalazione arrivata e primo post sono i Silence Kit.


I Silence Kit, inizialmente nati, nel 2002, come progetto solista del cantante/chitarrista Patrick McCay, sono una band post-punk di Philadelphia con influenze post punk, shoegaze, neo-psychedelia, avant-garde e indie rock.Hanno pubblicato tre album su Break Even Records e Azteca Record : "In Regulated Measure" (2006), "A Strange Labor"(2008), "Dislocations" (2010).La line-up attuale prevede Patrick McCay alla voce e chitarra, Don Ocava al basso, Jay Dyer alla batteria, James Cuartero alle tastiere e Christopher Gill alla chitarra.Hanno ricevuto recensioni positive e sono spesso paragonati a band come Cure, Joy Division, Nick Cave & the Bad Seeds e  Psychedelic Furs.Recentemente hanno rilasciato due nuovi ep gratutiti, "In parts" e "The Stairs",scaricabili in free download dalla loro pagina su Bandcamp.


Continua  qui

martedì 2 agosto 2011

Echo & The Bunnymen - Crocodiles



Artista: Echo & The Bunnymen
Titolo : Crocodiles
Anno :1980
Genere:Post-punk


Tracklist:
1.Going up
2.Stars are Stars
3.Pride
4.Monkeys
5.Crocodiles
6.Rescue
7.Villers Terrace
8.Pictures on my Wall
9.All that Jazz
10.Happy Deathmen


Forse, ma anche senza forse gli Echo & the Bunnymen sono una delle band più importanti di Liverpool, non sono i Beatles (il più famoso e più significativo gruppo pop britannico), ma possono vantare una carriera ad alti livelli. Conosciuti dal pubblico generalista per "The Killing Moon", brano incluso nella colonna sonora di "Donnie Darko", gli Echo & the Bunnymen non sono un gruppo meteora, in gergo una one hit wonder band, ma semmai il contrario, una di quelle band fondamentali nel panorama new wave inglese, che ha lasciato un segno indelebile nei meravigliosi anni ottanta con splendidi dischi pop velati di malinconia e disincanto. Il nucleo iniziale, Ian McCulloch alla voce e Will Sergeant alla chitarra, si forma nell'estate del 1978.Si aggiunge poi al basso Les Pattinson.Senza batterista, ma dotati di una drum machine chiamata "Echo" (da qui il nome "Echo & the bunnymen), debuttano live all' Eric's  di  Liverpool.Nel Marzo 1979 rilasciano sulla Zoo record il primo singolo "Pictures on my Wall / "Read it in Books".Il successo e l'innegabile valore del singolo, nonché i numerosi riscontri live, portano il gruppo ad ottenere un contratto per la Korova, sussidiaria della major WEA.Prima di recarsi in studio Peter de Freitas, batterista in carne ed ossa, si sostituisce alla drum machine.
L'esordio, "Crocodiles" esce il 18 Luglio nel Regno Unito e il 17 Dicembre negli Stati Uniti. Il disco è stato registrato per metà a Londra negli Eden Studios e per metà in Galles ai Rockfield Studios sotto la supervisione di Bill Drummond, manager del gruppo, David Balfe, partner di affari di Drummond e tastierista dei Teardrop Explodes (altra band di Liverpool), Ian Broudie (ex-componente dei Big in Japan).E se è vero che l'occhio vuole la sua parte, la copertina realizzata dal fotografo Brian Griffin nei boschi vicino a Rickmansworth nella contea di Hertfordshire ci catapulta subito nell'immaginario dark del disco.Per inciso uno tra i migliori album della new wave inglese, ha quel tocco speciale, difficilmente ripetibile.A far da padrona è la voce sontuosa ed intensa di McCulloch, accompagnata dalla creatività con le sei corde di Sergeant, ispirato dalla psichedelia e dalle innovazioni chittarristiche dei Television.In questa magica corrispondenza di amorosi sensi siamo presi per mano, trascinati in un mondo incantato di elfi e fate, abbandonati nell'oscurità dietro folti cespugli, consolati da piacevoli melodie autunnali, la tristezza delle foglie caduche sparse sull'erba, la felicità di una nuova primavera.La luce del sole all'alba illumina il buio della luna, la cupezza interiore dei testi è spodestata dalla dolcezza irradiata dal sodalizio armonico tra basso e chitarra.Un piacere per le orecchie e la gioia è così grande che arrivati all'ultima canzone viene spontaneo premere di nuovo "play" e continuare il viaggio all'infinito.


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